Lunedì di settembre. Lunedì di sole e caldo mite, di pensieri lievi e pensieri pesanti. Ultimi libri da ritirare, la spesa da fare, devo lavarmi i capelli. Ieri pranzo coi miei genitori, solo io e Franci. Luca e suo padre a vedere la partita a Padova. Pomeriggio con Flo in terrazza, caffè e considerazioni. Cerchiamo di non parlare di oggi, dell’inizio del lavoro a Udine. Facciamo piccoli programmi, la palestra, un paio di film da non perdere. Mi chiede di te, come stai. Le racconto del tuo starmi vicino cambiato nell’intensità, forse anche negli intenti.

– Simo, secondo me ci risiamo. Non è che quest’uomo possa andare avanti per molto così.

– Lo farà invece, lo farà. Tutta l’acredine che c’è adesso tra loro sedimenterà, per poi tornare, per poi risedimentare. Il loro rapporto è così, la loro vita è così Flo. Sono rapporti quasi patologici. Esistono.

– Non hai fiducia in lui, nelle sue capacità? – BANG.

– Non ho fiducia in lui innestato nella sua realtà, innestato con lei. Ciò non toglie che io lo ami sul serio, ma già so che lei è più scaltra di me. Io ho solo la mia forza, lei ha la forza di 23 anni di conoscenza. Non è che io pensi a I. come a un trofeo in palio, è che so come funzionano le cose a casa Vianello. – Fingo di scherzare.
Non racconto a Flo dell’ultima lite che avete avuto pochi giorni fa. Tua figlia esce per andare a scuola, tua moglie entra in camera della ragazzina ed inizia ad urlare. Sono le sette e un quarto del mattino. Tu vai a vedere che ha: si lamenta del disordine. Tu lapidario:

– Di sicuro A. è una disordinata fancazzista, ma con una come te come esempio cosa vuoi che venga fuori?

I. è ordinato, molto ordinato. Mi racconta di essere "… stufo di passare il Folletto, di caricare lavatrici e stendere. Che si arrangi. Il tempo non le manca. Mi sono rotto davvero. La casa è ridotta un cesso, non cucina nemmeno più quel minimo indispensabile a rendere le cose vivibili. Ti butta là una piadina e un cartoccio di prosciutto, un tramezzino. Per me non m’importa. Per A. sì, ma sono anche stanco di discutere. Torna a casa, butta là quello che ti ho detto e si chiude in camera a telefonare o guardare la televisione. Urla per ogni minima cosa, è arrogante, maleducata. Che s’impicchi. Io faccio quello che posso per mia figlia, per seguirla a scuola, per portarla qua e là. Stop. Non farò altro."

No. Non racconto niente di tutto questo a Flo, di quanto ti ho sentito triste e stanco, del tuo dirmi: "Per fortuna ho te, ma il senso del fallimento resta e certi giorni unito alla tua mancanza fa macelli."
Non racconto nulla. Resto qui immobile ad aspettare. Cosa non so.

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Una risposta a

  1. Masso57 ha detto:

    Lui ha te, per fortuna (non solo) sua; tu non devi aspettare o fare assolutamente nulla.
    A te è sufficiente esistere per esserci.
    Per lui.

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