Leggo il post di oggi di Roberto Tossani e mi piace molto.
Mi soffermo sulle prime righe, dove parla del lavoro, della voglia di fare, di produrre lavorando.
Penso a te ieri, oggi, a quello che in maniera spiazzante hai ammesso ieri sera.
Il tuo lavoro non ti piace, te ne sei disamorato con gli anni poi comunque col contorno subumano che ti ritrovi, col diretto superiore che ti ritrovi, con le valanghe di attività partorite dai piani alti che ti piovono addosso unite all’eccesso di burocrazia cartacea e procedure che s’inchiodano, insomma difficile che uno possa farsi piacere un lavoro così. L’ambiente però è bellissimo e questo un pò aiuta: una vista sulla città e sulle colline quasi a 360°, pareti di vetro brunito, scrivania avvenieristica, poltrona ergonomica, climatizzazione perfetta ma questo non fa sì che tu al mattino timbri il cartellino volentieri.
Ieri giornataccia, tanto per cambiare. Generalmente riusciamo a staccare in parallelo ma ieri mi avverti che ne avrai ancora per un quarto d’ora. Abbiamo l’abitudine di sentirci ogni sera, a fine lavoro: io torno a casa, tu torni a casa, si chiacchiera un pò, si scherza, a volte litighiamo pure. Potenza della comunicazione: io e te siamo l’emblema dell’amplificazione e dell’uso e dell’abuso, forse, di comunicazione.
Comunque io ti avverto che intanto mi metterò in strada, dato che comunque ne devo fare molta più di te. OK, baci-ciao.
Passa un quarto d’ora, passa mezz’ora, ne passa un’altra. Arrivo a casa, vado dal fruttivendolo, in farmacia, in erboristeria. Guardo l’orologio: le sette di sera. Ti chiamo in ufficio, sei ancora lì.
– Sto chiudendo ora il terminale. Ne ho approfittato per portarmi avanti.

– Approfittato di cosa, scusa?

– Che cazzo ci vado a fare a casa? Non devo andare a correre, non ho niente da fare e in più per tutto il mese di luglio e agosto tengono l’ufficio chiuso il pomeriggio.

L’ufficio è quello della Signora, = la Signora è a casa, = meglio lavorare.

Non ho saputo che dire.

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6 risposte a

  1. abreast ha detto:

    io, invece, so che dire: avrebbe almeno potuto chiamarti, senza per questo rinunciare a rimanere in ufficio. o sbaglio?

  2. utente anonimo ha detto:

    e appunto…abreast, ha ragione dovesei…non ci sono parole.

  3. Dovesei ha detto:

    Questa volta devo difenderlo a spada tratta: mi avrebbe chiamato comunque, chiama sempre non appena ha un attimo libero. Non è questo il punto. Mi fa specie che piuttosto che staccare e andarsene a casa preferisca lavorare. brutto percepire una persona che sta male nella propria vita, diciamo in determinati frangenti della propria vita.
    Per quello che riguarda me, non potrei chiedergli di essere più presente.

  4. MariaLuisaM ha detto:

    tristissimo, un matrimonio alla frutta, mi permetto.

    I. ha degli amici ? Tutti suoi intendo ? Persone con cui parlare e confidarsi, un amico ci vorrebbe .

    Buon fine settimana Simo, Maria Luisa

  5. pensierieaparole ha detto:

    Capisco I. e mi si arriccia la pelle. D. torna a casa per i suoi figli. Vive per i suoi adorati figli. Di lei non parla. Non parla male. Non parla bene. Ma con lei non sta bene. Ma con lei ci deve vivere. Vivere nel senso concreto del termine. Un uomo arriva ad annullare le proprie emozioni pur di non mettersi davanti al fatto compiuto. Ma in fondo lo sappiamo no cosa vuole dire giacere al fianco di un uomo e di una donna che ormai non suscitano più alcun tipo di desiderio.
    E’ la cruda realtà della situazione.
    D. è bravo in questo credo, a non farsi spaccare i cogl***.
    Un bacio Simo.

  6. dolcemelody ha detto:

    tornare a casa quando non ci si sente a casa rende tutto piu triste. affrontare un quotidiano che non ti dà niente è dura. la vita è fatta di scelte, purtroppo a volte non si puo fare quella giusta. e si muore un po dentro. lui ha te ed è gia moltissimo.

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