Un’altra boa

945179_682120015152099_124642304_nHo imparato tardi ad amare il mare, fino a qualche anno fa lo trovavo opprimente per il caldo e triste d’inverno. Poi non so cosa sia successo ma fatto sta che il mare è l’unico posto dove mi rigenero per davvero, e ieri pomeriggio davanti a una montagna di carte, documenti, bollette, cose da sistemare, ho pensato alla mia vita come uno scafo in una gara di vela. Ogni fine anno è una boa da superare; non so mai se il vento mi sarà favorevole ma il timone e la vela saranno sempre e solo nelle mie mani, perché un’altra cosa che ho imparato in questi ultimi aspri anni, è che agli altri, alla fine dei conti, dell’altra gente non glie ne frega niente. Ho imparato così a tenermi tutto ben saldo nelle mie, di mani, a contare sulle mie braccia e basta, a dare retta al mio istinto e basta.
Sono cosciente che nessuno basta a sé stesso, ma so che sugli altri non devo riporre chissà quali speranze o aspettative. La mia non è una vita di solitudine, come potrebbe sembrare da queste righe; ho molto conoscenti e parecchi amici, due dei quali veramente insostituibili e sempre presenti, ma dato che la vita presenta spesso il conto anche a loro, non me la sento di tediarli anche soltanto col racconto delle mie difficoltà. Continuo la navigazione a vista, ho cura delle provviste e delle scorte d’acqua, ho cura di me e come sempre, più di sempre, osservo la gente intorno. E più osservo più capisco la massima di Metastasio: “Se a ciascun l’interno affanno | Si leggesse in fronte scritto | Quanti mai, che invidia fanno | Ci farebbero pietà!”
E’ soprattutto in questo periodo dell’anno che molti indossano la maschera del Vatuttobene, Siamolafamigliadelmulinobianco, Hounavitaperfetta.
Chissà perché, poi. Con questo non dico che ognuno dovrebbe andarsene in giro a sciorinare le proprie sfighe, i limiti, le insoddisfazioni, ma almeno non fate finta che il vostro mondo sia quello di Barbie o di Peppa Pig. Perché tutti si comportano come se avere difficoltà, limiti, orizzonti non rosei fosse una malattia imbarazzante?
Giorni fa un conoscente magnificava davanti a un bicchiere di bianco alle 10 di mattina (già un attendibile indicatore,) un orologio da polso in legno che il figlio aveva ricevuto per Natale; cinque minuti di “mai vista una roba simile-dovessi vedere che bello-Piero però non era mica contento-ma sai che bello?” Ma… e allora? E’ tutto qua? Tutto si misura in che cosa uno ha ricevuto per Natale? Nel dove si passerà il capodanno? Perché poi subito scatta la domanda-tagliola: “E tu? E VOI?”
Io? Io non ho problemi a dichiarare che non c’è più un voi e che per Natale i regali sono stati magrissimi, quelli fatti e quelli ricevuti; allora cogli nello sguardo di quello che ti parla un lampo di finto dispiacere misto sollievo misto paura. Ah ma allora le chiacchiere erano vere, ha sbattuto el brescian fora dai cojoni… e ha pochi soldi in tasca…
“Ma NEMMENO A CAPODANNO? Dai che a capodanno bisogna festeggiare, buttarsi tutto dietro le spalle! Vieni in birreria-da Celeste-da Lino-all’agriturismo che c’è anche tizio e a caio!”
“No guarda, quest’anno vado a letto alle 10. Al limite prima mi mangio una pizza.” La verità, quella che fa sì che quello sguardo diventi ancor più di compati-compliacimento. Io sono fatta così, non mi piace piangermi addosso ma nemmeno cosprgere di brillantini un momento della mia vita che nulla ha di glam e di gioioso. Dopodomani mattina alzerò la prima pagina del calendario, aprirò il cellulare che la notte resterà rigorosamente spento, e manderò mentalmente affanculo il 2013, che poi non è mica colpa sua, povero 2013. Per me il nuovo anno è iniziato a settembre, e in quel mese ho preso una decisione importante, sofferta, ma alla luce dei fatti giusta, liberatoria. A settembre ho superato la mia boa, fatto una virata difficile e continuo a navigare col vento contro; non è una bufera ma è pur sempre vento contrario. Devo dosare le forze, guardare avanti con attenzione e sempre un pizzico di speranza: tutto qua.
Per tutti gli altri, per quelli che ci tengono, che ci credono, buoni festeggiamenti.
Non è da adesso che detesto i capodanni, a meno che non si sia due innamorati da pochi mesi (già al secondo San Silvestro la coppia cerca disperatamente una qualche forma di aggregazione), e quelli in pochissimi, in campagna o montagna o in qualche casa accogliente, affiatati e ben avvinazzati.
Ho già dato in entrambe le circostanze.

