E’ un periodo in cui ho i coglioni che sversano a raffica, coglioni che ho coltivato e coltivo pervicacemente da anni, una ventina, più o meno. Iniziarono a crescermi quando ero una giovane mamma con due bambini, di quattro anni uno e nemmeno un anno l’altra. Col tempo mi sono fatta la convinzione che sia anche utile essere coglionomunita, che serva e in qualche modo preservi. Il mio essere coglionomunita mi fa stare sempre sulla difensiva, fa sì che io non mi aspetti mai nulla più di ciò che riesco a guadagnarmi, sia in termini materiali che, in qualche modo, anche in termini affettivo-emotivi. Insomma nel corso degli anni sono diventata una di quelle che il mio storico amore I. definiva “donne col pistolino”. Non ho mai capito se la cosa avesse una connotazione totalmente negativa o anche un che di ammirato ma tant’è, questo oggi sono. Però ci sono giorni, sere soprattutto, in cui mi trovo faccia a faccia con me stessa e con quella che è la mia vita oggi, e non posso fare a meno di detestarmi.
Perchè il mio essere sempre salda, propositiva, risolutiva, alla fine dei conti dove mi ha portato? A fare parte della nutrita schiera dei coglionazzi, quelli che tutti usano e che quando hanno un bisogno anche piccolo chissenefrega, tanto se la cavano sempre. Quelli che tengono fede ai loro impegni sempre. Quelli sempre corretti, educati, affidabili.
E basta mò, mi sono detta, seduta al tavolo della mia cucina. Adesso basta! E’ ora di finirla, è ora di ribellarsi, di pensare più a me e meno agli altri, dai figli in poi. E’ ora di smetterla di vestire i panni della donna in corriera, della perfettina, della maestrina dalla penna rossa, della figlia sempre presente e che risolve la qualunque, della lavoratrice instancabile e multitasking. Aria! Aria! Ho scartocciato il pollo freddo che stavo per preparmi religiosamente con pomodorini, scaglie di grana, insalatina e aceto balsamico. L’ ho azzannato direttamente dal tupperware, gomiti sul tavolo, scolandomi cocacola. Ho preso un cestino di fragole e mi sono mangiata pure quelle una a una a sgrugnate. Ho preso gli avanzi della cena e li ho buttati NEL BIDONE DEL SECCO, alla faccia della differenziata spinta. Sono andata a buttarmi sul divano divorandomi l’ennesima puntata di Grey’s Anathomy e tirando pure un rutto.
Per una mezz’ora mi sono sentita meglio, poi però tutto è tornato come prima e doveri, impegni, ansie sono tornati a mordermi i calcagni.
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Io non lo so. Non so perchè ogni volta che vado nella casa al mare, io poi per forza debba tornare qui. Per vedere il mare mi basta aprire la finestra. Per vedere questo paesaggio mi faccio una decina di chilometri in direzione traghetti per Venezia per poi svoltare nella campagna disseminata di campi e serre, poi si passa un vecchio ponte di pietra, e poi un lungo stradone per arrivare a questa frazione. Non c’è altro che un attracco del vaporetto, una locanda, un bar e un piccolo porto turistico.