Vedersi per poco, al volo proprio, può essere un problema?
Può diventarlo. Dopo che ci si è visti. Va bene va bene, mi ripeto il solito mantra (iosonodiversa-tuttisiamodiversi) però…uffa.
Succede che io debba andare urgentemente a Milano. Succede che debba farlo nell’arco di una giornata e che decida, nonostante l’ansia che quel tratto di autostrada mi provoca in questa stagione, decida di andarci in auto: il treno mi farebbe perdere troppo tempo. Io amo guidare, mi piace proprio, mi da tempo di organizzarmi mentalmente e non mi stanca fisicamente, ho un’auto nuova e sicura, non ho problemi. L’ansia di andare a Milano a dicembre sta nel tratto Verona-Milano, nella nebbia, nei maledetti stramaledetti TIR ma ho i nervi saldi, alla fine tiro un tot di moccoli ma arrivo.

– Te la senti al ritorno di fermarti a Brescia?

– Certo, se non ho fatto troppo tardi certo. Ti pare che con le attrattive che ha Brescia io non mi fermi?

– Bèh…attrattive…ti accontenti di poco… – La solita captatio benevolentiae.

– Massì, allora guarda…tiro dritto.

– Dai scemotta! Dove ti vengo a prendere?

Concordiamo per Brescia Ovest. Alle tre e mezza. Arrivo e sei lì. Sempre quel piccolo colpo nel petto quando ti vedo. Sempre così caldo, naturale, ritrovarsi abbracciati stretti, scompigliarti i capelli, respirarsi. Passi le mani sul mio viso, sul collo, so che hai bisogno di ritrovarmi. Mi slacci la cintura del cappotto a ritrovare i miei fianchi, sospiri.

– Ciao te…Ciao amore bello.

Ti guardo. Quegli occhi porca miseria, quegli occhi che spiegano tutto. Sei bello, non te l’ho mai detto ma sei bello, con quel viso mobilissimo segnato da due solchi un pò amari ai lati della bocca, con la pelle spruzzata di efelidi, un pò rigido nel tuo cappotto grigio scuro, i capelli, tanti, che ti ho spettinato. Sai di buono. Ci guardiamo come due affamati. C’è poco tempo. C’è tempo per un nulla ma C’E’.

– Dove andiamo? Hai fame? Hai freddo? Ti porto da Zi*lioli, quello bello. Ti va?

Zi*lioli è un bar pasticceria con due sedi: una un pò decentrata ma meravigliosa: una villotta con giardino sopravvissuta agli stradoni, ai palazzoni, all’orrenda Coop cresciuta lì di fianco; una villotta anni ’30 con giardino, d’estate si può stare fuori, d’inverno pure, c’è un gazebo attrezzato con una di quelle stufe a fungo ma preferiamo stare dentro, una meraviglia: saletta con boiserie o saletta con veranda, tovaglie di fiandra, argenti, profumo di caffè e cioccolato. Non c’è molta gente. Se abbiamo tempo andiamo da "quello vecchio", la sede storica, un locale vecchiotto e confortevole sempre pieno zeppo. Oggi c’è poco tempo e il posto è molto più appartato. Ci sediamo, ordiniamo un caffè e un cappuccino, una minerale, portano della biscotteria. Mi guardi-mi guardi-mi guardi. Ti guardo-ti guardo- ti guardo. Al tavolo di fianco un uomo e una donna parlano di università. Sorrido. CHE PALLE.

– Sei stanca?

– Non più di tanto, poi a quest’ora e con ancora 190 chilometri da fare non ci devo pensare. Tu? stai bene? Che c’è?

– Niente…E’ l’averti qui per così poco…E’ che ti fai un sacco di strada…

– Ivan, scusa se ti posso sembrare maleducata ma non è che l’ho fatta SOLO per te! Passavo di qua, che vuoi che sia uscire al casello!

– E’ che io sono perennemente bloccato qui, dal lavoro che faccio, da…tutto il resto.

– Sai come si chiamano queste? Seghe mentali. Piantala dai.

Mi abbracci, mi baci sulla punta del naso.

– Razza di tedesca!

– Bèh…sì, anche.

Non capisco. Non capisco dove sta il problema e soprattutto perchè debba ESSERE un problema. Due vite, due lavori, due famiglie, due città. Una storia. Ognuno "fa" ciò che sa di poter fare. Lo so che i nostri incontri a metà strada non ti bastano più ma io taccio, lascio scorrere il tempo a nastro. Qualcosa accadrà, qualcosa accade sempre. Non ti spingo nè ti tiro anche se so che tu vorresti che io lo facessi di più. ti lascio la libertà di percorrere la tua strada e la nostra. Sai che ci sarò. non mi piacciono le scene, i sotterfugi, il soffiare sul fuoco. Vivo il presente, accarezzo il passato e di sicuro un occhio al futuro lo do ma senza grandi aspettative: troppe cose devono ancora accadere.
Mi dai un pacchettino, una piccola busta: Studio Tre c’è scritto sopra. E’ un bracciale indiano d’argento brunito e pietre di un blu trasparente e scuro come il mare quando è fondo fondo.

– Per te…per Natale o…così…perchè l’ho visto e ti somiglia.

Caro, complicato, impossibile amore mio. Quanto, quanto di tutto.
Sono tornata a casa. Ieri ho appeso la coroncina natalizia alla porta. Un altro anno, un altro tuo compleanno, presto un altro mio, poi Natale, Capodanno, tu lì, io qui ma tu qui e io lì. Quanto.

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7 risposte a

  1. abreast ha detto:

    che meraviglia di post!!!

  2. bbbk ha detto:

    Si’, bellissimo post.
    Non aggiungo nulla, solo un caloroso abbraccio!

  3. ChakraKan ha detto:

    approfitta che è natale e che siamo tutti più buoni, diglelo che è bello!

  4. Masso57 ha detto:

    quando 1+1 è uguale ad 1

    (e vai!!!)

  5. dolcemelody ha detto:

    mille volti intorno a me dentro cui cercare te, mille volte come se ti sentissi ridere….
    L’amore è questo, si puo stare lontani, ed essere vicini sempre…piccoli gesti, parole, sfumature, e anche le cose non dette, quelle che restano in sospeso…l’amore quello che lega due persona “dentro”, va oltre tutto…
    forse è banale, ma io la penso cosi…

    Belle come sempre le emozioni che trasemtti.

  6. linea ha detto:

    Sono passata qui già un paio di volte e ora ti lascio un saluto!

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