About these ads
Questa voce è stata pubblicata in Da oggi in poi. Contrassegna il permalink.

13 risposte a Un’altra boa

  1. Marì ha detto:

    Sono cosciente che nessuno basta a sé stesso, ma so che sugli altri non devo riporre chissà quali speranze o aspettative.

    ma ti auguro con tutto il cuore di navigare in questo mare che è la vita …e di trovare tante onde leggere ad accarezzarti il cuore!
    marì

  2. linda ha detto:

    Ho passato parecchi Natali da sola e anche qualche capodanno, e sono ancora qui. C’è un tempo per ogni cosa, e anche un non tempo. E degli altri che non lo sanno, chissenefrega.
    Ti auguro ogni bene, cara Simo, grazie del commento da me, nonostante i problemi tra le due piattaforme. :) E buon anno.
    p.s. i tuoi post mi incantano sempre.

    • Dovesei ha detto:

      I miei post sono come me, sono io. Il fatto che ti incantino non può che rendermi felice. Quanto a stasera, per mia fortuna nemmeno io soffro l’orror vaqui. 😊Un bacione!

  3. Signorasinasce ha detto:

    Cara Simona, saremo in due a letto presto. Come vedi io pure non amo le mondanità, le feste ed i gran veglioni. Sono atipica, lo so, ma mi rompo le palle e non ho nulla da festeggiare. Il 2013 mi ha rubato mio padre, vivo perché mia figlia mi impone di farlo e continuo a lavorare/scrivere perché non posso farne a meno, ma a rapporti sociali sto a zero.
    Pochi amici, pochissimi e zero voglia di feste e musica.
    I brillantini li lascio a chi non sa vivere senza fiumi di alcol e l’obbligo di dover per forza festeggiare l’arrivo di un anno che, se ci andrà di culo, sarà peggio di questo. Perché più si invecchia e più si coglie la vita per quella che è: una gran fatica.
    In ogni caso ti auguro ogni bene e ti mando un abbraccio affettuoso.
    Stefania
    Ps: Il 5/1 presenterò Bocca di Lupa a Montisola. Ti racconterò.

  4. metalupo ha detto:

    Appoggio senza dubbio, se un anno ha sbracato in merda non capisco perché si debba festeggiare per forza l’ultimo giorno.
    Ma quelli dicono “per cacciare l’anno vecchio!!”
    Per favore…

    Ad ogni modo, un grosso abbraccio per te e la tua pizza e un 2014 pieno di quello di cui senti di aver bisogno.

  5. mlmstudiom ha detto:

    … alcune cose importanti sono arrivate quando ho smesso di autosabotarmi e quando sono riuscita a rispondere a questa domanda: “per cambiare cosa sei disposta a perdere”.

    un buon inizio e un buon compleanno, qualche giorno fa, se ben ricordo

    Maria Luisa

    • Dovesei ha detto:

      Penso di avere lasciato lungo la strada di tutto e di più ormai. Per ora sto bene così, con le mie domande senza risposta ma nemmeno il bisogno di cercarle, le risposte. Navigo a vista, come dicevo sopra. Si, compleanno
      appena scavallato! Un abbraccio.

  6. TADS ha detto:

    questo post mi è piaciuto molto, veramente,
    asciutto, fiero, realista, sincero, politicamente scorretto.
    da quando abbiamo preso a vivere nel finto benessere le feste natalizie non hanno più senso, come non lo hanno più tutte le ricorrenze trasformate in business.
    Il capodanno poi… è la metonimia della speranza che si muta in ebbra illusione.

    TADS

    • Dovesei ha detto:

      Già, il finto benessere: la vera e pericolosissima droga di questi anni difficili.
      Troppa gente si vergogna a dichiarare le difficoltà che attraversa, meglio piuttosto fare appello alla generosità dei genitori-per chi li ha ancora- o cadere nei trappoloni di acquisti con “comodo finanziamento” pur di non farsi mancare nulla, pur di restare al passo.
      Tutte metodiche che non mi interessano: sono quello che sono, ho quello che ho. Ho imparato tanto negli ultimi due anni, soprattutto a rinunciare al superfluo, a far quadrare i conti, almeno quelli monetari. Poi ovviamente se c’è gente (e c’è!) che ancora vive più che bene non può che farmi piacere. Quelli che mi danno fastidio sono i “facciamo finta che”.

Vuoi commentare?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...