Guido l’auto e lascio andare i pensieri. Mi scorre di fianco la campagna disseminata di capannoni e centri commerciali e con*cessionarie d’auto e o*fficine. Qua e là resistono ancora campi di tab*acco, ba+rbabietole, m*ais, più rari i prati dove il dente di leone è ormai fiorito creando tappeti gialli e verdi.
Lungo il ciglio i rivoli d’acqua punteggiati di calle e narcisi piantati chissà da chi, chissà quanti anni fa, quando le strade del nor*dest erano percorse da carretti. Poi gli anni del b*oom. Qui è arrivato relativamente tardi il cosiddetto b*oom economico. In anni in cui in Emilia Romagna c’era già un benessere generalizzato la realtà socioeconomica qui si reggeva ancora sull’agricoltura e poche, pochissime industrie. Ho imparato ad amarla tardi questa terra, sostanzialmente perchè non amo molto l’atteggiamento mentale di molta parte dei suoi abitanti, piuttosto chiuso, poco aperto al nuovo, classista, con una curiosa forma di snobismo bifronte: chi ha quattro soldi disdegna chi non ne ha saputi fare. Chi soldi ne ha pochini si rinchiude ostinatamente nel suo non potersi permettere e sputa su chi "g’ha fato s*chei".
Ci sono anche tante, tantissime persone equilibrate, simpatiche, piacevoli, ma sostanzialmente qua si viaggia dalla P*unto vecchia serie alla C*ayenne, per azzardare una metafora. Pochissime le vie di mezzo.
Guido e mi fermo in uno dei soliti posti per la colazione poi acquisto il giornale e risalgo in auto. Lo spezzare il percorso in due me lo rende meno pesante, stessa cosa al ritorno: c’è la grande rivendita di frutta e verdura dove in questa stagione faccio incetta di asparagi, rucola, fragole. C’è un negozietto sotto i portici di una cittadina/paesone che richiede una piccola deviazione ma che se non è proprio tardissimo di tanto in tanto mi concedo.
Certo che ci sei sempre anche tu ad accompagnarmi con le nostre chiacchierate come e quando si può. Alcuni giorni fa guardavo i portici e il canale di quella cittadina; è un bel posto e non è mai accaduto che ci potessimo andare, non è capitato.
Domenica ci passerai tu, da solo, correndo. Strana la vita.
Io non ci sarò, non voglio esserci, nè alla partenza nè all’arrivo. F. mi dice che sono troppo dura, io penso semplicemente che sia giunto il momento di prendermi un pò cura anche di me, della mia stanchezza cronica, dei giorni mai abbastanza lunghi e che scivolano via.
Ci pensavo anche ieri, lungo quella strada già così lunga percorrendola in auto: tu ci passerai correndo, da pazzo quale sei. Vedrai la lunga teoria di capannoni, cent*tri com*merciali, co*ncessionarie, e i fossi fioriti di calle e narcisi. Non ti fermerai di certo nella pasticceria di quella signora così gentile, passerai sul ponte e chissà se ci saranno i venditori di polipi bolliti e la bancarella di frutta secca e dolciumi.
Io sarò a casa: resterò a casa, vicinissima e lontanissima.
Poco fa mi hai chiamato:

– Cosa ne dici di trovarci a metà strada oggi pomeriggio? Te la senti? Oppure posso anche arrivare a T., non ho problemi.

– Non so se ce la faccio, così senza un preavviso.

– Ho voglia di stare un pò con te.

– Non so. Ti posso dire qualcosa verso l’una ma per te sarà tardi.

– Un pò, però partendo subito ce la posso fare.

Sciocco grande amore della mia vita, quante occasioni sprecate e molto più semplici di questa.

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5 risposte a

  1. MariaLuisaM ha detto:

    Certo che voi Capricorno distogliervi dall’ordinaria amministrazione si va ad aprire una vertenza 😉

    Mi spiace Simo, io tifo per I.

    Maria Luisa

  2. abreast ha detto:

    molto bello lo “spaccato” delle tue parti (che, come sai, conosco…)!
    riguardo il resto, non posso far altro che consigliarti di continuare a stringere i denti, chi la dura la vince!

  3. cucchiaino ha detto:

    qui oggi un po’ commuovi…
    c’è una tristezza dolce, ma rassegnata.
    dai simo.

  4. stann ha detto:

    ieri sera sono stata ad ascoltare racconti di nord est, di laguna e di campagna.
    ho ancora nelle orecchie suoni, cadenze, dialetto…
    gioia per gli occhi e per la mente 🙂

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