Pochissimo tempo e difficoltà logistiche ma ho veramente bisogno di fissare scrivendo una quantità di sensazioni che mi sono passate addosso.
Guardo la mia mano destra, l’anello che ieri mattina non possedevo. Nulla di impegnativo, certo: un’onice quadrata montata su argento, il minuscolo logo di Ar*mani sulla montatura che lascia nuda la pietra.
E’ la seconda volta che mi regali un gioiello, sempre con scelta azzeccata.
– Sapevo che era la pietra del tuo segno zodiacale e che ti piace Ar*mani. Ricordavo quegli orecchini che ti ha regalato Flo…Ho visto questo e mi pareva adatto a te, a come sei tu insomma.- Senza parole. Sono rimasta senza parole, e non perchè dia a un anello chissà quale significato che non può avere, quanto al pensarti entrare in una gioielleria, chiedere, scegliere. Ora lo guardo e penso mille cose, una su tutte. quanto sei importante per me.
Poi una marea di sensazioni molto forti. Ci eravamo incontrati da poco ieri pomeriggio. Siamo andati a bere un caffè da Zi*lioli. Uscendo cercavi le chiavi dell’auto con una mano, con l’altra stringevi la mia, sorrisi, un bacio; ci viene incontro una donna. Quarant’anni, forse nemmeno, due borse della Co*op che sta lì di fianco stracolme di verdura, pacchi di pasta, un pacco di assorbenti, chissà perchè mi è rimasto in mente. Piangeva. Piangeva forte come una bambina disperata, le lacrime che rotolavano giù per le guance, singhiozzava.
Ci siamo guardati stravolti, stupiti da quel dolore nudo e incomprensibile, tu guardavi cercando di non farlo, io la guardavo e basta, anche perchè è entrata nel parchèggio della pasticceria e piangeva, piangeva, piangeva. Ti ho stretto la mano e guardato con una domanda inespressa: "Le chiediamo se ha bisogno d’aiuto?"
Mi hai guardato smarrito, incerto. Per fortuna la donna ha posato le borse, ha tolto dalla tasca del cappotto il cellulare, ha fatto un numero e si è messa a parlare sempre piangendo. Nel frattempo siamo saliti in macchina e partiti.

– Mai visto niente del genere…piangere in quel modo…Cosa…

– Ci sono momenti così Ivan, poi lo sai anche tu…Magari c’è chi è più istintivo, emotivo, o la cosa è talmente pesante che non sai trattenerti…

Non ne abbiamo parlato più ma l’immagine di quella donna mi è rimasta impressa. Poi una cena tranquilla in una trattoria in centro: verdure pastellate, affettati, formaggi, dolce. Poi solo io e te. Poi una notte di poco sonno, la sveglia del portiere alle cinque, l’autostrada, i colleghi, il lavoro. Alle quattro vorrei ripartire. Una sosta per salutarci. Stasera sarò di nuovo a casa.

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2 risposte a

  1. vitarosa ha detto:

    Mi è capitato almeno due volte nella vita di piangere disperatamente per strada, davanti alla gente, estranei…ci si arriva, per disperazione.

  2. Masso57 ha detto:

    Infatti ha ragione Vitarosa: a me è successo non per strada, ma in ufficio, una collega abbattersi in un pianto a dirotto mentre le stavo facendo assistenza informatica, che è diventata per forza di cose spirituale: la molla, la miccia, insomma chiamala come ti pare, ma era proprio disperazione. Una storia finita, ma una amicizia vera iniziata lì.
    Ciao, S, a parte questo sono molto contento per voi. Molto.

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