Da un pò di tempo a questa parte ho scoperto, per la colazione della domenica mattina, il bar della stazione.
Vivo in una piccola cittadina che conserva una stazione quasi ferma nel tempo: ci sono i monitors ma anche la pensilina con le colonne di ferro verde scuro stile Liberty coi supporti per i vasi. Fino a qualche anno fa ce li mettevano anche, i vasi: primule, poi gerani ricadenti. Dopo alcuni atti di vandalismi non li mettono più.
I bagni sono i classici, impraticabili bagni delle stazioni medio piccole, non sorvegliati, c’è poi ancora una sorta di giardinetto laterale con la fontanella e le aiuole; ho visto la stessa tipologia di giardinetto alla stazione di Anagni, a quella di Zagarolo, insomma dev’essere retaggio di un qualche antico piano urbanistico di chissà quali anni.
Il grande bar della stazione della città dove vivo è bello, pulito, con la rivendita di giornali, fotocopie, servizio fax e un curioso angolino dedicato ai libri vecchi, a volte molto molto vecchi. Devono essere la passione del gestore, un altissimo ed elegantissimo signore che, ogni volta che ci si avvicina all’angolino dei libri vecchi compare d’incanto a spiegare, consigliare e credo, soprattutto, a controllare. Almeno le prime volte: Ora mi lascia in pace a sfogliare, valutare, leggiucchiare. Qualche volta compro, più spesso no però molto spesso la domenica mi siedo ad un tavolino della veranda e faccio colazione leggendo il Corriere. D’estate la veranda viene aperta e ci sono tavolini anche fuori, in uno spazio delimitato da fioriere in ferro battuto. I treni domenicali non sono numerosi e mi piace starmene lì a guardare il viavai di gente; ormai anche in una piccola città passa di tutto, russi, albanesi, nord africani, cinesi, ognuno coi propri riti domenicali, con la famiglia o da soli, coi bambini che fanno i capricci, oppure arrivano le co*pp*ie cla*nde*stine ( che io riconosco immediatamente ) perchè cosa c’è di meglio del bar di una stazione per far colazione confondendosi per poi salutarsi perchè è domenica. Ne ho individuate due, di coppie. Inutile dire che provo tenerezza e malinconia, e che il mio sguardo va in fondo, dove i binari fanno un’ampia curva verso sud ovest, dove anch’io di tanto in tanto passo su qualche treno diretto a P., per ritrovare te.

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9 risposte a

  1. traduefuochi ha detto:

    riesci a mettere poesia in qualsiasi descrizione. bello! io sembro un muratore quando scrivo. mezzo bukowski(o come diavolo si scrive) e mezzo santacroce. sai che affare! ;o)

  2. abreast ha detto:

    io quella stazione credo di conoscerla fin troppo bene e se non ho sbagliato a capire di cosa stiamo parlando sappi che ci sono stato l’ultima volta il venerdì di pasqua…
    anche a me piace tanto, però se proprio devo essere sincero preferisco il ponte che si trova subito dopo (o subito prima, dipende da che parte arrivi) perchè rievoca in me tanti ricordi…

  3. bbbk ha detto:

    Mi hanno detto che durante l’ottocento le stazioni (anche le piu’ minuscole) dell’impero asburgico (e probabilmente non solo quelle) avevano tutte un piccolo giardino…
    …strano pensare il raffronto con le stazioni odierne!

    Comunque, anche al giorno d’oggi ne esistono di piccole e incantevoli: quelle ai “valichi dell’Est”, per esempio…

    Nella mia preferita facevano dei panini al prosciutto crudo (o speck) veramente deliziosi, e c’erano sempre gli anziani del paese a giocare a briscola!
    Ah, bei tempi…

    Un saluto!

  4. Masso57 ha detto:

    Mi hai fatto venir voglia di prendere un qualche treno e fare un salto, in una stazione così.
    A proposito di coppie, sai che un mio amico si fece vendere dal gestore del bar di una stazione da “ammodernare” -quindi rovinare- il tavolo e due sedie che erano quelli della colazione del mattino dopo i suoi incontri amorosi con la dolce signora etrusca (che frequento’ per anni)?

  5. vitarosa ha detto:

    Peccato che ne siano rimaste poche di stazioncine così… Mi fanno amare il treno, il viaggio in treno, tanto quanto me lo fanno odiare le grandi stazioni delle grandi metropoli, dove ormai si ha solo paura…

  6. stann ha detto:

    la mia e’ squallida, il bar anonimo e il barista scontroso.
    pero’ mi hai fatto tornare in mente che da piccola mi piacevano da morire i caselli ferroviari.
    piccolini, due stanze sotto e due stanze sopra, un pezzettino di prato e le lenzuola stese al vento.
    io ne ricordo di deliziosi, affacciati sul lago.
    sognavo sempre di andarci ad abitare.
    anche le case cantoniere mi piacevano molto, quelle rosso bordo’ con le persiane verdi e il numero della statale scritto sul muro…

  7. utente anonimo ha detto:

    1982, mi iscrivo all’università.
    mi sveglio prestissimo, prendo il treno presto presto così posso studiare in treno e poi in università, a torino.
    il pomeriggio non posso, ché lavoro in fabbrica.
    ma appena arrivo alla stazione oltre a prendere caffè e sigarette metto, per un anno di seguito, tutte le mattine, due canzoni al juke box:
    vacanze romane e una canzone della de sio, che non ricordo.
    regalo così un po’ di musica alle puttane che invece di andare a dormire si fanno un altro caffè e agli impiegati, tristi, che aspettano il treno, destinazione milano oppure torino.
    perché la mia stazione sta in mezzo.
    e ricordo le mattine degli sami: solo caffè e sigarette, niene vacanze romane, strizzavo e basta. e lottavo contro il tempo: dovevo ripassare fino all’ultimo.
    remo

  8. Dovesei ha detto:

    Traduefuochi – Non mi pare proprio che tu scriva con la cazzuola, no-no!

    Abreast – Ce n’è uno “prima”, e uno “dopo”…

    Bibi – In effetti qua un secolo fa era zona di confine, l’Austria era vicinissima e forse la paternità di queste stazioncine è proprio quella, ora che mi ci hai fatto pensare. :*

    Massimo – I tavolini di ferro e ghisa sono spariti anche da lì, perchè erano quelli, vero? col ripiano in marmo e il treppiede in ferro verdone.

    Vitarosa – Io amo visceralmente la stazione Termini! ma forse è per l’equazione Termini = Roma = bellezza, lavoro che diventa vacanza. La stazione di Padova mi fa paura più di tutte. La Centrale di Milano così così, diciamo che m’inquieta poi esco e mi tuffo a Milano e dimentico tutto. Padova però è orrida e con dei ceffi orrendi.

    Stann – Il barista sarà un om selvadegh. 🙂

    I caselli e le case cantoniere sono il ritratto di un’Italia che si è persa, l’Italia di quando noi tutti, più o meno, eravamo bambini. Forse è per quello che ci si appiglia a certe immagini, a certe cartoline.

  9. abreast ha detto:

    diciamo che quello che ho in mente io si trova subito dopo una galleria… ed ha anche un altro paio di ponti vicino!

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