Cerco di dare a questi giorni una parvenza di normalità, di regolarità, senza riuscirci troppo. Non c’è niente da fare, gli ospedali mi destabilizzano. Anche se questa volta non è stata una cosa grave ma pur sempre un intervento importante. Ho sempre avuto un rapporto non troppo semplice con mio padre, anche lui come altri stupito che a certo punto della mia vita la dolce bambina assertiva, che diceva sempre sì, che non dava mai problemi, si sia trasformata pian piano in una donna con parecchi spigoli vivi. Per il resto, io per loro, i miei genitori, ci sono sempre stata, sanno di poter contare su di me, ma dopo gli anni difficili passati a correre da un reparto ospedaliero all’altro, prima mia madre, poi mio padre, poi ancora mia madre, poi di nuovo papà, poi se n’è andata nonna Mati, ecco…allora qualcosa si è strappato dentro di me. L’ospedale mi angoscia, tant’è che appena posso evito, codardamente. Ovvio che in questi giorni non posso sfuggire, ma è stata dura. Mio padre che esce dalla sala operatoria tutto felice e mi dice "E’ stata una cazzata!". Un ginocchio nuovo, totalmente nuovo a settant’anni può essere un regalo necessario ma ha le sue incognite. Un paio d’ore dopo l’intervento mio padre ha iniziato a collassare. Una volta, poi due, tre, quattro. Niente di "importante" mi dicevano gli anestesisti che accorrevano a ogni svarione di pressione, però intanto mi ventilavano un trasferimento momentaneo "…giù di sotto…". Terapia intensiva, il mio incubo, perchè quei giorni di qualche anno fa li ho impressi dentro di me. Certo, questa volta era diverso, sarebbe stata solo un’attenzione in più, ma dentro di me raggelavo. Ho spedito a casa mia madre, che rischiava di collassare pure lei, mi sono seduta accanto al letto di mio padre ed ho aspettato, due ore, tre, quattro, cique, sei, finchè non è cambiato il turno ed è arrivato un altro anestesista, più o meno mio coetaneo, espressione ferma, da duro, occhi grigi. Mio padre era ko, stanco senza riuscire a riposare, inquinato dai farmaci, dolorante.

– Signora, ma cosa pretende da un fisico di settant’anni che ha subito un intervento così importante?

– Ma…io veramente niente…ma sono preoccupata e mio padre anche!

– Signora, mi ascolti: suo padre ha preso fino a ieri sera dei farmaci contro l’ipertensione e dei betabloccanti. Ha una punta di diabete, ha subito un intervento importante, è stato trasfuso, si è accollato una spinale di tre ore e…insomma…non è un ragazzino. Signora mi ascolti…gli dia tempo, e lei, signor…Joseph, si dia tempo, c**zo! E’ tutto normale, tutto sotto controllo!

– Ma le sue colleghe…

– ADESSO ci sono qua io. Le do al massimo tempo fino alle 11. Vada a casa, mangi, si faccia una doccia, vada a riposare.

Un uomo pragmatico, una tantum. Non lo ringrazierò mai abbastanza.
Oggi mio padre muove il ginocchio, probabilmente si alzerà.

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5 risposte a

  1. yae ha detto:

    beata te, il mio non si alza più

    e le ginocchia le ha pure sane

  2. Frank57 ha detto:

    Grazie per la tua intensa testimonianza. Vorrei aggiungere di più, ma non mi è possibile ora. Solo una veloce considerazione.
    Penso che ciascuno di noi, a rotazione, dovrebbe trascorrere qualche ora in ospedale, meglio se non costretto, per rendersi conto di quante piccinerie ci circondano e quanto siano importanti altre cose che diamo disinvoltamente per scontate. Cambieremmo quasi tutti e il mondo si capovolgerebbe in positivo. Interessante anche la figura dell’anestesista, pensando al clima che regna tra i dipendenti sanitari.
    Detto ciò, auguri naturalmente a tuo padre (e a te di conseguenza), affinché si rimetta in piedi, perché ha ancora molta strada da fare.

  3. Yonderboy ha detto:

    ti piace l’anestesista! 😉

  4. Dovesei ha detto:

    Yae – Di fronte a queste cose resto in rispettoso silenzio. Un’invalidità di questo genere non lascia spazio a commenti.

    Frank – Verissimo. Tutto si ridimensiona di fronte a sofferenze e malanni, però ora che mio padre sta un pochino meglio fa anche tenerezza vedere come i tre compagni di sventura che dividono la stanza con lui si adoperino per tenersi su l’un l’altro. Credo che se un lato positivo esiste in queste situazioni sia quello di tirare fuori tutte le risorse che si posseggono.

    Yonderboy – In effetti non era male, il tipo… : )!

  5. yae ha detto:

    scusami, non ha senso quel che ho scritto

    un abbraccio

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