Svegliarsi in piena notte col telefono che squilla è già di per sè allucinante. tua madre che ti dice qualcosa come "Papà-auto medica- ospedale- cosa faccio?- non so-", rasenta l’assurdo.
Ma come "cosa faccio"?? Sali con loro che poi intanto arrivo anch’io!
"Non so…Lui non vuole…" la solita bambina di settant’anni abituata a che le cose vadano a lei e non viceversa. Mio padre si è svegliato con capogiri fortissimi e nausea, a malapena si regge in piedi. La guardia medica decide per un eventuale ricovero e comunque vuole il parere di altri colleghi. Mia madre resta a casa, mio padre parte per l’ospedale, io parto per l’ospedale. E’ mezzanotte e quaranta. Esco in strada e fa un caldo strano, ho la nausea e non ci vedo bene. Guido velocemente verso l’ospedale con il cuore a mille, sento di avere la pressione sotto i tacchi ma penso che in fondo se andrò lunga distesa almeno sarò nel posto giusto. Per fortuna il custode capisce che devo essere a seguito di qualche ambulanza appena arrivata perchè mi alza la sbarra evitandomi mezzo chilometro a piedi o una assurda discussione all’interfono. Mio padre è già fagocitato da quelle porte di vetro color latte. Dico nome e cognome. Lo stanno visitando, si accomodi di là. Si accomodi. Ci sono altre persone, due donne e un uomo. C’è il silenzio ovattato di un ospedale di notte. Ci sono piccole risate nell’office e silenzio dove c’è mio padre. adesso svengo. No, non svengo. Mia madre non crescerà mai. Sabato pomeriggio ero a trovarla, mi aveva preparato delle mie foto da bambina, non so perchè. Io con i nonni A*****, io con un paio di pantaloncini a pinocchietto  che faccio formine di sabbia, io piccola-piccola-piccola, nasetto a punta e cappellino di paglia, io, lei e mio padre: lui ha occhiali da sole e faccia pensierosa, mia madre è bellissima, i capelli raccolti da una fascia, io sono un pupazzetto di un paio d’anni.

"La vedi questa foto? La vedi la Sua faccia? Vedi com’era pensieroso? Ecco, due giorni dopo se n’è andato con una delle sue p*uttane. Era la prima volta. Poi c’è stata la polacca anni dopo ma quella lì te la ricordi già vero?"

"Mamma cristo sono passati quarant’anni e più. E TU? Perchè te lo sei ripreso in casa? e la seconda volta? Perchè?"

Le mie parole sono dadi lanciati sul tavolo in un gioco odioso al quale non so sottrarmi. Lei mi da sempre le solite risposte, un mix micidiale di luoghi comuni e perbenismo anni ’60 ma anche ’70,’80,’90. Risultato sono ancora lì, luim a stampellare lei non perdendo però l’occasine di rinfacciarle quanto poco attiva sia, e quanto pigra, e ingorda, e ipocondriaca. Lei finge di stampellare lui non perdendo occasione per ribadire quanto p*uttaniere inside sia rimasto, e quanto la lasci sola a casa per poi tornare con le pastarelle, il mazzo di fiori, il regalino.

Qualcuno mi fa un cenno da dietro la vetrata: è il dottor F., cardiologo dei miei. Una fortuna che fosse di guardia. E’ un uomo della mia età, energico, positivo, calmo. ha la faccia stravolta dal sonno ma mi rassicura: cuore a posto, probabilmente tutto deriva dall’orecchio e dalla cervicale. Vorrebbero tenerlo in astanteria per poi farlo vedere dall’otorino oggi ma lui vuole tornare a casa. Mi guarda ridacchiando, il medico del pronto soccorso mi guarda sconsolato:" Non lo posso trattenere se…"
"Non si preoccupi: ci penso io."
Entro nella sala dove c’è mio padre. in dieci parola stabilisco io che è meglio che lui mi ascolti e che resti lì. Rimango ancora un’ora a fargli compagnia assieme al dott. F. che comunque lo tiene d’occhio poi lo spostano in una stanzetta. Chiamo mia madre e glie lo passo.

"Finalmente! ero così angosciata!"

"Perchè non l’hai accompagnato allora? Io sarei arrivata comunque."

"Ma…io non so…era notte…ero in camicia da notte…ero agitata…"

Mio padre non sta particolarmente male, nè particolarmente bene. Acciacchi, un’altro acciacco, una spina in più. Reagisce con forza ma lo vedo giù di morale. E’ di nuovo a casa. Quando oggi a mezzogiorno l’ho riaccompagnato li ho guardati senza riuscire a non domandarmi quanto più sereni sarebbero oggi se ognuno avesse seguito la propria strada.

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6 risposte a

  1. Paresse ha detto:

    Poche parole …
    … e sono già troppe.

  2. cabiria55 ha detto:

    Inconsciamente ognuno si sceglie il modo più idoneo di espiare…!

  3. abreast ha detto:

    un’altra situazione che “ci accomuna”… anche se per me le cose non stanno più così, purtroppo!
    fatti forza, mi raccomando!

  4. stann ha detto:

    me la sento ancora addosso l’aria del pronto soccorso di notte, con le infermiere che corrono, lui che si fa sempre piu’ debole, poi comincia a riprendersi e tu speri che ce la faccia, un’altra volta, ancora una volta…
    un abbraccio.

  5. Dovesei ha detto:

    Grazie, a tutti.

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