Non ci penso mai davvero. Quello che non c’è più non c’è più. Vivo accanto al padre dei miei figli senza pormi troppe domanda sul futuro, cercando di portare a compimento dei progetti fatti di cose concrete, perlopiù economiche o progetti che riguardano i figli. Il resto non c’è più, c’è un rispetto formale, ci sono giorni relativamente tranquilli, ci sono giorni vuoti, ci sono giorni di scazzo.
Ieri sera però ho letto queste righe:

"Non mi va più, Michele."
Non è cambiato il tuo corpo. Sono io a essere diventata un’altra.
Non ne ho più voglia.
Mi sono ritratta da Michele come una marea e non sono più tornata indietro. Una via della quale ho perso l’inizio, che è il luogo centrale di ogni storia d’amore e contiene in sè il germe del suo destino. Abbiamo provato ad affrontare l’argomento ma era come chiedere alle parole di riannodare i fili rotti di una lampadina. La luce si era persa.

Da quanto tempo la mia luce si è persa? Da quanti anni i filamenti di quella lampadina sono irrimediabilmente spezzati? Quando è successo? Dopo la nascita di mia figlia? Quanto dopo? Di sicuro i problemi grossi sono iniziati quando ho iniziato a dire a chiare parole che non mi andava più. Non c’era nessuno nella mia vita, allora. Una solitudine anche emotiva, un concentrarmi totale sul lavoro, sui bambini, sulla complicata gestione pratica della mia vita. Dieci anni di nulla, di vuoto fisico ed emotivo, dieci anni di rapporti tristi consumati proprio quando non era possibile evitarlo, per non offendere la suscettibilità di chi mi vive accanto. Dieci anni di ansia, attacchi di panico, capelli e pelle spenti, occhi velati. Poi piano piano mi sono riabbracciata, ripresa per mano, iniziando a dire sempre più NO, non solo a proposito di quel sesso che sesso non era più.
Ho iniziato ad oppormi a tutto ciò che non mi andava, una fatica improba che continua anche ora, una lotta quotidiana per vivere un pò meglio, perchè se non lo faccio ora, ora che mi sono resa conto di quanto tempo ho buttato, ho speso male, quando lo faccio.
Tu sei arrivato solo dopo.

***************************************************

Un piccolo, piccolissimo ma per me fondamentale e liberatorio OT:

MA PERCHE’ VENITE OGNI GIORNO A CERCARE CO*PRIDIVANI EL*ASTICIZZATI QUI SU QUESTO BLOG?
QUI NON SI VENDONO CO*PRIDIVANI EL*ASTICIZZATI. NON SO DIRVI NULLA. LI ABORRO. LI TROVO ANTIESTETICI. MEGLIO UN BEL TESSUTO BUTTATO LA FINTO CASUALMENTE. CAPITO? COMPRIS? UNDERSTOOD? VERSTAEST DU?

CHEPPALLE!!!

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12 risposte a

  1. vitarosa ha detto:

    Come sai, ho fatto le stesse scelte, percorso la stessa strada. Il rifiuto è doloroso per entrambe le parti, non solo per chi lo riceve. Odiavo quei sottintesi “se non vuoi farlo con me è perché lo fai con qualcun altro”. Non è vero, ma forse per un uomo è difficile capire quanto sia diverso il sesso, per una donna. Non ho mai saputo applicare la regola della convenienza, come consigliato spesso da altre donne… sai quella regola… “fallo anche se non ti va, così lui è contento e puoi ottenere tutto quello che vuoi”. Non ci riesco.

    (comunque sono masochista, ormai è appurato).

  2. abreast ha detto:

    ti capisco, simo… non ci crederai ma ti capisco eccome!

  3. RobertoTossani ha detto:

    Ecco, in questo caso sono un maschio che capisce.
    Anche se…
    (e qui si apre un abisso che lasciamo lì, aperto e vuoto)

    Ciao a tutte le donne che hanno a che fare con noi (nel bene e nel male).

  4. texte ha detto:

    Io, invece, sono un maschio che non capisce.

    Che non capisce come si possa continuare un rapporto inesistente.

  5. Dovesei ha detto:

    Che bello sarebbe che tutti ci si capisse. Che la parte di Rob che capisce potesse influire sulla parte di M.,mio marito, che capisce ma non capisce. Che la parte di Texte che non capisce come si possa continuare un rapporto inesistente influisse su tutto ciò che M. non vuole accettare. Che I.fosse come Texte e quindi si catapultasse fuori da casa. Che la moglie di I. fosse come Rob e come Texte messi insieme ( YAHOOOOOOOOOOOO!!!) e capisse, e si togliesse le fette di bondiola dagli occhi, ma tanto ce le mette lei, a suo comodo.
    Che bello sarebbe.
    Ma non è.

    P…erbacco.

  6. texte ha detto:

    OT
    Ma la bondiola è parente della salama da sugo?
    Fine OT

  7. Masso57 ha detto:

    Fotocopio Roberto Tossani in toto…..

  8. cucchiaino ha detto:

    era da un po’ che non passavo,e ho fatto una piacevole scorpacciata di tuoi post.scrivi da far toccare il profilo di questa storia tutta vostra.molto tua.
    non ho ancora capito:ma I. ti legge?

  9. PC1969 ha detto:

    Cribbio!

    Ma questo non e’ il blog della Zucchi?
    Ed io che volevo comprare un centrotavola in pizzo dove mi rivolgo ?
    :-))

    PAVLEN

  10. Dovesei ha detto:

    PAVEL – TI MOZZO LE DITA! 😀

  11. Spuma ha detto:

    Simo, la tua storia è la storia di tante donne. Anche io ho imparato a dire no, senza sensi di colpa, assolutamente. E se i miei no non vanno bene, amen, non me ne importa niente. Parlarne in effetti è come cercare di ricucire sottilissime vene. Un’impresa impossibile, soprattutto quando non ti importa più trovare soluzioni, perchè sai che c’è una sola ed unica soluzione, definitiva. E non c’entrano altri uomini o altri amori che, appunto, arrivano dopo, quando il tuo cuore è ormai sgombro da ogni residuo di quello che è pur sempre stato un amore ed è finalmente di nuovo libero e pronto a sentire il vento.
    Se continuiamo ad esserci è perchè non siamo più bambine e sappiamo che il nero e il bianco non sono due linee nette, ma sfumature ognuna intrisa dell’altra, che ogni scelta ha mille rovesci e mille diritti. Insomma è difficile, ma quando riprendiamo le nostre mani e il nostro cuore siamo già donne nuove. 🙂

  12. abreast ha detto:

    grande Spuma!!! davvero!

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