Accadono piccole cose che fanno riflettere.
Ricevo ieri una telefonata da un’amichetta di mia figlia: "Francesca si è sentita pocobene. E’ come svenuta, cioè…quasi. Eravamo andate a prendere le pizzette in bici…"

" Dov’è adesso? Chi c’è con voi? E’ cosciente? "

La mente vola a tremila possibilità mentre mentalmente ringrazio d’essere ormai a casa, mi maledico per averle permesso di andare a ricamo dalle suore in bici, prendo la strada per F.
Arrivo e mi si allarga il cuore e il respiro: le suore l’hanno fatta sdraiare coi piedi sollevati, le hanno dato acqua e zucchero, le amiche hanno portato fin lì la bicicletta. Lei è un pò pallida e sudaticcia ma si vede che sta sostanzialmente bene. La carico in macchina e la porto per sicurezza al pronto soccorso. Nella scheda di triage le segnano in giallo, nulla di preoccupante e comunque mi dicono che nel caso si sentisse di nuovo svenire la posso portare dentro immediatamente. La guardo. Non voglio che capisca lo spavento che mi sono presa. Si lamenta di "aver fatto la figura della pirla però mi sono presa paura, vedevo tutto bianco, sentivo le voci lontane, non avevo forza…MI FARANNO MICA UNA FLEBO?!MI TERRANNO MICA QUI?!"

– Ora vediamo Franci. Sono cose che con quest’afa e alla tua età capitano sai. Stai tranquilla.

Dopo un pò ci chiamano dentro. Arriva un medico sulla cinquantina, l’espressione aspra. Sul badge leggo "dott.Bianchi. dirigente medico".

– Allora signorina, che ti è successo? Leggo episodio di lipotimia. Quand’è che hai mangiato l’ultima volta? Hai bevuto qualcosa di freddo? O è da molto che non bevi?

Lei minimizza, io correggo. Lei interviene: "Non voglio aghi. Non mi farete mica la flebo??"

Il medico mi guarda e sorride. "Veramente questa sarebbe la prassi corretta, ma dato che ho il prontosoccorso che scoppia, guarda, ti mando a casa. Ti metti sul divano per un paio d’ore, al fresco, e BEVI, capito? Poi più tardi ti sforzi e mangi qualcosa. D’accordo?" Mi guarda e mi strizza un occhio. non bisognerebbe mai giudicare le persone dall’espressione del viso, mi rendo conto. Che faccia puoi avere a lavorare in un mattatoio/manicomio del genere?

Torniamo a casa. Ieri sera Francesca nel darmi la buonanotte:

– Mamma, ma tu non perdi mai la calma?

– Di cosa parli Franci? A che proposito?

– Mà…anche oggi…sei arrivata lì dalle suore e sembravi calma…

– Infatti amore: SEMBRAVO calma. In realtà mi sono preoccupata molto.

– Ma tu sei sempre calma.

– No. Non è così. E’ che in molte circostanze BISOGNA mantenere la calma. Un pò come te quando hai le gare, quando mi dici che sei in pedana davanti a qualche centinaia di persone e non senti nient’altro che la musica o ti concentri sugli attrezzi.

– Allora tu vivi sempre in un clima di gara.

O C*A*ZZO.

– Ehmm…no, certo che no.

– Ma io difficilmente ti ho vista arrabbiatissima o tristissima o agitata.

– Questione di carattere, Franci. Dai adesso dormiamo! ‘notte!

Autocontrollo. Carattere. Forse un pregio. Più spesso una sorta di condanna, a capire sempre, a essere forte sempre. Ma che voglia di essere debole, di appoggiare la testa sulla tua spalla, sentirmi piccola, debole, fragile come un bicchiere di vetro soffiato.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Passato remoto. Contrassegna il permalink.

2 risposte a

  1. bbbk ha detto:

    Sei in gamba, non c’e’ altro da dire.
    Un saluto,

  2. ChakraKan ha detto:

    i figli sanno sempre dove colpire e spingono proprio lì dove fa più male.

Vuoi commentare?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...