Quando si può scrivere la parola FINE in un matrimonio?
Nel mio l’ho scritta io. Si rifiuta testardamente di accettarlo chi mi vive accanto, nonostante mancanza di obbiettivi che non siano le banalità burocratico/economiche.
Si rifiuta testardamente chi vive accanto a I., nonostante un rapporto deteriorato a livelli inimmaginabili.

– Simo, non sopporto più niente…quello che dice, quello che fa, come lo dice. Poi è diventata arrogante, aggressiva, urla.

– Mi metti in difficoltà a raccontarmi queste cose, anche perchè, scusa…ma tu come sei? Cosa fai per provocare questo? Puoi anche non rispondermi se vuoi, e chiudere qui lo sfogo.

– Ma no…Io…in questo periodo non faccio proprio niente di particolare. Me ne sto per conto mio, sto zitto, leggo, vado a correre. No guarda, non sono io il problema ora come ora.

– Possiamo parlare d’altro, per favore? Mi metti a disagio.

Ecco. Perchè non si mette la parola FINE a un rapporto così? Il fatto è che prendere atto in maniera definitiva e chiara che un matrimonio è finito è uno strappo che spaventa tutti, e che alla fine porta a navigare nella palude del compromesso, autoilludendoci, nel momento in cui "non ce la facciamo più" che invece, in fondo, poi dopo così tanti anni… E ci si illude di aver trovato, magari a caro prezzo, uno pseudoequilibrio che ci consentirà di trancheggiare ancora.Ma in realtà…

"Io credo che la nostra memoria emotiva contenga molti più dati di quella psichica; credo che se riusciamo a rimuovere mentalmente alcune cose, non ci riusciamo mai del tutto emotivamente… così ogni volta ci sembra di aver incasellato Quelle reazioni, di poterle sopportare proprio per aver dato loro un significato il più possibile sopportabile; ogni volta ce la raccontiamo per non abdicare, per non rinunciare a una situazione grigia ma rassicurante. Ma la nostra memoria emotiva è lì, ferma in piedi come una sentinella, che al primo accenno di Quelle reazioni rimescola le carte dentro di noi, ci fa riassaporare il retrogusto di una pietanza che ancora una volta abbiamo voluto condire per celarne l’odore sgradevole. Così quando  la persona che hai accanto mostra un lato sgradevole, prima che una reazione razionale, dentro di te si attua una reazione emotiva: prima dell’ incazzatura c’ è la mortificazione, che ha quel gusto amaro di medicina che più volte hai dovuto assaggiare.
E avanti così, in un’ alternanza di positivo-negativo come fossimo pile per la radio che qualcuno mette e toglie, diritte o rovescie."
 
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3 risposte a

  1. RobertoTossani ha detto:

    Infatti siamo pile.
    Abbiamo due poli.
    E ci scarichiamo.

    Allegriaaaaaa…!!!!
    ;-***

  2. bbbk ha detto:

    Un caro saluto..

  3. Dovesei ha detto:

    Rob, che poeta…Encantada!

    Baci.

    bbbk: Ciao.

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