Squilla un cellulare nella tasca di un uomo. L’uomo è in giardino, sta tagliando i rami della siepe.

– Pronto.

– I.? – E’ la voce di un altro uomo.

– Sì sono io. Chi parla?

– Stai attento che prima o poi ti becco e ti spacco le ossa. – Click.

Quella voce era quella dell’uomo che mi vive accanto. Alla fine c’è arrivato, dopo cinque anni e mezzo. E’ arrivato in qualche modo a mettere le mani su QUEL numero, quello che lui voleva.Alla fine è arrivato a fare questa cosa senza senso, perchè tanto non sa altro che un nome: nessun luogo, nessuna circostanza. E’ arrivato a farlo nonostante si viva da separati in casa, non contento di continuare a tormentare già me in un’estenuante altalena di giornate di bonaccia e giornate in cui è intrattabile, nonostante abbia già di suo ben altro a cui pensare, nonostante non si faccia problemi a chiedermi il possibile e l’impossibile per il lavoro, nonostante viva in una bella casa, pulita, ordinata, nonostante trovi pasti caldi e abiti puliti e due figli che lo rispettano. Certo, una moglie che non lo ama più, che glie l’ha detto in mille modi, mille volte, nonostante io l’abbia invitato più volte a cercarsi una sistemazione, ad uscire di casa. Alla fine è andato a colpire dove voleva, a promettere ossa rotte a chi forse colpa ne ha, ma come ho detto ieri a lui, a quello che mi ripugna chiamare mio marito, LA COLPA E’ MIA, se la prenda con me e lasci stare chi ha colpe eventuali e problemi propri che a sua volta affronterà come crede senza bisogno di codardi infantili che rubacchiano numeri di telefono per poi chiamare col numero occultato.
I. è rimasto basito, incerto se quell’uomo potesse essere chi pensava lui. A fugare ogni dubbio prima di tutto con me stessa ci ho pensato io. Notato l’ennesimo cambiamento di umore da parte di M., informata da I. di questa strana telefonata ho preso il cellulare del mio compagno di vita: chiamate effettuate – cancelletto31cancellettotretreottocinque…..ore 15,30 del ventinove aprile 2005, giorno qualunque, ora qualunque, tu che tagli la siepe, quell’altro che saddio dov’era, io a casa a piantare gerani.
L’ho affrontato ieri, più dura e risoluta che mai. Poche parole: o te ne vai, o me vado io. Lascia in pace chi non conosci, lascia in pace chi non sai, guardati attorno, guardami negli occhi e dimmi che vuoi DA ME. Sono IO il problema, mie e tue le colpe. Ho smesso di amarti molto tempo fa e lo sai. Poi stai attento a ciò che fai perchè io sono disposta a tutto pur di non farmi calpestare da te. Posso essere molto peggio di così. Sì certo, ho guardato nel tuo cellulare. E’ bello vero? Ci si sente bene a sapere che qualcuno fruga tra le tue cose! Gran bella sensazione vero M.? Ma posso essre anche molto ma molto peggio.
La faccia di M. ha passato tutta la gamma dei colori dal bianco al grigio al paonazzo. Non ha ammesso ovviamente nulla. Ne è seguita una lunga estenuante discussione sul perchè io abbia smesso di amarlo mentre lui, dopo quindici anni passati a considerarmi quanto un soprammobile, a spremermi energie, a pretende l’impossibile, a leggersi la ga*zzetta dello s*port mentre era nella stanza con me in travaglio per partorire nostro figlio, lui che quando gli ho telefonato per comunicargli che era morta mia nonna mi ha detto oh mi spiace comunque prepara l’assegno per lo stipendio di **, lui, quest’uomo, mi ama davvero. Così dice.
E oggi si ricomincia: ci sono due puntate in due banche diverse dove solo io devo andare, c’è il monitor del suo computer nel baule della macchina da portare a riparare. Io sono un’utile ma ingombrante idiota testarda e scassaminchia. Gli servo.
Avanti così che oggi è un giorno nuovo, e tutto mi fa schifo. 

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10 risposte a

  1. RobertoTossani ha detto:

    Sai che non sono il tipo che dice certe cose (e neanche ci crede).
    Eppure, a volte, presumo che esistano dei punti di non ritorno, oltre ai quali non si possa andare avanti.
    Ti abbraccio.

  2. Masso57 ha detto:

    Simo, un abbraccio di comprensione per te.
    Tu sai perchè.

    E solidarietà per I., ovviamente: ricevere una telefonata intimidatoria da un anonimo vigliacco è un gesto di violenza insopportabile.
    Del resto, il biglietto da visita è quello.

  3. abreast ha detto:

    ti lascio poche parole in privato, stavolta… credo sia meglio!

  4. vitarosa ha detto:

    Ma come “oggi si ricomincia”? Come se non avesse fatto quella telefonata? Come se non avesse ascoltato il tuo discorso? Ma come si fa?

  5. utente anonimo ha detto:

    che tu gli serva è probabile. che anche lui serva a te? lo sto chiedendo, non lo sto dicendo.

    ross

  6. Dovesei ha detto:

    Rob – L’ho oltrepassato da molto, il punto di non ritorno. E’ il lottare contro l’ottusità, l’ignoranza, la cosa più dura. E qui rispondo a Vitarosa. Sì, per quanto pazzesco e incredibile possa sembrare per lui non è cambiato un granchè. Eppure ho parlato CHIARISSIMO. Cosa mi resta da fare? Forse cambiare la serratura della porta, oppure assoldare un buttafuori.
    Mio marito non ha dignità, non ha palle, annaspa, le prova tutte pur di non perdere quello che, evidentemente, è il suo unico punto di riferimento: la porta di casa che però come dicono gli inglesi per lui rappresenta a house, not a home.
    Conoscevo già questo tipo di comportamento: la mofglie di I. s’è comportata ESATTEMENTE allo stesso modo, siglando poi il tutto con un millantato tentativo di suicidio.
    Non so che altro dire, che altro fare. Ho preso comunque appuntamento con un legale.

    Grazie a tutti quelli che si sono fatti sentire.

  7. Dovesei ha detto:

    Ross – Lavoro da subito dopo che mi sono laureata. Non mi serve quindi da un punto di vista biecamente economico. per come vivo dal punto di vista emotivo faccio una ola ogni volta che non rientra a cena o se ne va coi suoi amici. Non so da quanto e quanto tu abbia letto. potremmo benissimo vivere separati e farei ciò che devo fare per lui, diciamo per la nostra famiglia, ecco, visto che i nostri figli li mantiene più che bene, farei tutto ugualmente. Tutto già detto, ribadito, urlato, detto pianamente, freddamente, pazientemente.
    Nulla lo smuove.

  8. utente anonimo ha detto:

    cerca di evitare la rabbia. in questi casi, spesso, siamo tutti colpevoli, almeno un po’. tutti alla ricerca di sicurezze, o spaventati.
    siete in quattro e io non posso non avere un moto di simpatia per te, cara…
    ma, ognuno di noi, porta sulle sue spalle il bambino che era (cito freud, perché mi sembra giusto).
    cerca di essere forte. e comprensiva.
    siamo esseri imperfetti.
    remo

  9. RobertoTossani ha detto:

    Ho voglia di struccarti forte anche adesso, ecco.
    E di baciarti.
    Ciao donna splendida.

  10. MariaLuisaM ha detto:

    Proteggi la tua storia con I., proteggi I., non esporti, non lasciare tracce.
    M. è un uomo esasperato, è umano.

    Un abbraccio, Maria Luisa

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