Che giornata aspra, ieri. Mi chiama Flo, ufficialmente in ferie. Sento che è in auto.

" Dove sei? In giro a spendere soldi? " Io.

" No. Sto tornando da Udine. C. mi ha convocato qua per comunicarmi che da lunedi devo lavorare qui. "

" COSA?!?! Ma che razza di pezzo di m*erda è?!" C. è oltre che il datore di lavoro di Flo anche l’uomo col quale ha una relazione da tre anni. L’uomo che non si fa scrupolo di spostarla dove serve come un’utile elettrodomestico, dato che Flo è una formidabile ed efficientissima lavoratrice. Fino a ieri a Padova, inl che equivale ad un’ora e mezza d’auto da dove viviamo. Da lundedì Udine, il che equivale a due ore e mezza d’auto. Fra un paio di mesi, forse tre, sarà Trento, un filino più comodo.

" Simo, non so che dirti…Io ho bisogno di lavorare. Dice che mi pagherà l’albergo."

" La cosa è discutibile?"

" No. O così o…boh…lui dice che il magazzino di Padova ha un futuro incerto."

" Quindi dal suo punto di vista ti tutelerebbe!"

"Già. Ma io lo conosco, so perchè mi mette lì: vuole che io gli riferisca come lavorano, cosa dicono."

" Fa schifo."

" Lo so, ma oltre a non avere altre prospettive al momento…io gli voglio bene…"

Resto senza parole. Mille considerazioni in testa, prima su tutte la stanchezza cronica che Flo si trascina dietro, il pensiero di saperla tutte le sere a cena da sola, e poi in una stanza d’albergo, sola. Ah bèh certo: ogni tanto Sua Maestà lo Stronzo le concederà una sex session, ma difficilmente con un boccone prima. La città è piccola.

Poco dopo un’altra telefonata, di mio marito: "Anna è morta."
Anna. Lo sapevo che sarebbe accaduto, aveva addosso da due o tre anni una di quelle bestie che non perdonano, ma sentire che non c’è più. Anna che è stata la prima persona, quando mi sono trasferita da Bologna, a farmi sentire a casa, che m’invitava ogni volta che faceva la polenta, che ascoltava i miei sfoghi sulle scarse qualità umane delle persone che erano diventate la mia famiglia. Anna sempre disponibile, schietta, piena di vita. Anna e i suoi cani, Anna e la sua voliera piena di pappagallini. L’ho vista per l’ultima volta un paio di mesi fa, la voce flebile, la cannula dell’ossigeno "da passeggio", era a farsi un giro al mercato.

" Gnen a catarme!" Vieni a trovarmi.

"Certo. Un giorno che sono a casa vengo a bermi un caffè se me lo fai."

" Te spete."

Che male.

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4 risposte a

  1. Masso57 ha detto:

    Mi ha fatto male leggere questo post, sai?
    Molto per Anna, mi ha ricordato, il tuo racconto, di come persone che passano dalla tua storia diventano importanti quando non hai più il tempo di dirglielo.
    Un po’ per la tua amica, il cui voler bene non metto in discussione, ma che si presta ad essere «usata», almeno da quello che racconti, mentre probabilmente si meriterebbe di essere semplicemente «amata».

  2. bbbk ha detto:

    Ti abbraccio cara Simo…

  3. utente anonimo ha detto:

    Sorella mia, omonima, letta sempre, commentata raramente. Ti seguo da lontano, come se tu fossi il mio specchio distante. Tu non sai quanto si somigliano le nostre vite, io lo so perchè ti seguo, nei tuoi divagare intensi, nella tua vita da “moleskine” virtuale. Sapessi quante pagine ho scritto anche io, quante frasi che nessuno ha mai conosciuto, quanto amore e quanto rancore. Ma no, qui sbaglio, lo conosci tu, tu che hai un marito così simile al mio, concreto nel letto come un film porno e vuoto di sentimenti come un analfabeta in libreria; tu che ti perdi, come faccio anche io in un altro Amore, che colpisce, simile al coltello nel fianco di chi corre troppo ma su di un “tapis roulant” che (sappiamo entrambe) non arriverà mai in nessun luogo. Tu hai I. io ho R. che, tu sai bene, appartengono ad altri universi. Ti abbraccio sorellina mia, mia omonima lontana, ti invio un sorriso e un pensiero mentre aspetto, come infinite volte anche tu avrai fatto, che R. torni a casa, per darmi la buonanotte, solo per sentirne la voce, per farmi illudere ancora una volta, mentre D. dorme e sarà così ancora e ancora e ancora…

  4. Dovesei ha detto:

    Un abbraccio, senza parole per oggi.

    Simo

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