Ma sì dai, buttiamola sul ridere. Ma è mai possibile che in un paio di settimane possa succedere che:

A) Si perdono la bisnonna portata all’ospedale per un controllo neurologico ( ha l’Alzheimer ) perchè nel frattempo la figlia della suddetta nonna è andata al bar.

B) La nipote e figlia delle succitate signore non abbia voglia di aspettarle, vada a farsi un giro al centro commerciale e nel frattempo rimanga coinvolta in un tamponamento a quattro, auto a mò di origami.

C) La figlioletta adolescente continui a raccontare balle a raffica su dove/come/con chi vada salvo poi farsi venire a prendere a qualunque ora dopo aver tenuto spento il cellulare a suo comodo.

D) Sparisca il cane di casa, poi ritrovato tre giorni dopo, nel frattempo venga proclamato lutto proviciale salvo poi una volta ritrovato riabbandonarlo sul terrazzino di casa per giornate intere. Mi si dice che il cane è "abbattuto". Te credo: di essere tornato a casa!

Ma sì, meglio sorriderci amaramente sopra pensando che in fin dei conti ognuno ha il suo piccolo inferno e ci convive come può. Quando ti ascolto raccontarmi questa quotidianità spesso aberrante sono combattuta tra il dirti "Ma dove/con chi vivi" oppure che, forse sarebbe iul caso di prendere in mano le redini della situazione in qualunque l’orgoglio o la preoccupazione o quant’altro ti suggeriscano. Invece ti ascolto e taccio come ho (quasi) sempre fatto. Ti ho soltanto detto che, comunque sia, sai dove trovarmi. Non l’avessi mai detto.

– SAI CHE CONSOLAZIONE SAPERTI LI’ E IO QUI???

Ah bene, siamo nel pieno di una crisi di autocompatimento misto autodistruttività, he? Benissimo. Detto. Fatto. Non mi sono fatta più trovare. Non per tanto, no: una mezza giornata. Quanto è bastato a mandarti letteralmente e definitivamente in tilt. Non appena ho riacceso il cellulare ha squillato. Si sà, il tastino magico è una mano santa.

– DOVE SEI?

– A casa. Perchè?

– Non eri rintracciabile…da parecchio.

– Infatti era proprio spento.

Ti sento deglutire la rabbia, lo sconcerto.

– Come mai?

– Perchè sono stanca. Avevo bisogno di isolarmi.

– Bèh…spero che non diventi un’abitudine perchè significherebbe che qualcosa non va, anche se so, LO SO che sono io coi miei casini la causa di tutto. Che devo fare?

– Non lo so Ivan. Davvero non lo so. Io non vivo lì, però esistono dei livelli di tollerabilità che non andrebbero superati. Per come la vedo io tu lasci troppo spesso che vengano superati.

– L’unica cosa che dovrei fare è andare via.

– Sai che io non voglio nè posso spingerti in nessuna direzione.

– Io aspetto solo che A. sia più grande, che non abbia più bisogno di me, che Luca e Francesca anche loro…

Non so che dirti. Che i figli avranno SEMPRE bisogno di noi?
Che non mi arrogo il diritto di giudicare perchè sono madre, e i figli restano quasi sempre con la madre?
Che penso che tua figlia abbia sì bisogno di te, ma in un modo che non è quello che intendi tu? In realtà tu hai il sacro terrore del Salto, e della solitudine, dello sperdimento che ne consegue. Non so darti torto, è umano che sia così.
Intanto vado avanti, sempre.

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6 risposte a

  1. PC1969 ha detto:

    “LO SO che sono io coi miei casini la causa di tutto. Che devo fare?”
    Appunto…
    Caricarsi di una buona dose di coraggio e affrontarli.Da soli non se ne vanno…
    Parlo per esperienza, la figlia ce l’ho anch’io. Anzi , piu’ stanno li piu’ diventano grandi. E si passa per “pistoloni”.
    Poi , come diceva il grande Fabrizio De andre’ , preferisco avere una vita con dei rimorsi che una vita con dei rimpianti.

    A Presto!

    PAVLEN

  2. utente anonimo ha detto:

    Passo di qui per la prima volta e un po’ ti ho letto. Considera le mie parole con il peso che hanno: quello quasi nullo di una che non ti conosce affatto. Vorrei dirti solo una cosa: perché pensi di non avere il diritto di essere felice a prescindere da tutto? Perché non fai qualcosa solo per te stessa? Perché non ti allontani da un marito con cui non hai più nulla in comune se non i figli? I tuoi figli sono grandi, capiscono benissimo qual è la situazione. Guarda che Dio ci ha concesso solo una vita, non farla trascorrere aspettando che qualcun’altro decida per te… che lui si liberi dei suoi casini, che la figlia cresca, che che che… devi pensare a te stessa!
    Alessandra

  3. abreast ha detto:

    tu non hai idea dell’interesse con cui seguo ciò che scrivi in queste tue pagine…

  4. utente anonimo ha detto:

    una volta una persona mi ha detto…ma solo per me conta il principio nel bene e nel male? mi chiedo se questa formula valga anche quando manca l’amore, è l’amore che ti fa affrontare ogni ostacolo, ogni sofferenza.
    Ma quando l’amore non cè piu ha senso restare? vivere una vita insoddisfatti sempre è giusto? e farla vivere anche agli altri? perchè si può smettere di amare, ma di essere amati?
    a volte si resta per paura, anzi il piu delle volte, la paura e il peso della scelta, ognuno ha il suo punto di rottura, a volte arriva a volte no, e allora si vive una vita che diventa una prigione. senza sbarre ma con dei muri invisibili.
    scusa la riflessione.
    ciao
    dolcemelody

  5. Spuma ha detto:

    Ti sento sempre più amareggiata, cara Simo. Dai, fammi un sorriso 🙂

  6. pensierieaparole ha detto:

    Scusa, ma credo che le suddette signore avrebbero bisogno di una sano e vigoroso manrovescio da parte del tuo Ivan… Quando ci vuole ci vuole!!! Un bacio Simo…

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