Per forza di cose bisogna ricompattare tutto, ricomporsi, riorganizzarsi.
Siamo ancora qui, tra gli echi delle distanze, stranamente molto più sereni di quanto ci aspettassimo dopo tre giorni insieme, dopo le battute sarcastiche di tua moglie, dopo il mio riscontrarmi coi soliti meccanismi-impegni-lacciuoli del mio matrimonio, dopo il ritorno al solito trantran quotidiano. Eppure siamo sereni, malinconicamente tranquilli perchè in quei brevilunghi giorni ci siamo scoperti fino in fondo, con calma, stupore, con qualche (mia) punzecchiatura, con molta dolcezza e passione.
Ho scoperto cose di te che indovinavo soltanto nella fretta compressa delle solite tre quattro ore dei nostri incontri. Ho scoperto un uomo di una delicatezza infinita, di un’educazione commovente, di una generosità grande. Se un appunto ti ho mosso, in tutti questi anni, è stato quello di puntare troppo sulla mia autonomia, sul mio carattere apparentemente forte rispetto al tuo. Mentre ero lì con te, e più ancora nei momenti in cui DOVEVO stare sola, non mi hai mollato un attimo. Poi mille piccole cose commoventi, il tuo aggirarti per la mia stanza prendendo in mano le mie cose, un top, una fascia per i capelli, la boccetta del mio profumo. Il tuo baciarmi prima timido poi non più ( "Non sono abituato a questo…ad averti vicina sempre, alla luce del sole…Mi sento nel pallone…").
Se un luogo mi resterà dentro sarà la punta della penisola di S*irmio*ne, quel sole caldissimo, il vento fresco, il lago increspato, gli ulivi millenari, contorti, io e te su di una panchina, pochi turisti che passavano sui sentieri che si intrecciano uno con l’altro, una comitiva di suore, tu che mi baci e mi accarezzi sempre di più.

– I., ma…vuoi che ci arrestino? – Ridendo.

– Non me ne frega un c***o. Che sto facendo? Ho voglia di accarezzarti e di baciarti, di morderti, di stringerti.

Anche a me non importava nulla. Se esistono attimi perfetti, quello lo era. E ce ne sono stati molti altri, al di là e oltre il sesso e il contatto fisico. Stare VICINI, ecco, semplicemente vicini, a fare colazione, a leggere, in auto, ad ascoltare musica, a ridere.

– Tu sei per me. – E’ la cosa più importante che ti ho detto abbracciandoti stretto nel salutarci in quel modo che mi ha trapassato da parte a parte.
Nient’altro. E’ tutto in queste quattro parole.

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6 risposte a

  1. RobertoTossani ha detto:

    Se fosse un film, sarebbe Innamorarsi di Ulu Grosbard (nel 1984 l’ho visto due volte a distanza di una settimana per piangere bene alla fine, e poi lo rivedo ogni volta che passa in tv, con gli scottex a fianco).
    Ma non è un film.

  2. RobertoTossani ha detto:

    Mi accorgo adesso che ho scritto alla Lucarelli… Chiedo venia 😉

  3. vitarosa ha detto:

    Ciao Simo… ci sentiamo al mio ritorno.

  4. Spuma ha detto:

    Simo, sapessi che ricordi in quel posto. Si perdono nel tempo e purtroppo appartengono ad una storia a cui non tengo più molto. Ma rimangono sempre belli e dolcissimi.
    E vorrei dire a Tossani che la storia mia e di mio marito è identica a quel film che lui cita, ed infatti anche io lo rivedo ogni volta che passa in tv 🙂

  5. cabiria55 ha detto:

    Che incantesimo….

  6. Frank57 ha detto:

    Ricompaio, senza leggere nulla, per dare un segnale di esisetnza in vita. Non leggo di proposito nulla, ben sapendo che cosa suscitano i tuoi post e perciò servono anche luoghi ideali. E l’ufficio non lo è.
    Un caro saluto

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