Procediamo cauti nel countdown natalizio. Al solito ma forse più del solito sento persone insofferenti che sperano che "passi presto", quasi fosse un’influenza. L’unica verità possibile è che la quasi totalità delle persone non sta bene nella propria vita, oppure è troppo stressata per godersi questi giorni.
Io non sto nè bene nè male. Già liquidata la cena coi colleghi mi resta una cena in piedi con la fondazione per la quale lavoro, cena quest’anno posticipata a giovedì prossimo per essere progressisticamente politically correct, quasi che il natale stia diventando un marchio a fuoco, un segno d’appartenenza. Forse lo è stato in passato ma mi domando che senso abbia tutto questo, tutta questa paura di "offendere" chi ha una religione diversa, un credo diverso. Poco lontano da dove abito vive una famiglia di albanesi. Sono un esempio perfetto di integrazione: fanno l’albero di natale ( vero, e sopravvive rigoglioso da un paio d’anni ) già a metà novembre; piace ai loro due bambini. La piccola, che inizia ora a camminare, gioca a calcio con le palline mentre il padre la sorregge sotto le braccia. Vanno sul sagrato del duomo ogni domenica ad osservare i miei concittadini imbacuccati, incappellati, impellicciati. Chiacchierano col parroco, si godono il sole pallido. Se tutti fossimo più rilassati, meno prevenuti, ringhiosi, circospetti, ecco forse vivremmo meglio.
Io e te un pò facciamo finta di niente un pò no. lo sento che avresti bisogno di tante cose, cose mie e tue, cose da fare insieme con tranquillità, invece siamo rimasti al caffè da Zi*lioli, a un abbraccio forte forte forte, a me che salivo in macchina, a te che salivi in macchina e ognuno a casa propria. Oggi mi dici
"Ho il tuo cd. Me l’ha procurato M."
"Quale mio cd?" Non capisco. Poi realizzo; ogni anno il gruppo per il quale lavori emette un cofanetto rigorosamente numerato con due cd di musica classica, edizioni abbastanza rare. Quest’anno è Muti che dirige lo "Stabat Mater" di Pergolesi. Tu hai fatto in modo di procurarlo dato che nemmeno a te spetta. Mi intenerisci con questi piccoli gesti.
"Grazie tesoro."
"Niente…non è niente…vorrei potertelo dare per natale assieme a un’altra cosa…Vuoi che ti spedisca…"
"NO!" Il mio è un no deciso, senza appello. "Se regalo dev’essere lo voglio da te, dalle tue mani, e voglio abbracciarti e darti il mio."
"Hai ragione amore. Hai ragione."
"Il nostro natale ce lo inventeremo quando si potrà, e sarà bello come sempre, ok?"
"Certo. E facciamo in modo che sia il prima possibile."

In fondo al mio armadio "estivo" c’è un pacchettino di carta velina, anonimo. Dentro c’è una cravatta di Gucci degli anni 60, autentica, e autentico colpo di fortuna scovato con Piero all’Antoniano di Bologna dove lui va in cerca di capi vintage, vecchi pizzi, cappelli Borsalino, foulards firmati di cui la gente si disfa perchè non sa, o semplicemente perchè appartengono a persone che non ci sono più, o perchè venuti a noia. Bottino di un mese fa: un foulard di Hermes, sempre anni ’60, cinque cravatte di Gucci in seta, queste provenienti da un negozio che ha chiuso i battenti mesi fa. Era un negozio di abbigliamento maschile superclassico, me lo ricordo da sempre anche perchè il figlio del proprietario veniva a scuola con me alle medie. I fondi di magazzino sono finiti all’Antoniano comprese queste bellissime, intramontabili cravatte. Piero le ha pagate due euro l’una: la vecchietta (volontaria) messa lì per vendere nemmeno sapeva, forse, che Gucci fosse un marchio di prestigio. Adesso quattro cravatte sono annodate al collo di un manichino anni ’40, a 70 euro l’una, la tua è impacchettata e nascosta tra i miei abiti estivi. E’ in seta verde scuro, arabescata a colori pastello. Ti aspetta.

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5 risposte a

  1. ChakraKan ha detto:

    la tua prosa appassiona e migliora di giorno in giorno. Un bacione. Con i miei auguri.

  2. abreast ha detto:

    lo confesso: anche io sono tra quelli che “sperano che passi presto”! devo forse pensare di non star bene nella mia vita? probabilmente è così, non lo nego.
    volutamente non affronto il discorso dal punto di vista religioso, perchè ciascuno è libero di pensarla come crede. io personalmente immagino già come sarà la 3-giorni dal 24 al 26 e non mi piace più di tanto, ecco perchè affermo che è meglio che passi presto… ma è solo un’opinione personale, ovviamente!

  3. RobertoTossani ha detto:

    Inizio a non avere più parole per dirti quello che sento leggendoti: questo post e quello precedente.
    Tu le trovi, sanno trasmettere molto, forse troppo.
    E io mi ritrovo muto.
    Bacio.

  4. Dovesei ha detto:

    E io resto muta nel sapere di lasciare te spiazzato.

    Fammi sapere.

    Un bacio.
    Simo

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