Stamattina quando già ero in auto mi sono resa conto di non aver messo il profumo, uno dei miei piccolissimi riti rincuoranti: il profumo, gli orecchini grandi a cerchio o quelli piccoli antichi, il rossetto, gli occhiali da sole, tutte piccole cose che mi rassicurano, mi piacciono.
Alle dodici e quaranta ho falcato da Coin che però non ha il mio profumo: ho scelto Noa Fleur, delicato, non sfacciato. L’ho scelto nel senso che me lo sono spruzzata addosso dal tester e sono uscita. La giornata già cupa, grigia, sempre quel freddo dentro. Ho mangiato un toast leggendo "Perchè tu mi hai sorriso" della Calvetti. Sono rientrata in studio, ho finito in fretta il lavoro e salutato tutti. Iniziava a nevicare. In macchina un cd di Josh Groban, traccia 7, "Remember when it rained".

Wash away the thoughts inside
That keep my mind away from you.
No more love and no more pride
And thoughts are all I have to do. 

Remember when it rained.
Felt the ground and looked up high
And called your name. 
Remember when it rained.
In the darkness I remain.

Tears of hope run down my skin.
Tears for you that will not dry.
They magnify the one within
And let the outside slowly die. 

Remember when it rained.
I felt the ground and looked up high
And called your name.
Remember when it rained.
In the water I remain
Running down
Running down 
Running down

Se qualcuno avesse visto quell’immane cavolata di "Moulin Rouge" Josh Groban è quello che "sostiene" la voce di Ewan Mc Gregor. La voce di Josh Groban è in assoluto la cosa migliore di quell’immane cagata di film, a parte Tom Waits che si è prestato a cantare "El tango de Roxanne".
Adoro Groban e le sue canzoni, melassa malinconica per giorni così così, perfette da ascoltare guardando il nastro d’asfalto davanti al muso dell’auto, i fanalini rosso arancio delle auto, i piccoli grumi di neve sporca. Perfetto. Tears of hope run down my skin, tears for you I will not dry. They magnify the one within and let the outside slowly die.
Finalmente hai buttato fuori il rospo: sono ricominciati a girare i depliants del "regalo di compleanno" per le tue donne da parte di tua suocera. Non m’interessa sapere per dove, io sarò a Roma per allora. La mia vita va avanti comunque.

– Io non c’entro. –

Questo tuo infantile mettere le mani avanti, quasi tu fossi un accessorio un pò inutile, un feticcio che DEVE far parte del pacchetto. Non spenderò mezza parola al proposito. A te urta il mio silenzio, la mia silenziosa riprovazione ma non ne verremo fuori: affari tuoi ma a me stessa ridico, per il terzo anno consecutivo, che non ci si può lamentare della vita sempre più costosa, del mutuo, delle spese del dentista, non si può comprare latte UHT fatto con gli zoccoli delle mucche ed accettare passivamente una cifra che deve essere destinata esclusivamente al viaggetto all inclusive, sennò resta nelle tasche della vecchia. questione di educazione, di way of life. Ogni anno la stessa storia, nello stesso periodo, con le stesse modalità, e ti senti in colpa verso di me, e diventi aspro, e io non so essere da meno, e litighiamo.

– Io non c’entro. –

Col cazzo che tu non c’entri.

 

Wash away the thoughts inside
That keep my mind away from you.
No more love and no more pride
And thoughts are all I have to do. 

 

 

 

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7 risposte a

  1. PC1969 ha detto:

    Sei in una fase assai prolifica , eh Simo ? :-))

    Un abbraccio da Bologna, fredda, inquinata, un po’ kitch ma pur sempre la Bella Bologna.

    A presto!

    PAVLEN

  2. Dovesei ha detto:

    : )

    Pavlen, it depends…Prolifica di cose poco tenere. Comunque tengo quei quattro neuroni rimasti in costante allenamento.

    Baci

  3. utente anonimo ha detto:

    Rieccomi, l’omonima che fa capolino, ogni tanto mi sento “guardona” a mettere i miei occhi sulla tua vita. Ma non è curiosità sterile, mi piace questo tuo scrivere, questo narrare con leggerezza la pesantezza del vivere.
    Poi ho in comune con te un “altro amore” e l’ètà e le scazzature.
    Non vuole essere un “mal comune mezzo gaudio” è che mi sembrano talvolta dejà-vu i tuoi accadimenti.
    Sono al lavoro (anche io in uno studio, se non ci fosse da ridere ci sarebbe da piangere) e ho appena cozzato il naso sul cellulare spento di proposito di R., anche lui ha impegni, esigenze, anche lui dice che mi ama, che mi pensa, ma anche lui ha un “altrove” che non lascerà mai.
    MAI
    Sono un topino in trappola, con una gran rabbia dentro che preme e poi oggi c’è freddo dentro e fuori.
    Ti abbraccio

  4. Dovesei ha detto:

    qualcuno c’è, con il coraggio-coscienza di lasciarecl’altrove. Pochi rispetto alla massa silente di coppie cosiddette clandestine.
    Io non ci ho mai contato davvero. Non so il perchè. Forse per la storia personale di Ivan, forse per la distanza che rende le cose ancora più difficili da strappare e poi incernierare. La rabbia è una compagna fedele che spesso stempero in ironia, in comprensione, a volte in tenera pietà anche se qualcuno mi ha detto che pietà e amore sono antitetici.
    Non so davvero Simona. Ricordo con un sorriso l’sms di un’amica per capodanno di due anni fa: “Perchè il 2004 ti tolga un parassita e ti regalil’incontro con un un bipede sano di mente. Sono passati due anni. Vi sono giorni, periodi nei quali sento I. realmente come un saprofita, e periodi nei quali mi rendo conto di quanto più triste sarebbe la vita senza di lui. La verità non è mai quella del momento, e un affresco va guardato da lontano.

    Ti abbraccio anch’io.

  5. abreast ha detto:

    a roma? interessante! quando?

  6. RobertoTossani ha detto:

    Se poi qualcuno/a adesso arriva qui e dice: “Ma dai, perché la fai così difficile, dopotutto la vita è semplice…”.
    Bene.
    Gli/Le spezzo le braccine.
    Giuro.
    Bacio, Simo.

  7. Masso57 ha detto:

    ..di passaggio, emozionato, commosso, riconoscente..dopo passo con più calma, intanto sto cercando se da qualche parte, nella fm dell’anima, trovo quella canzone. Tu chiamala, se vuoi, empatia….

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