Ecco, una decide appunto di passarsi un pomeriggio in totale relax casalingo e capita l’imponderabile.
Franci mi chiama con una voce strana, arrivo in salotto in tempo per vederla accasciarsi come una pera cotta sul divano, pallidissima, piegata in due dal dolore. Piange, crampi al basso ventre, suda freddo, è gelata. Capisco che non dovrebbe, teoricamente, essere nulla di grave. Mi informo subito dell’essenziale e lei mi conferma che sì, è nel suo periodo. Però in due anni non è mai accaduto niente di simile. Franci è una ragazzina molto attiva, molto impegnata, ha mille interessi, fa molto sport, studia molto e 14 anni sono un’età di piena crescita. Decido di chiamare la guardia medica che una volta allertata è obbligata a venire. Arriva una giovane dottoressa, molto pacata. Intanto Franci si contorce dai dolori, suda, ha freddo, ha la pressione piuttosto bassa. Anche la dottoressa conclude che non dovrebbe essere nulla di grave, le prescrive un antidolorifico e dice che al limite è meglio farle fare senza urgenza un emocromo. Scompensi della crescita, di certi periodi di surmenage fisico e mentale. Eppure mangia, ma evidentemente ha bisogno di un qualcosa di più. Niente di grave dunque, per fortuna, ma ancora una volta mi sono sentita come una foglia nel vento. Sei lì tranquilla e all’improvviso la paura ti attanaglia. la sento dopo, io, la paura, il suo sapore acre. la sento adesso che Franci è nel mio letto che dorme tranquilla nel suo pigiama con gli orsi stretta alla boule dell’acqua calda. Suo padre era già uscito, suo fratello anche. Meglio così: si sono risparmiati uno spavento.
Paradosso: chi c’era con me? Tu, che per uno di quei giri assurdi di destino mi hai chiamata mentre aspettavo il medico. Eri uscito perchè a casa non riesci a stare, al solito. Con te non so fingere, hai sentito la mia paura. Mi hai rassicurata e hai detto di richiamarti appena avessi saputo qualcosa di più. Quando l’ho fatto era già passato tutto. Di nuovo mi hai rassicurata dopo esserti informato, poi siamo rimasti in silenzio con una serie di code inespresse. Nemmeno adesso mi viene nulla ma nel nostro non dire c’erano molte cose.
Tu là, a girare senza meta in un pomeriggio di sole freddo.
Io qua, a sentirmi stanchissima.
Tu, padre molto materno.
Io, madre molto paterna.

Vado a farmi un thè e a buttarmi sul divano. Più tardi ti risentirò. Vita assurda.

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4 risposte a

  1. abreast ha detto:

    felice di leggere che non si è trattato di nulla di grave, ovviamente!
    subito dopo, però, non posso fare a meno di notare come e quanto tra “voi” ci sia qualcosa, qualcosa di molto profondo che va ben oltre le litigate ed i “dissidi” che spesso caratterizzano la vostra storia, ci hai pensato?

  2. RobertoTossani ha detto:

    Tutto bene adesso?
    Un abbraccio forte forte.
    Un bacio.
    Sono qui anch’io.

  3. Spuma ha detto:

    Queste nostre piccole donne… 🙂
    Un abbraccio a te e a lei

  4. Dovesei ha detto:

    Abreast – Qualche volta la consapevolezza della forza di un legame fa anche un pò male. Non solo, per fortuna. 🙂
    Buona settimana

    Rob – Lo so. Un sorriso, e un bacio.

    Lory – Pensa che devi farti tutto il giro anche con la piccolina! Però è anche estremamente bello, e se solo ne avessi la possibilità ricomincerei da capo.

    Un abbraccio

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