Che oggi non ho voglia nemmeno di cercare di capire nessuno: figli, marito, Giovanna, mio padre, ognuno si sbraccia, tenta di imporsi, pretende. Ho gli occhi che bruciano per la stanchezza, per il freddo e il sole accecante. Potermi mettere in pigiama e andare a dormire. Poter far tornare indietro il tempo quel tanto che basta a trovare un giorno lieve, ma non si può.
Oggi non mi riesce nemmeno di capire te, la tua gelosia, le tue amarezze. Oggi leggerei, dormirei per poi alzarmi per poi farmi un thè e tornare a dormire nella sera illuminata dalle luci natalizie. Oggi non sento di appartenere a nessun posto, a nessuno.
C’è una me che tutti vedono. Si è alzata, ha preparato la colazione, portato Francesca a scuola, è andata in banca, dal macellaio, dal panettiere, ti ha risposto "Sì, certo, capisco. Sì richiama, non dovrei avere impegni particolari".
Poi ci sono io che non è vero che capisco. No, non capisco: le paturnie adolescenziali, le pretese, le vite finte, la micragnosità, le donnine che vengono a pulire i vetri, la gelosia che rende aspri e dispettosi come bimbi di tre anni. Io che mi rifugerei in un luogo non luogo, una camera d’albergo con vista su una stazione di servizio a chiedermi dove va tutta questa gente, che vuole, che sogna, se sogna.
Invece c’è la me che tutti vedono che è molto saggia, che sa di doversi preparare all’apnea di questo mese che dovrebbe essere uno dei più belli ma non lo è: è stato molto più bello luglio, o settembre, o novembre. Una tenaglia allo stomaco, Luca mi parla dei regali di Natale, Giovanna di un tizio di Como che ha conosciuto in una chat. Giovanna. In una chat. Quando mai avrei detto, e invece in un giorno di solitudine totale e spiazzante ha fatto log-in con chissà quale nomignolo e immediatamente si è materializzato Mr. Right che poi chissà se è veramente così: colto, raffinato, fantastica parlantina. Giovanna ha paura adesso perchè lui la vuole incontrare ad ogni costo, ha paura e chiede a me, cazzo. Ma che ne so io. Che vada, lo incontri in pieno giorno in piazza davanti a un aperitivo. Se non altro sarà una botta di adrenalina. Oppure che gli dica che è un cafone appiccicaticcio perchè uno che ti dice che quasi tutte le donne dopo i 46-47 sono "sfasciate", complimenti tu non sembreresti così e poi la fagocita ogni volta che vede il suo nome in chat per me è un cafone appiccicaticcio. Attenta Giovanna, vacci coi piedi di piombo ma poi a me cosa importa. Così come non m’importa, non capisco come possa darti fastidio una che fa le pulizie a casa tua. "Mi sento a disagio. Sento i miei spazi invasi, cazzo, proprio l’unico giorno che sono in ferie così ho litigato, mia moglie mi fa girare i coglioni, aspetta che sta tizia è arrivata. Ti trovo più tardi? Che programmi hai?" Una stanza d’albergo con vista sulla stazione di servizio. Distruggere ogni modo di comunicare con me. L’altra sera una specie di piazzata via sms, una scenata di gelosia in piena regola, a me che oltretutto ODIO comunicare via sms. Ieri pomeriggio un raid per negozi con mia figlia in versione "fa tutto schifo. Io sono OLTRE la moda. Sono alternativa io. Fa tutto schifo tranne Curt Cobain". Curt Cobain è morto tesoro, e la sua musica era cacofonica, e uno che intitola un disco "Incesticide" e scrive sul pancino di sua figlia neonata "Dirty Girl" sta bene morto, polvere, concime.
"Tu mamma ascolti quella roba tristissima, De Gregori, e poi quei suonatori da fiera, i Modena City Rambler, che schifo! Poi ho freddo, poi non c’è NIENTE che mi piaccia."
"La vuoi una cioccolata calda? Vuoi che andiamo in quel negozio là a vedere se…"
"Fa schifo la cioccolata calda del bar. Meglio il ciobar. No, in quel negozio GIA’ LO SO che non c’è niente che possa andar bene per Luca."
Sono partita a testa bassa verso il parcheggio. "Non mi rivolgere più la parola Franci, OK? Chiudo le comunicazioni."
Basta. Torno a casa per scoprire che la cena non è di gradimento di Sua Maestà. Nulla di ciò che cucino è mai di suo gradimento: faccio un primo? Avrebbe voluto una bistecca. Faccio una bistecca? Sarebbe stato meglio un pò di pasta. Pasta al ragù? Pesante. La vuole all’olio. Pasta all’olio? SEMPRE PASTA ALL’OLIO? Primo e secondo? LUI deve stare leggero. Solo un primo con un contorno? Possibile che in questa casa non si cucini mai qualcosa che uno torni a casa e trovi…chessò? Due patate al forno!
Ficcatele su per il culo le patate al forno.

