Ognuno ha il sacrosanto diritto al lamento, a piangersi un pò addosso. Che poi esistano persone caratterialmente incapaci di lamentarsi e persone, diciamo, un pochino più predisposte, è normale.
Quello che proprio non sopporto è chi fa del lamento e del vittimismo un’arma: per scatenare istinti materno/paterni, per vittimizzarsi e farsi piccinapicciò, per deresponsabilizzarsi, salvo poi una volta toltasi dalle spalle la bega, tornare bella pimpante e aggressiva.
Non che non lo dico chi è. Dico soltanto che ne ho le palle gravatissime, di questa tipologia umana, che non la reggo più, che nulla la giustifica.
Io sono totalmente incapace di agire così. Capita anche a me di sentirmi stanca, demotivata. Molte volte avrei bisogno di una spalla alla quale, semplicemente, appoggiarmi. Forse anche piangere un pò, una tantum però, che non diventi un’abitudine/arma comoda e utilissima.

Odio le persone così.

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15 risposte a

  1. traduefuochi ha detto:

    chiaro come il sole.
    ora,chi legge,sa cosa pensi. basta sapere,diceva qualcuno.
    buona vita

  2. PC1969 ha detto:

    Direi che si tratta della classica persona affetta da “gniolite cronica isterica”. La “gniola” ed i lamenti parrebbero confermare la diagnosi.

    Cura. Sostanzialmente 2 , la prima mandare ripetutamente a ca*gare il paziente, cacciarlo in malo modo, cosi’ che si renda conto di quanto e’ pesante, la seconda ignorarlo , renderlo della consistenza dell’aria, in modo che la “gniola” si ritorca sul suo/a proprietario.
    Funziona ,garantito al limone !!!!!

    PAVEL

    PS : sara’ che ho appena liquidato dal mio ufficio un “malato”…..

  3. abreast ha detto:

    toh… in questo siamo uguali!

  4. Robamia ha detto:

    Lamentarsi è umano, lamentarsi troppo diventa anche secondo me una specie di scudo contro le responsabilità. In genere comunque siamo noi donne le specialiste del pianto al momento opportuno. Sai quante ne conosco che sanno piazzare la lacrimuccia o il momento di debolezza col capo area o col collega un pò sempliciotto. Alla fine sono quelle che non affondano mai e allora S. o si diventa come loro ma mi sa che quelle come te appunto non ce la fanno, o si fa finta di nulla. la rabbia è sempre comunque una cattiva consigliera.

  5. Dovesei ha detto:

    Pavel – Pensavo che “gnola” si scrivesse così, senza la i! Ah la tua meravigliosa filosofia di vita! Profuma di mattoni rossi e ragù e partitelle a basket e passeggiate sotto il Pavaglione.

    A-DO-RO!

    Baci.

    Abreast – Bene, la casistica degli esseri umani insensibili alla Gniola ( vedi sopra ) si arricchisce…Ma com’è che invece quelli che conosco io ci cascano tutti come bambacioni?? Uffa.

    Robamia – E’ un peccato non poterti leggere. E’ un peccato che tu non voglia raccontarti ma è anche un tuo innegabile diritto. Mi sa che anche tu sia un’enciclopedia di vita. Sensazione eh… 🙂

  6. PC1969 ha detto:

    Simo ,
    sai che non mi sono mai posto il problema? “Gniola” con o senza “i” ?
    Non saprei… Pero’ , cosi’ ad orecchio , direi che con la fonetica migliora un po’ e rende meglio l’idea.
    Anzi, si potrebbe aggiungere anche una o piu’ “u” ed altri vocali , tipo “gniiuuuuuolaaa”. Il suono , ascolta il suono : non da’ quel fastidio, quel “non so che” che fa scattare quasi automatico il coppone giu’ per la schiena al disturbatore ? Eh ? Che ne pensi ?

    :-))

    PAVEL

  7. PC1969 ha detto:

    Il Taliano del comento precceddente fa unpo’ schifo..

