Mi spiazza un pò la tenerezza che fa riscontro qui alle mie parole. Io che mi rifugio nel mio quieto e realistico acidismo resto spiazzata. Mi spiazzate.

Fatti salienti di ieri. Ho finalmente trovato un paio di occhiali da presbite assolutamente PER-FET-TI. Li ho trovati all’ipermercato, a nove euro. Peccato avessi sborsato ancora tre anni fa 150 euro all’ottico "di fiducia" per un paio di deliziosi occhialini che dopo mezz’ora che li indosso funzionano da emetico. La fiducia è veramente un qualcosa di strano: la dai alle persone più vicine e ti fottono. Trovi un qualcosa/qualcuno per caso sulla tua strada a ti accorgi che la merita-la meritava-la meriterebbe assai di più.
Ieri ho pianto. Ieri mio padre mi ha fatto piangere. Ci ho litigato pesantemente e me ne sono andata sbattendo la porta. No, non ho pianto davanti a lui, ho pianto da sola in macchina. Ho pianto talmente tanto e talmente forte che mi sono dovuta fermare con l’auto, non ci vedevo più, per la rabbia, la delusione, le lacrime.
Io e mio padre non abbiamo mai avuto un rapporto facile, non avendo nessuno dei due un carattere semplice. Da bambina ho fatto di tutto per non rompere le palle a lui e mia madre che si sbranavano a causa delle corna che lui le piantava ciclicamente e più o meno palesemente; facevo la brava a scuola, facevo la brava a casa e poi comunque avevo nonna Mati e nonno Armando: loro facevano le veci di questi miei genitori un pò fuori di testa. Se però sgarravo soltanto un pò, chessò…un cinque preso alle medie o quella volta che invece di andare in piscina trascorsi il pomeriggio a casa di Paola ad ascoltare radio Z*occa ( avevo 15 anni, ero ingenuissima e mi beccarono subito ) allora era punizioni inenarrabili: mi sequestrava le cassette e il mangiacassette, il lucidalabbra e il mascara e niente più uscite per due settimane. Ricordo che una volta presi 3 in matematica: prima liceo linguistico, per il resto tutti sette e otto, un nove in italiano. Avevo in camera un piccolo mobile a ribalta con dentro le mie cosucce: il diario, piccoli notes e quaderni personali con disegni e dediche, pupazzetti, il profumo "L’A*ir du Te*mp" di Nina R*icci. Arrivò in camera con martello e chiodi e mi inchiodò il mobile perchè non potessi più toccare niente. Andava in giro a raccontarlo tutto tronfio e ancora oggi lo racconta di tanto in tanto, anche a Luca e Francesca che l’hanno guardato con gli occhi come piattini da caffè perchè come nonno è tutt’altra cosa.
"Ma…nonno…eri FUORI DI TESTA??" Luca. Mica gli ha dato una risposta. Forse da allora, da quell’episodio assurdo, è iniziata la mia ribellione silenziosa fatta di una conquista forsennata all’autonomia più totale: brava a scuola, brava all’università, sport., ok lo faccio ma scelgo io. Ha iniziato a lasciarmi in pace, tanto era sempre più preso dalle sue storie, dalla sua vita, dai suoi viaggi, dai litigi con mia madre. Non appena ho potuto me ne sono andata sapendo in cuor mio di non aver dimenticato nulla. Sono cresciuta, maturata, diventata madre. Mio padre l’ho supportato, anche lui, ogni volta che ne ha avuto bisogno: è mio padre, glie lo devo. Qualcosa però non ha mai funzionato tra noi due. Non mi ha mai appoggiato in nulla convinto com’è che i figli se la devono cavare da soli. E’ un’opinione, è la sua e la rispetto ma ora è anziano e malandato e ha bisogno di me, e io ci sono. Succede che ieri dopo il lavoro decido di passare a trovarli; sta meglio, le vertigini stanno passando. E’ seccato perchè deve ri*nnovare la pa*tente e per una serie di cavilli burocratici FORSE dovrà stare con la patente scaduta per un tot di tempo. Medita acquisto o noleggio di una di quelle piccole auto che si guidano col patentino, mi sembra che la stia facendo molto più grande del dovuto e faccio QUESTO PRECISO DISCORSO:

"Papà, senti, in fin dei conti fai si e no dieci chilometri al giorno a quaranta all’ora e sempre sulla stessa strada. Hai pure il contrassegno per i disabili. Chi vuoi che ti fermi? Poi il posto è piccolo, ti conoscono. L’importante è che l’auto sia assicurata. Se poi ti fermassero e la patente fosse ancora da rinnovare gli fai vedere le carte e comunque hai novanta giorni di tempo per…"

Non mi lascia finire il discorso. Inizia a dirmi che sono una disgraziata, una pericolosa superficiale, che a forza di stare con "quelli come mio marito" abituati a fare i faciloni finirò come loro, col culo per terra, perchè lo sai vero che fine hanno fatto quasi tutti i P**** a fare i superficiali?! Hai presente tuo suocero??

Lo guardo inebetita. Mia madre ci guarda spaventata. Mi alzo. Prendo la lattiera e la rimetto nel loro ordinatissimo frigorifero. Metto la tazza del caffè al centro del tavolo, metto a posto la sedia. La mia voce è fredda, calma.

