Due giorni. Due funerali. L’altro ieri vengo a sapere della morte di francesca, 43 anni, sorella di Carla, mia carissima amica. non la conoscevo bene, Francesca. Carla ha una folta schiera di sorelle e un fratello. Credo di averla incontrata in poche occasioni: qualche complòeanno dei bambini, qualche Natale. Sapevo della sua malattia, terribile oltre che nella solita bieca sostanza anche nelle modalità: via un seno, quattro anni fa, nel tentativo inutile di bloccare il male. Via il secondo, un paio d’anni fa. Dopo la seconda mutilazione le "cure", più una vita intensa con due figli di dodici e nove anni, un lavoro, un marito, molta forza, mi dicono.
Con Carla ho un’amicizia stretta e strana. Così simili caratterialmente e nate lo stesso mese, lo stesso giorno. I nostri figli partoriti a quindici giorni di distanza, compagni di giochi da piccoli, molte vacanze condivise, amicizie in comune, solo lei più quadrata. Non morde il freno Carla: è calma DAVVERO, quadrata sul serio, non concepisce il volo. Con suo marito forma una coppia davvero unita. Le voglio bene come a una sorella maggiore. Non sa nulla della mia vita sentimentale, se le raccontassi le darei solo un dispiacere, poi ci sono cose che si posso condividere con pochissime persone, o con una moltitudine ma che ti legge come un libro, come la puntata di un sequel, magari con passione ma tutto resta confinato qui. Solo Flo sa tutto. Solo Piero sa tutto.
Chiamo Carla immediatamente.

– Simo! Che brava che sei a chiamare! – Le si spezza la voce. Sua sorella è morta da poche ore, lei è a casa coi nipoti.

– Carla, non sono brava per niente, tant’è che non so cosa dirti. E’…atroce. –

Mi racconta degli ultimi giorni, dell’aggravarsi improvviso, della volontà di morire a casa sua, nel suo letto. Ci salutiamo e la intravvedo ieri al funerale. E’ magrissima Carla, esile, composta, i capelli raccolti in una treccia, un’aria serena e triste. Uno specchio per me, una gemella nel porsi in pasto agli altri in un certo modo, quasi le cose non ti sfiorassero.
E’ un funerale imponente anche se semplice. Tanti conoscevano Francesca, tanti i fratelli, le sorelle, il marito. Rivedo decine di persone che solo occasioni meste o gioiose possono rimettere insieme. Filippo, il figlio di Carla, i suoi 19 anni portati come un uomo, dolce, pacato, fa la spola tra la nonna, gli zii, i cugini. Poi decine di persone che fanno parte di quel microcosmo che è la vita di ognuno di noi, legami forti o casuali, concreti o sfiorati. Non vedo la bara, il duomo è troppo grande. Meglio così. Intravvedo la treccia di Carla, il nastrino che la lega, ciò che si agita in lei, io e lei che ci capiamo con uno sguardo, che amiamo gli stessi libri. Ascolto l’omelia, bella, non banale se non nella conclusione: "conta la qualità del nostro tempo terreno, non la quantità." Caro parroco, lo vada a raccontare al marito, ai figli, ai familiari, agli amici. Penso a te, lontano e vicinissimo, preoccupato per questi due giorni duri, tristi. Mi sei sempre stato vicino delicatamente, non ti ho mai detto delle mie paure. Cosa accadrebbe se uno di noi si trovasse a non poter stare vicino all’altro nel bisogno estremo che una malattia comporta? E’ un pensiero che dilania, distrugge, brucia, annienta. So che qui dentro c’è chi lo vive in maniera bruciante. Allontano il mostro con tutte le mie forze. Voglio che tu stia bene I., che tu continui a correre con la tua bella faccia da ragazzo un pò invecchiato. Voglio sentire il tepore del tuo abbraccio, la vita che scorre nelle vene. Voglio respiri, sospiri, risate, salute. La voglio per te, per me. La auguro di cuore a tutti voi.

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Una risposta a

  1. Masso57 ha detto:

    Che gli auguri ti ritornino amplificati indietro, allora. Quello che hai scritto è nobile ed alto, è bello tu abbia anche una amica con cui capirti al volo, perchè sicuramente la cosa vale anche in senso inverso ed in certi momenti sono preziose presenze e consapevolezze.

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