  8. stann ha detto:

    sono cresciuta con una mamma cosi’, lamentosa.
    con la lacrima facile e l’abitudine a ricordarci quant’era sfortunata lei, quanto si sacrificava e quanto nessuno comprendeva le sue pene.
    mentre invece aveva una vita normale di una qualsiasi casalinga con figli e marito che mai le hanno dato problemi.
    era diventata un’abitudine, appunto.
    lei si lamentava ma alla fine nessuno piu’ le dava retta.
    o la si mandava a quel paese, ma in silenzio, sottovoce tutt’al piu’ …

  9. utente anonimo ha detto:

    Ci sono lamentoni innoqui come la signora di ciu sopra e lamentoni decisamente agguerriti che col lamento “ce fanno”.
    E’ un’arte il piagnucolìo. Molte donne ne sono maestre. Molti uomini che pure si ritengono scafati ci cascano in pieno, nessuno immune, dal medico all’insegnante, al fidanzato/marito al capo ufficio. A volte poi si fa la figura del cavaliere che porge il fazzoletto immacolato.
    Mi si consenta però una piccola obbiezione alla padrona di casa: non sarà che molte donne peraltro intelligenti e capaci hanno però perso un pizzico di quella, magari fittizia, debolezza che è un’esplicita richiesta di aiuto? Perchè noi maschi medi a volte abbiamo bisogno di segnali chiari e leggibili, e se una donna si dimostra sempre e comunque forte come possiamo capire che invece, sotto sotto, in realtà…

  10. utente anonimo ha detto:

    a me è sempre piaciuta questa (triste) canzone di claudio lolli.

    hai notato come sono rari e fievoli i sorrisi
    sulla bocca stralunata di un uomo in crisi
    come guarda sempre in basso
    come cerca protezione
    come evita a ogni passo
    di attirare l’attenzione
    nei suoi stanchi e bui
    senza più salde certezze
    come cerca con le mani
    sempre nuove tenerezze
    hai notato com’è facile sentirselo un po’ amico
    quando con aspetto gracile e con gesto antico
    si avvicina alla tua anima fuga in te i suoi dubbi
    poi con fare indifferente vince vinto dall’orgoglio
    fino a che non riconosce nei tuoi timidi sorrisi
    il suo volto stralunato in perenne crisi.

    ecco io credo che, a parte le mamme mie e di stan che sembrano fatte con lo stampino, ci sia un problema: siamo tutti, chi più chi meno, lamentosi. solo che non ci si incontra, e ci si sente soli, a volte, oppure oppressi dalle lamentazioni, altre volte.
    in quanto esseri altamente imperfetti.
    credo.
    remo

  11. RobertoTossani ha detto:

    A me piace da matti come il substrato musicale di Remo sia simile al mio, tant’è che spesso leggendo i post pensiamo a canzoni molto simili (ciao Remo).
    In questo caso il cantante è lo stesso, solo che a me era venuta in mente “Quello che mi resta” (non metto il testo qui, troppo lungo: lo trovate da me, se ne avete voglia, nel post del 20 dicembre 2004).

  12. vitarosa ha detto:

    Verissimo che il vittimismo sia un difetto più tipicamente femminile, ma non direi che gli uomini ne siano immuni…
    OT, Simo, ho cercato imamgini con gugol e ho verificato che si trattava proprio di una merla! – Ma come hai fatto a indovinare??
    Vitarosa-urbanizzata-che-non conosce-la-natura

  13. utente anonimo ha detto:

    ciao roberto,
    quindi il manifesto, il punto di partenza è

    Io ti racconto lo squallore
    di una vita vissuta a ore
    di gente che non sa più far l’amore
    ti dico la malinconia di vivere in periferia
    nel tempo grigio che ci porta via
    Io ti racconto tanta gente
    che vive e non capisce niente
    alla ricerca di un po’ d’allegria

    (Claudio Lolli, un cantautore troppo poco conosciuto)

    remo

  14. Dovesei ha detto:

    Vitarosa, non appena ho letto del colore delle piume e dell’occhio. non abito in campagna ma ho un giardino che come tutti i giardini di città è rifugio di tremila tipi di ucc*elli e ucc*ellini ( sì sì, meglio asteriscare!:)

    Remo e Rob – che meraviglia i testi di Lolli, ma anche lui come Faber non lo posso sentire: troppo malinconico.

    Anonimo cancellettonove – Hai anche tu l’ìidea che esistano, come dice qualcuno di mia conoscenza, “donne col pi*sello”? A mio parere c’è una malintesa idea di femminilità e di ciò che può essere visto come comportamento tipicamente femminile. Piangere è umano, punto. Piangere a comando è una cosa che proprio non mi appartiene. Lamentarmi in modo da smuovere istinti di protezione…no, neanche questo so fare ma non per questo mi presento come una specie di maschiona, se il senso del tuo post era questo…

  15. utente anonimo ha detto:

    lolli peggio di de andrè.
    in fatto di malinconia.
    remo

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