"Papà, le facilonerie di mio suocero le ho pagate sulla mia pelle: ero io che otto anni fa giravo con tremilacinquecento lire nel portafoglio e due bambini piccoli. Te lo ricordi papà? E tu che facevi finta di niente. A me vieni a dire che sono una superficiale? IO sarei una superficiale? Io che lavoro per due? Che cerco di far andare avanti tutto meglio che posso? Che mi sono presa responsabilità che non mi competono? Che pago TUTTO e TUTTI fino all’ultimo centesimo? Che non so lasciare nemmeno il pane da pagare al panificio sotto casa? Ma tu che c*azzo ne sai di me, eh papà? Ma tu che vuoi da me? Paragonarmi a gente che ha fatto del presappochismo la sua rovina che poi IO ho patito? Solo perchè ti ho suggerito una possibilità sciocca? Che cazzo vuoi che me ne freghi della tua patente papà? Eh? Me ne vado, mi hai stancato. Non mi cercare."

Risposta: "Tanto, per quello che ti si vede…E TU?", rivolto a mia madre, "l’hai sentita? non dici nulla?"
"Ma io veramente, ecco…non mi pare il caso per una volta che viene qui…"
"Lascia stare mamma, non ne vale la pena."
Ho preso la porta e me ne sono andata. Mi ha martoriato di telefonate per tutto il pomeriggio. Non ho mai risposto. Alle sei mi chiama mia figlia:
"Mamma io vado all’allenamento. Senti, ha chiamato il nonno e mi ha detto, boh…che avete litigato e ti sei arrabbiata e non rispondi. Mi ha pregato di farti cambiare idea…non so…mi ha fatto un pò pena…"
"Non preoccuparti Franci, sono sciocchezze. Adesso lo chiamo. Ci vediamo più tardi"

Col c*azzo che sono sciocchezze. Sono agra come un limone. Lo chiamo sforzandomi.

"Sono io. Non ti sognare mai più di mettere in mezzo una ragazzina di quattordici anni per rappezzare le tue pecche. Lasciala in pace e lascia in pace Luca. Sono e saranno liberissimi di venire da te quando vorranno e vorrai ma tu LASCIA IN PACE ME, capito?"

"Capisco…No ma…volevo dirti una cosa…"

"Non m’interessa quello che hai da dirmi papà. Non ho più voglia di parlare. Ciao."

Testa che scoppia, lacrime, scoramento, amarezza. Taccio con tutti, con Ivan, con mio marito. Ivan si accorge che qualcosa non va: mi invento stanchezza, allergia, il ciclo. Non so se se la beve ma m’importa poco. Mio marito mi fa una lieta sorpresa: telefona alle otto, cotolette e insalata già in tavola: "Non vengo a cena.C’è un incontro con G****, mangio lì."
Ceno con Francesca parlando del più e del meno, la scuola, l’orrore per il piccolo T*ommy, la discussione a scuola sulla pena ca*pitale, la gara di sabato, quella di domenica. Il pensiero di Ivan mi sfiora: lo so a casa da solo con la moglie. Ognuno ha ciò che sceglie, ciò che si merita. Sorrido amaramente tra me e me. Dopo cena mi faccio una doccia e mi butto sul letto a guardare distrattamente CSI. Ringrazio mentalmente che Luca sia in viaggio studio in Si*cilia. Francesca studia poi sento che si prepara per andare a dormire. Crollo. Stamattina mi sveglio. Trovo mio marito in cucina. Siamo come due cortesi ospiti d’albergo, oggi non ha incombenze da affidarmi. Meglio. Il ciclo mi è arrivato per davvero e in anticipo, potenza delle tirate di nervi. Bevo il thè e prendo un’ as*pirina. Cerco di ricordare oggi, che devo fare, dire, organizzare. Per fortuna sarà una giornata davanti al terminale. Tutto cade a pezzi attorno a me e io non faccio che chinarmi a raccogliere e sono stanca di farlo. Porto a scuola mia figlia, compro Re*pubblica e Viaggi e Sa*pori. Salgo in auto e mi chiami. Hai la voce rauca, strana.
"Sai com’è, non ho ancora parlato con nessuno."

Ma và. Và, và, và!

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6 risposte a

  1. RobertoTossani ha detto:

    Dio mio, come ti voglio bene.
    Un abbraccio.

  2. PlacidaSignora ha detto:

    Capisco bene. Rivivo. E condivido l’agro. Ma ho anche imparato a mie spese che arrabbiarsi, e soprattutto poi tenere i musi, ci è impossibile. Non so se è la nostra generazione, ma vi è una misteriosa sorta di ribaltamento dei ruoli. Diventiamo noi genitori loro. Più maturi e pazienti. Mah.
    :-**

  3. pennastilo ha detto:

    Sì, comprendo bene anch’io. E non riesco a dirti altro. Ho voglia di leggerti ancora.

  4. sambigliong ha detto:

    stan mi ha condotto qui.
    non leggo mai post così lunghi.
    a meno che non ti assorbano al punto che tu, leggi, ma invece di leggere vedi.
    remo

  5. Dovesei ha detto:

    Grazie a chi è passato da qui. A chi ha capito. A chi ha avuto la pazienza di leggere un post effettivamente, e insolitamente per me, lungo.
    A chi ha saputo vedere oltre a quella che poteva sembrare una piagnoneria.

  6. abreast ha detto:

    io leggo solo oggi, attualmente non ho collegamenti ad internet a casa quindi posso farlo solo dall’ufficio. mi spiace, davvero!
    spero che ora vada un po’ meglio…

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