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11 risposte a

  1. tristefine ha detto:

    Ho letto un po’ del tuo blog…è molto interessante. Complimenti…

  2. PC1969 ha detto:

    Ciao Simo!

    Decisamente brutta giornata eh ?
    Capita… Soprattutto quando bisogna mantenere una certa apparenza a dispetto di tutto il resto.

    Ho riso molto al pensiero di una patata sbollentata nel culo : curioso , da spettatore , di vedere l’effetto… :-)))
    Dai che scherzo , si prova a farti sorridere un po’…
    Per la cornaca , sono in ufficio ed in sottofondo ho “Sfighe'” di Mingardi…

    Comunque oggi tira un po’ il sedere anche a me, sara’ la stagione.

  3. Masso57 ha detto:

    Ed io che mi lamentavo del tentativo, costatomi un intero mattino con blocco finale dell’auto in mezzo al traffico e minaccia di mollarlo li’ in mezzo, di comperare un giubbotto nuovo al mio figliolo dato che perde piume peggio di un’oca messa in acqua bollente….
    Ci sia un virus, nell’aria?

  4. vitarosa ha detto:

    Prima ancora di leggere l’intero post… alle Cinque terre mi tocca andarci per forza, si potrebbe dire che è masochismo… ma stavolta no, non ho scelta.
    Ieri sera ho dovuto fare patate arrosto… ecco perché l’ultimo paragrafo mi ha strappato un sorriso…

  5. abreast ha detto:

    le “giornate no” ci sono per tutti… evidentemente da qualche parte qualcuno ha deciso che oggi doveva essere il tuo turno, mi spiace!

  6. vitarosa ha detto:

    E dopo aver letto…
    Quanto vorrei quella stanza d’albergo anch’io.
    E lascia che Giovanna ci sbatta il muso da sola, come tutte, è l’unic modo per cominciare a capire come sono gli incontri di chat.
    E i figli… ah i figli… Bisognerebbe lasciare che anche loro sbattano il muso ogni tanto, invece no, noi siamo sempre lì a proteggerli, a dare, dare dare, senza mai avere niente in cambio.
    Una stanza d’albergo per una settimana di libertà…

  7. vodkalemon ha detto:

    mi piace quello che scrivi.
    non conosco la tua cucina ma, assodato che io non so fare nulla, credo non potrebbe che piacermi anche quella.

  8. utente anonimo ha detto:

    Avremmo tutte bisogno di una stanza per poter semplicemente lasciare tutto il resto furoi dalla porta. Sbatterla e non esserci per nessuno e cercare di ascoltare quei due o tre pensieri che passano per la testa.
    Buon fine settimana!

  9. dolcemelody ha detto:

    Questa sera non ho voglia di tornare a casa,
    quasi quasi resto fuori, così non servono le chiavi, così non servono i valori
    questa sera non ho voglia di tornare a casa, quasi quasi mi chiudo fuori
    tanto a casa è sempre tutto uguale io stasera abito qui.
    Questa sera non ricordo dove è casa mia, quasi quasi mi perdo ancora
    così nessuno viene qui a cercarmi, così nessuno può trovarmi.

    a chi non capita mai? un posto solo tuo dove lasciare andare i pensieri…o semplicemente non pensare..

  10. Dovesei ha detto:

    Dunque il desiderio di scappare a nascondersi in un non-luogo appartiene a molti. Sarà il Natale? Forse quest’aria di spesso forzosa armonia e volemose bene acuisce certe sensazioni.

  11. RobertoTossani ha detto:

    Sei splendida quando ti sfoghi così.
    Viene fuori tutta la tua forza e tutta la tua fragilità.
    E comunque non tutti gli incontri in chat sono da scartare.
    E comunque ieri sera ho fatto le patate al forno.
    E comunque, comunque: spesso.

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