Ieri pomeriggio tornando a casa ricevo una tua telefonata. Nulla di strano, ci sentiamo spessissimo durante il giorno; la cosa strana era che ti trovavi nella sala d’aspetto del dentista.

"Ho provato. Non ero sicuro di trovarti."

"Perchè? Perchè non avresti dovuto trovarmi?"

Non me l’hai saputa dare una risposta. Quant’è strana la vita, quanto strani alle volte i rapporti umani, i giri della mente. Ho l’abitudine di non chiamare mai I., nemmeno quando è in ufficio, nemmeno se lo so da solo. Un pò me lo sono autoimposta io, molto tempo fa, non appena mi chiarì il suo status. Mai portata la fede, ma al secondo caffè mi disse "Sono sposato. Da dodici anni." Per me questo mise in moto una serie di meccanismi tra i quali uno: non cercarlo MAI. A rigor di logica questo dovrebbe far scattare IN ME la paura di non trovarlo, invece chissà perchè accade il contrario. Eppure io sono sempre rintracciabile, il telefono "vero" è il cellulare. Tu non sei sempre rintracciabile; a casa il cellulare è rigorosamente spento, guai se arrivassero messaggi. Lo apri di tanto in tanto per mandarmene o vedere se te ne ho mandato uno. Eppure ti prende di tanto in tanto l’ansia di "non trovarmi". Paura di perdersi. Anch’io ce l’ho ma la mia paura è proiettata avanti, in un tempo e in modi indefiniti. Niente è per sempre, anche quando vorresti con tutto il cuore che lo fosse.
E così parlavo con te nella sala d’attesa del dentista e un frullo di pensieri in testa, un bellissimo pezzo di Moby nell’aria:"Eighteen". Sono arrivata a casa, ho fatto la spesa, sono andata a prendere Franci in palestra, ho fatto la pizza, le polpette, pulito le verdure. Leggera, sì. Anche se il momento dello yoga era già dietro le spalle. anche se per vivere al meglio bisogna sapersi raccogliere ogni giorno, senza dimenticare di accogliere gli altri.

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2 risposte a

  1. whydoc ha detto:

    dici che funziona?

  2. Masso57 ha detto:

    Traduzione: “Ho troppo bisogno di te e non posso perderti neppure un istante”.
    Chiaro,no?

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