Un’amica mi scrive di una giornata da dimenticare, "tanto poi passa".
Un’altra amica mi racconta la sua stanchezza, il bisogno pressante di tenerezza, di due parole vere dette non strumentalmente.
Un’altra amica si ostina a vedere il principe azzurro in un tizio che di azzurro avrà si e no forse un fazzoletto.
Leggo da una compagna di viaggio qui su Splinder un desideri di accontentarsi che se da un lato mi fa sperare che trovi un pò di serenità dall’altro mi immalinconisce come una resa incondizionata e anzitempo.
Siamo brave a farci del male, a distruggerci e massacrarci con ogni mezzo, il cibo, il fumo, l’alcol, l’amore cattivo, sbagliato. Brave a rifugiarci nei palliativi dopo esserci spese e massacrate all’inverosimile.
Non parlo per me, di me, non in questo momento ma ci sono passata e detesto vedere donne piene di cose positive dibattersi nelle sabbie mobili di una vita non vita, di un amore non amore.
Lo dico in un momento di serenità e consapavolezza totale, di quello che ho e di quello che non ho nè mai avrò. Mi hai detto molte cose e molto importanti. Me le tengo accanto e dentro ringraziando la vita di averci fatti incontrare. A volte mi sembra ancora così strano, così fortuito e in bilico quel giorno, momento, attimo di cinque anni fa. mi smarrisco a pensare che avrei potuto tardare – anticipare o avresti potuto farlo tu e molto difficilmente ci saremmo conosciuti.
Abbiamo scoperto col tempo di essere stati più volte incredibilmente vicini da bambini e poi da ragazzi, a Riccione, a Desenzano, vacanze nello stesso mese per anni. Chissà se ci siamo mai sfiorati, di sicuro anche messi uno di fronte all’altro non ci saremo acchiappati per niente: due piccoli porcospini sulla spiaggia di Riccione, timidi, chiusi a doppia mandata, i classici sfigati che dopo un pò gli altri si stufano di chiamare a restano sotto l’ombrellone, tu a fare piste con le palline dei ciclisti, io a leggere il Corrierino.
Da ragazzi troppo esuberante io, ancora irrimediabilmente chiuso a doppia mandata tu.
Va bene così. Va bene adesso. Grazie vita.

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4 risposte a

  1. abreast ha detto:

    post bellissimo! davvero! pieno di vitalità e di “vita”, oltre che di convinzione e di “desiderio”…

  2. cabiria55 ha detto:

    Ciao,mi sono stupita nel trovare il tuo commento.Ormai ti conosco da un anno,ti leggo regolarmente,anche se commento raramente…e so che è raro trovarti a commentare,quindi apprezzo doppiamente il tuo passaggio!
    Mi ha sconvolta la storia della donna con le borse della spesa che piangeva…
    Cavolo…nemmeno io avrei avuto il coraggio d’intervenire “concretamente” e questa considerazione mi sconvolge ancora di più.Ma che cosa stiamo diventando…affoghiamo nei buoni propositi e poi guardiamo la sofferenza tangibile passarci accanto senza trovare il coraggio di affrontarla.
    Qui nel mondo virtuale dei blog,l’avremmo sommersa di parole…La mia è una riflessione personale,ripeto…capisco la vostra impotenza.ciao Sofia

  3. Dovesei ha detto:

    Commento poco anch’io e ci sono periodi nei quali leggo anche poco ma ci sono blogpersone che mi piace tornare a trovare e leggere con calma.

    La donna con le borse della spesa che piangeva…Pensa che è un fotogramma che mi si è impresso indelebilmente: prima il contenuto delle borse, chissà perchè, poi il senso di sgomento per quel pianto disperato. Fossi stata sola credo mi sarei precipitata ma ero con Ivan, guardavo la sua faccia stravolta e poi la signora ha estratto dal cappotto il feticcio per eccellenza, la copertina di Linus: il cellulare, tuttointornoate, allora si poteva diventare inopportuni. la sofferenza altrui sconvolge, spiazza, fa paura toccarla. Qui, nei blog, è infinitamente più semplice: si lancia il proprio grido d’aiuto perchè si vuole farlo, si cerca più o meno consciamente un confronto. Lì, in un parcheggio, in un tardo pomeriggio di’inverno, in un orario che per me è quasi sempre foriero di stanchezza, malinconia, ho capito tutto e niente. Lei mi è rimasta impressa. Mi chiedo come starà oggi.

  4. stann ha detto:

    quanto siamo brave a farci male, a massacrarci.
    ho passato la giornata a pensare che valore ha per me l’amicizia, quanto ci creda intensamente e quanto poi questa mi fotta inesorabilmente.
    quanto sbaglio, quanto teorizzo senza poi mettere in pratica, quanto io sia ancora disposta a tendere una mano, quanto sia ancora disposta a lasciarmi massacrare.
    spero ne sia valsa la pena, ti faro’ sapere.

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