Non voglio.
Non posso.
Non voglio nè posso.
Non me lo posso permettere.
Flo mi sgrida aspramente: "Lascialo sognare". Certo, certo che ti lascio accarezzare il sogno, ma sono io che non lo devo fare.
Poco e tanto da raccontare, da scrivere e rileggere. Ti sento sereno ma di una serenità fattiva, progettuale. Stai chiudendo delle porte, quelle che andrebbero chiuse, hai acquisito delle consapevolezze importanti, molto, molto importanti. Possibile che siano bastate due o tre mie visite lì dove vivi, lì dove avevi così tanta paura di vedermi quasi che questo significasse chissà quale prova? Invece il mio stare lì da te e con te ha sortito l’effetto: ci hai visto una possibilità. Certe cose non accadono a caso, credo. Volevo fortemente tornare lì e non capivo fino in fondo il perchè, so solo che lo volevo e che tu lo temevi. Poi la paura è svanita ed è rimasto solo il piacere di stare insieme, di fare piccole cose che nei nostri incontri a metà strada non si possono fare, o si fanno in luoghi senza memoria. Giorni fa un lungo discorso su come ti senti: finalmente bene, sereno, più forte anche nelle inevitabili lotte sul lavoro, le cose negative che, finalmente, ti scivolano più addosso, la situazione a casa che è quella che è ma che riesci a metabolizzare, a contrastare. Strappi felice le pastoie che ti imprigionano, ti ritagli spazi, per te, per noi. Io ti guardo incredula.

– Molto di tutto questo, del mio stare bene, è merito tuo sai…

– Io invece penso che sia un cammino segnato. E’ pesante vivere facendosi condizionare…Prima o poi doveva succedere che tu decidessi di fare qualcosa PER TE, che ti ritagliassi degli spazi…

– Ma ci vuole una persona per la quale e con la quale farlo.

– Ma I., ci conosciamo da quasi cinque anni!

– Sono un diesel. – E ridi.

 

Oggi mi hai mandato una foto del tuo arrivo alla mezza maratona che hai corso domenica. Tu che giochicchiavi a tennis ogni tanto e sempre solo con l’onnipresente cognato. Tu che facevi qualche partita a calcetto sempre con lui e la compagnia di adolescenti trentenni scarica-suonerie. Tu sempre compresso. Un giorno ti ho detto "Perchè non provi a fare un pò di running? Ti farebbe bene…"  "Ma no…NO! Non mi va di uscire di casa, correre da solo come un pirla…Poi non so se ce la faccio."  "Prova dai…inizia piano piano…"
Il primo passo è stato l’acquisto del tapis roulant: chilometri e chilometri macinati in casa, la faccia contro il muro, l’attenzione al battito cardiaco. Poi le prime piccole uscite, poi le prime gare su distanze brevi, poi un giorno: " Avrei pensato di tentare la mezza maratona ma…"  "Se te la senti fisicamente, buttati I., falla!"

Guardo la foto. E’ bellissima: corri sul tappeto verde del traguardo, le braccia aperte e il sorriso stupito di chi dice a sè stesso "cazzo! ce l’ho fatta!"
Poi c’è la foto mia e tua, quella fatta con l’autoscatto, tu seduto dietro di me mi raccogli in un abbraccio mentre tendi le braccia e scatti, sullo sfondo la chioma fitta di un olivo carico di frutti. Tutto perfetto. Tutto a posto e niente in ordine. Stiamo così bene insieme.

– Lascialo sognare. – Flo, perentoria.
Certo. Piacerebbe anche a me farlo. Ti lascio aprire ogni porta, intravvedere ognipossibilità. In me resta forte il timore che qualcuno, qualcosa, chiuda quella porta. E tengo alta la guardia.

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6 risposte a

  1. bbbk ha detto:

    Ti capisco, credo, e non aggiungo altro perche’ non va bene che (io) ti spinga a sognare o ti metta in guardia…

    Non ti stupire della lentezza “Sono un diesel”.
    Comicio a pensare che molti uomini siano cosi’… di natura.

    E probabilmente avete ragione entrambi, e’ un po’ un cammino segnato, ma anche merito tuo.

    Un abbraccio,

  2. whydoc ha detto:

    “tutto a posto e niente in ordine” è bellissima
    occhio a non chiuderle tu le porte
    😉

  3. Dovesei ha detto:

    Ma…Doc! Ripasso a leggerti e trovo…quel che trovo! T’ha fatto bene il Perù!

  4. Masso57 ha detto:

    “Possibile che siano bastate due o tre mie visite?”: si, risposta secca e inappellabile. Perchè gli hai insegnato a credere in sè, oltre che in te.
    Un macigno a tenere la porta aperta, perchè neppure una tromba d’aria potrà chiuderla inavvertitamente.

  5. whydoc ha detto:

    dici?
    non so, però è un bel posto!
    ma tu passi solo ora a trovarmi?
    troppo impegnata con la A4? mi sa che hai già fatto il rodaggio alla nuova macchina ;P
    baci

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