Cosa è successo ieri pomeriggio tra le cinque e un quarto e le cinque e venti?
Nulla, ovviamente, o almeno questa è la tua risposta. In realtà alle cinque e un quarto ho salutato una persona: l’uomo che amo. Alle cinque e venti mi ha chiamato un altro tizio, scontroso, scostante, la "solita" aggressività repressa, tenuta a bada, cassata. Chiedo se è tutto a posto.
– Sì, certo. – E’ la risposta, e subito dopo, "…ma tanto lo so che non mi credi." Allora se lo sai cerca di essere più franco e di cacciare fuori il rospo, oppure di dirmi semplicemente, pianamente "Guarda Simo, qualcosa mi ha fatto girare le scatole ma non ho voglia di parlarne." Punto. invece no, trascini la conversazione fino a provocare ME, che ormai non ci casco più, o forse ieri sera non avevo voglia di scrollarti. Arriva un’interruzione di chiamata. E’ tua moglie. Ti saluto. Mi richiami, ancora più buio, teso. Non chiedo nulla, non m’interessa nulla, se non vuoi parlarne tu.
– Allora? Cosa mi racconti?
– Non ho nulla da raccontarti I., meglio che ci sentiamo domani.
Non molli. Prosegui con questo silenzio nonsense inframezzato da banalità incredibili. Mi sale una rabbia preoccupante poi all’improvviso mi balza davanti agli occhi la tua immagine, quell’espressione che hai proprio nella foto appena arrivata, quella malinconia, quella serietà. La mancanza ti rende aspro, lo scontrarti con la vita quotidiana di inasprisce ancora di più, le macerie arrivano improvvise come trasportate da un’ondata di piena melmosa e io sono lontana, e tu sei lontano, e ognuno apre e si richiude alle spalle una porta diversa. non vivo una realtà da pubblicità del m*ulino bi*anco ma riesco raccogliermi, a sopportare, a esprimere disappunto, a farmi bastare. Tu no, tu giri tutto in negativo. Ti saluto parecchio immagonata, spengo il cellulare e lo riaccendo solo stamattina alle sette e mezza. Sono sicura che tu sia andato a controllare se per caso ti avessi mandato qualche messaggio perchè stamattina, secco e guardingo:

– Sei stata a casa ieri sera?

– Sì, perchè?

– Niente. Così…

– Ivan…

– Sì? Che c’è?

– C’è che ti voglio bene.

– Anch’io. Moltissimo.

E avanti.

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6 risposte a

  1. texte ha detto:

    “E avanti”…
    Ad un certo punto, però (e purtroppo), il percorso finisce (e deve finire).
    Oppure è una strada con uscita?

    Abbracci.

  2. Dovesei ha detto:

    Ehh…Uff!

    ho messo un OT da te.

  3. abreast ha detto:

    ma ti rendi conto dell’importanza che ha ciò che gli hai detto?

    “c’è che ti voglio bene”!
    “c’è che ti voglio bene”!
    “c’è che ti voglio bene”!

  4. cabiria55 ha detto:

    Quando passo di qui,mi leggo tre o quattro post di fila,mi ricarico di belle emozioni e poi riparto per il mio mondo!
    A volte diamo molto agli altri inconsapevolmente,e questo è quello che a te riesce meglio.ciao Sofia

  5. Dovesei ha detto:

    Mi rendo conto, e non lo regalo facilmente sai.

    Sofia – Grazie. Far sì che chi passa di qua ne ricavi qualcosa di buono…è una cosa bella.

  6. texte ha detto:

    Negare, sempre!

    ;D

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