Seduti su un prato di una collina sopra al lago d’Iseo guardiamo quel panorama mozzafiato. Hai voluto portarmi lì nel pomeriggio pieno di sole, un vero piccolo prezioso scampolo d’estate. L’erba è asciutta e tagliata da poco, punge attraverso il tessuto dei vestiti. In mezzo al lago c’è un’isola, una stranissima isola a forma di montagna come quelle che disegnano i bambini. Sull’isola c’è un piccolo paese e a metà costa un castello: è tutto bellissimo, è un (altro) attimo perfetto. Chiacchieriamo e ridiamo, ci baciamo, ogni tanto mi placchi come fanno i giocatori di rugby. E’ un tuo vizio, un gesto buffo al quale faccio finta di arrabbiarmi ogni volta e stupirmi ogni volta per l’energia e la forza fisica enormi che ti porti dentro. Tutto compresso anche questo. Io ti provoco poi lotto con tutte le mie forze ma finisco sempre col soccombere nonostante tu sia poco più alto di me. Poco più in alto c’è un posticino delizioso, una locanda con poche stanze annesse. Mi hai portato a vederla poco prima, anche lì un belvedere sul lago con una vista incantevole.

– La prossima volta che vieni ti porto a cena qui, ma a dormire no, preferisco tu sia in città, vicina a me.- Strano anche questo. Noi non facciamo mai progetti di questo tipo, non sappiamo mai quando e dove ci rivedremo. La cosa mi spiazza e mi piace.

– Benissimo. Grazie tesoro. – Ti bacio su una guancia. Lascio scorrere le mie dita all’interno dei tuoi polsi, guardo le tue mani piccole e forti.

– Le cose a casa mia vanno male, molto. – Bang! Colpita. Non me l’aspettavo lì, in quel momento. Ti guardo. C’è sultuo viso un’ironica tristezza, una subordinata non espressa.

– Che succede di nuovo? Hai voglia di parlarne?

– No. Poi fondamentalmente non c’è molto di nuovo. E’ che c’è sempre di meno e c’è sempre più aggressività, indifferenza. E io ho sempre meno pazienza, tollero sempre di meno. Non so come finirà questa volta, davvero.

"Come al solito", penso io all’istante, ma non lo dico. Quando la Grande Vecchia si accorgerà che siete di nuovo con un piede oltre il limite arriverà un qualche cadeau: un viaggetto, o le inferriate per le finestre già da tempo promesse. O Lei si farà venire un qualche attacco di qualcosa, una cosa qualunque di quelle già passate e che ho voluto, DOVUTO dimenticare. Non accadrà nulla di nulla. Si spazzeranno parole aspre e comportamenti cattivi sotto il tappeto del quieto vivere, sotto ventitre anni di conoscenza, dietro al bene di tua figlia. Non accadrà nulla. Non te l’ho detto. Quello che ti ho detto ed è vero è che sarò con te. Punto.
In auto sulla strada verso Brescia ti osservavo. Mi faceva uno strano effetto vederti guidare la mia macchina. La mia auto la guido solo io ma era come se tu l’avessi sempre fatto, era un normale pomeriggio di una normale coppia.

– Ecco, questa è la Ma*ndolossa.- Guardo oltre al finestrino e vedo un quartiere periferico bruttissimo, casette basse mal tenute, marciapiedi sbrecciati, manifesti strappati, ma ci sarà da qualche parte questa Ma*ndolossa…sarà un monumento, un edificio storico miracolosamente intatto, boh…

– Ah…E’ dov’è ‘sta roba?

– Che roba?

– Quella che da il nome al quartiere…

– Ma sciocca! La Ma*ndolossa è il quartiere dei viados, delle pu*ttane! Insomma è il nostro quartiere a luci rosse!- Ridi e io fingo di arrabbiarmi per avermi portato in un posto del genere.

– Ci dovevo passare per portarti dove dico io.

Poco dopo ho capito vedendo avvicinarsi i grattacieli di vetro e acciaio di Bresc*ia 2.

– Ti riporto sul luogo del delitto. – Mi sorridi, ti sorrido intenerita. Da pochi mesi i tuoi uffici si sono trasferiti in un enorme grattacielo vetrato con tanto di piramide stile Lou*vre nel giardino. Entriamo, il custode ti riconosce: "Buonasera dott. S****! Anche di sabato!"
"No no Amin, mostro solo i nuovi uffici alla signora."
"Sua moglie! Molto piacere signora!" Apro la bocca per puntualizzare ma mi arriva uno strattone. Saliamo in ascensore.

– Perchè non mi hai fatto dire che non sono tua moglie?-

– Perchè vorrei che tu lo fossi. –

Gli uffici sono molto belli, un pò impressionanti per la totale assenza di muri su due lati. Solo vetro. Poco lontano la vecchia sede, quella dove ci siamo conosciuti. La guardiamo fianco a fianco pensando forse le stesse cose. Poi mi prendi per mano e mi porti nell’ area relax del piano, davanti alla macchinetta del caffè.

– Le posso offrire qualcosa signora?

La gola chiusa dalla commozione. Sono sciocchezze lo so, piccole schermaglie tra due persone che si amano, ma in quell’istante ti ho abbracciato e davvero avrei voluto fermare tempo e spazio lì.

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8 risposte a

  1. Spuma ha detto:

    Sai Simo, c’è un tono diverso nelle tue parole da un po’ di tempo. Forse ti sei lasciata dietro le spalle quel brutto momento che ti aveva fatto mettere in discussione questo bellissimo amore.
    🙂

  2. bbbk ha detto:

    Siete belli.

    Un abbraccio!

  3. Dovesei ha detto:

    Sì. qualcosa di diverso, di più bello e sereno c’è. Purtroppo restano le cicatrici di molti momenti aspri, duri. Forse per questo continuo a tenere alta la guardia. Poi mi vengono in mente le parole di un cantautore sconosciuto ai più, e che mi ha regalato proprio I.

    Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
    Avrei dovuto berlo, e guardarlo un pò di meno.

    Carpe diem.

  4. Masso57 ha detto:

    “Sono sciocchezze lo so”: non lo sono. Un mio amico un po’ villico fece piangere la sua sposa in viaggio di nozze a Parigi, definendo la Tour Eiffel “un ammasso di ferraglie”. Però intanto quella è “la” Tour: le tue saranno secondo te sciocchezze, ma è il tuo amore vero, intanto. E non è poco…

  5. yae ha detto:

    bello. intimo

  6. cucchiaino ha detto:

    l’amore continua……

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