Tema:

 

La parrucchiera Mary.

 

 

 

Svolgimento.

 

La parrucchiera Mary l’ho scoperta da poco. Passavo davanti al suo negozio anonimo, stile anni ’60, la vetrina delimitata da una tenda bianca, una tenda proprio, come quelle dalle finestre. Esposte in vetrina due testoline agghindate da parrucche variamente pettinate: a riccioli, raccolti, a treccine. Poi campioncini di profumi vecchissimi, in primavera ed estate fiori, poi fiale di prodotti per i capelli. L’interno del negozio non si vede. Ho sempre visto entrare signore di età media attorno ai settant’ anni. A passare davanti al negozio della parrucchiera Mary ti chiedi come con un negozio così antiquato una possa sopravvivere.

 

La mia parrucchiera si chiama Manuela. E’ un’omona alta e forte, i capelli tagliati a spazzola, sempre pienissima di lavoro, molto brava, aggiornatissima. Lavora per appuntamento e quindi finisce che essendo io sempre in giro come le ceste rotte ci vado, se riesco, nel fine settimana, altrimenti mi servo della catena Jean Louis David quick service, che trovo a Padova e a Milano. Un giorno, qualche tempo fa, telefono a Manuela per un appuntamento ma la risposta è  " Siiiiimoooooooo! Gioooooiaaaaa! mi spiace ma proprio non riesco a trovarti un posto! Sono pienissima!" Della serie "ciavete", con l’accento sulla A, come si dice qua nel Veneto.
Sono disperata, sono stanca e non ho voglia di perdere un’ora dietro ai miei capelli. IDEA…Passo davanti alla parrucchiera Mary, tanto per provare…
Entro e mi ritrovo sbalzata indietro nel tempo di almeno trent’anni: pareti rosa salmone, poltroncine in sky nero, divanetti con casco sovrastante, un piccolo guardaroba all’entrata, di fianco a un desk piuttosto pretenzioso col telefono, l’agenda, una ciotola d’argento colma di caramelle e cioccolatini.
Mi viene incontro una ragazza con un inconfondibile accento comasco:

 

          Buongiorno signora. In cosa possiamo esserle utile? – Proprio così. Mi guardo intorno. Sulle poltroncine in similpelle l’età è tra i settanta e gli ottanta. Una vecchietta sobbolle sotto uno strano casco a vapore, roba che non vedevo da vent’anni. Vabbè ma io non ho voglia di lavarmi i capelli a casa.

 

          Vorrei fare la piega…a phon. – Ce l’avranno un phon?

 

          Ma certo, se ha pazienza un attimo perché noi lavoriamo su appuntamento, però in una decina di minuti la metto sotto.- Dice “certo” e “essere” con
la E
chiusa. Bergamo o Como? – Gradisce un caffè? L’abbiamo appena fatto. – Fanno il caffè in negozio?? Non vedo le classiche macchinette.

 

           Bèh…grazie…- Voglio vedere da dove lo tira fuori il caffè. Scopro che nel retro hanno una grossa moka elettrica, e le tazzine di ceramica, e le confezioni di crema monoporzione. Oh caspita…

 

 

In quattro e quattr’otto mi ritrovo tra le mani di Debora, senza H, di Como. Mi racconta che è tornata qui da sette anni perché la madre è originaria di qui. Il suo ragazzo, comasco, l’ha seguita. Lui fa il muratore. Intanto lavora velocemente i  miei capelli; è bravissima, velocissima, gentile. Di tanto in tanto mi abbandona un attimo per fare cassa aiutando poi la vecchietta di turno, tornata come nuova, a infilarsi il cappotto. La proprietaria,
la Mary
, è un donnone baffuto e silenzioso che controlla le sue due lavoranti in modo discreto mentre taglia o mette la tinta. L’ambiente è fuori dal tempo e rilassante, la piega perfetta, il conto modesto.

 

          Avete un biglietto col numero di telefono? Così magari un’altra volta prendo l’appuntamento.

 

 

          Ma certo. Ecco qua.

 

 

Il biglietto da visita fa pendant col resto del negozio: rosa cipria, in un angolo il disegno di una donnina anni ’40 con tanto di cappellino e mano guantata appoggiata al mento.

 

 

Parrucchiera Mary. Nel 2005. Altro che Jean Louis David e i suoi asettici saloni dove appena entri ti incartano come una caramella nel camice azzurrino e ti infilano nel taschino la scheda con ora, cognome, trattamento scelto.

 

 

 

 

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5 risposte a

  1. utente anonimo ha detto:

    Un po’ come quando vado dal mio parrucchiere (dovrei forse dire barbiere) di origini siciliane.
    Si riesce ancora a parlare di calcio e politica allegramente.
    E puoi restare a chiacchierare anche dopo il taglio.

    .texte.

  2. PC1969 ha detto:

    Per un periodo ho provato anch’io l’ebbrezza del taglio ultramoderno ed ultraveloce delle catene dei tosatori folli.
    Poi son tornato dal mio buon vecchio barbiere di sempre , visto e considerato che :
    1 ) la differenza di prezzo e’ minima ( 21 Euri anziche’ 17 ).
    2 ) La qualita’ del taglio e decisamente superiore
    3 ) il trattamento umano e’ decisamente di un altro livello. non sono uno dei 100.000 pecoroni ma un cliente.

    Poi vuoi mettere il benvenuto ?
    “Bella Pavlen! Cum stet? Incu’ l’e’ un bel fraschen eh? Sta ban attenti an zlerat i maron! Ah Ah Ah Ah…”.
    Non cambiero’ mai piu’ il mio barbiere!

    Buona giornata! E buon taglio/piega… :-))

  3. Masso57 ha detto:

    Che bel sapore di antiche cortesie, di sapori di vita persi..azzardo un paragone: una buona sana vecchia gallina di campagna in confronto ad una di quelle orribili buste con cento galline che pesano tutte uguali nel supermercato, banco frigo, il secondo da destra?

  4. Dovesei ha detto:

    Cortesie di un tempo che non ci permettiamo più di ritrovare o di cercare. Vedo che per gli uomini il barbiere ha mantenuto un sapore quasi da circolo privato. Ma li danno ancora i calendarietti con le donne nude?

    Pavlen- ma allora tu sei uno che mette le cose nel “bavule” della macchina! 🙂

  5. PC1969 ha detto:

    Come no! Sono anche un “poveta” e per aprire la porta do’ il “tiro”… :-)))

    Un abbraccio virtuale!

    PS : povar Bulagna! :-((

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