Siamo tutti diversi, ma l’amore non lo sa e combina macelli.
Perchè accade che ci si voglia sinceramente bene ma non ci si capisca, non si riescano ad incastrare le tessere del puzzle, le aspettative di uno non sono quelle dell’altro, uno parla italiano e l’altro aramaico e si fa finta di capire per delicatezza, bisogno.
No che non sto parlando di me. Non ho volutamente inserito Shinystat, m’interessa poco o niente dove siete, che server usate, quante volte al giorno/settimana passate, però il counter lo vedo. Ci sono giorni in cui sfilano qua settanta, ottanta presenze. A volte mi chiedo chi siano, cosa sperino di trovare, quale curiosità le spinga. Sono parecchio monocorde. Qualcuno mi ha detto "Sembra quasi di rompere le palle intromettendosi nel tuo rivolgerti ad Ivan."
Non è così. Spesso scrivo spinta dal bisogno di disegnare qualcosa che ho visto: un volto, un cagnolino, un’anziana signora, il colore caldo delle luci che si accendono al crepuscolo, un odore, un sapore. Cose che mi restano dentro, che poi magari racconto anche a lui, a Ivan, nei nostri ritorni a casa la sera. Altre volte le sensazioni mi restano dentro perchè non tutto posso dirgli, come questa cosa che l’amore non lo sa che siamo tutti diversi, e fa danni devastanti. Per mancata accettazione, per errata lettura dei sentimenti e delle aspettative dell’altro. Sta capitando in questi giorni a due persone alle quali voglio molto bene. Due storie diverse, diversissime, ma un uguale comune denominatore: l’altro/a non capisce, non vuole capire, o forse semplicemente non può, non ce la fa. Qualcuno aspetta cose che non arriveranno mai, qualcun altro traveste una relazione lunga da grande amore. Nessuno è contento. Tutti stanno male.
E io e te? Io e te. qualche notte fa ti ho sognato, io che non ti sogno mai. Era un sogno confuso, piazzato forse nella tua città. Mi parlavi di programmi, una mostra da andare a vedere poi fuori a cena ma io non avevo un posto dove andare a dormire, volevo prendere il treno e andarmene a Bologna, Piero mi aspettava. Tu non eri contento ma io lì da te non avevo un posto dove andare. Ho aperto gli occhi: l’Oregon scientific proiettava 5.35AM. Mi sono alzata lentamente. In bagno c’era ancora profumo di bagnoschiuma al muschio bianco. Ho acceso il riscaldamento, sono andata in cucina: la tavola per la colazione era pronta come sempre dalla sera prima. Ho acceso il fuoco sotto al bollitore della Alessi. Quanti thè consolatori nella mia vita. Fuori la nebbia di ottobre e le sagome dei pioppi, la macchia di rosa dei gerani ancora incredibilmente belli. Penso a te che dormi i tuoi sonni spesso sfiniti, spesso poco tranquilli. Ti accarezzo e tu non lo sai. Ti capisco. Ti leggo. Mi capisci. Mi conosci. Per una volta mi sento in pace col mondo.

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7 risposte a

  1. bbbk ha detto:

    E’ una cosa bellissima essere in pace col mondo… e la comprensione reciproca.

    Un saluto, e un abbraccio!

  2. abreast ha detto:

    io sono uno dei commentatori… ma ormai dovresti sapere che non “spero di trovare” nulla! vengo qui solo perchè mi piace ciò che scrivi, solo questo.

  3. utente anonimo ha detto:

    Abreast, ma tu ci sei: lasci un segno. Pensavo a chi legge in silenzio, liberissimo ovviamente di farlo.
    Tutto qui.

    Ciao.

    S-

  4. utente anonimo ha detto:

    io ti leggo spesso, e non commento mai o forse l’ho fatto solo una volta…non lo faccio per il semplice fatto che nn penso sia necessario, non sembra tu ne abbia bisogno,non sembra che ti importi se uno commenta o no,sei cosi avvolta nei tuoi pensieri, che sembra di disturbare ….magari mi sbaglio per carità ma questa è la mia sensazione…

  5. Masso57 ha detto:

    Il tuo post sembra invece un puzzle, e la sensazione del tuo racconto è che manchi una tessera sola per completarlo e tu quella tesserina la tieni tra le dita, quasi intimidita dall’idea di completarlo, anche se sai che così ve bene comunque, ed in tanti si passa senza fare rumore per non deconcentrarti dalla tua impalpabile, eterea, timida soddisfazione.

  6. utente anonimo ha detto:

    Io passo sempre, ti leggo e qualche volta commento, altre volte no, sono l’omonima, quella che ogni tanto si intrufola, non è invadenza, prendilo come un sorriso da lontano, prendila come una soliderietà che arriva da altrove…in fondo non siamo così diversi, in fondo non siamo così distanti.

    un abbraccio da un’altra Simona

  7. RobertoTossani ha detto:

    L’amore lo sa benissimo che siamo tutti diversi.
    Infatti se ne sta lì ridendo, guardandoci e facendosi chiamare in infiniti modi diversi.
    L’amore è un bastardo vecchietto che non riuscendo più a trombare fa il voyeur.

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