Cambiano, le donne. Cambia il modo di portarsi addosso il fardello degli anni, dei pensieri, del vissuto. Trovo che le donne oltre i quarant’anni abbiano una forza e una voglia di vivere non comune, a volte più forte di quando ne avevano venti o trenta. O forse si sa far fruttare meglio l’emotività, la fisicità. Non è che voglia vendervi il tappeto che tutte le quarantenni sono belle e intelligeni e molto meglio che una trentenne, per carità, però conosco parecchie splendide quaranta-cinquantenni e oltre, come T. L’ho incontrata ieri sera; spingeva il passeggino avvenieristico dell’ultimo nato di sua figlia, i capelli biondo miele raccolti un pò disodinatamente, una gonna etno di seta verde scuro, un top arancio, i sandali ai piedi abbronzati. Era proprio BELLA, rilassata, serena, appagata. T. avrà sui sessant’anni e le leggi in faccia che si gode la vita. Ci fermiamo a chiacchierare. Guardo il pupo nel passeggino, stupendo, biondo e paffutello, dorme di gusto.

– E tu? hai deciso di fermarti a due?

– Cosa scusa?

– Figli, no?

Faccio una botta di conti. T. non sa quanti anni io abbia. Glie lo dico. Sorride.

– Ma cosa vuoi che siano 45 anni? Sei ancora in tempo se davvero lo vuoi! Certo, con tutti i controlli del caso!

– Ma scherzi T.?! Mettersi a fare un figlio a 45 anni, anzi, quasi 46! E’ da folli a mio parere! Magari mi preparo a fare la nonna come te.

– Ma hai dei figli troppo giovani! Ne hai di tempo e poi guardati lì, mica ti vorrai mettere a fare la nonna!

Ah bòh…Sono in una specie di No Man’s Land: troppo vecchia per, troppo giovane per. Negli ultimi anni il pensiero di un figlio mi ha sfiorato più volte come un sogno lieve subito scacciato. Età a parte un figlio l’avrei voluto da te, con te, in condizioni normali l’avrei fatto subito e tu pure, una cosa che ci siamo detti una sola volta seduti in una piazzetta di M*alcesine. Quando è stato? Due, tre anni fa.
– Non avrei nessun problema a fare un figlio con te. Sarebbe bello poterlo fare, ci fossero le condizioni.
Ci ho creduto e l’ho pensato anch’io ma le "condizioni" necessarie sono fantascienza quindi faccio cia con la manina al mio sogno e mi godo i miei figli.

– Ormai le tappe della vita sono tutte posticipate – Mi dice T. – Per diventare nonna dovrai aspettare minimo una quindicina d’anni. Nel frattempo goditi la tua età, che sei ancora giovane! –

Sì vabbè, giovane…diciamo che mi trascino una coda di giovinezza fatta soprattutto di forza di carattere, di determinazione e del fatto di non essere un pezzo di ceramica da bagno. Son fatta strana, son fatta male, i complimenti mi fanno a volte rivoltare come qualche giorno fa. Entro in un negozio per dare un’occhiata. Oltre a me c’è una signora sulla sessantina per la quale tutto è "troppo": scollato, colorato, ricamato. Io mi soffermo su due abitini, belli entrambi, uno a sottoveste, l’altro più stile provenzale. Mi piacciono entrambi ma devo decidermi. Ci pensa la signora-cliente che mi fa "Io non ci penserei un attimo, col suo seno, a prendere quello!", e mi indica quello a sottoveste.
– In effetti non è che io sia senza. – Ironizzo io.
– Ma benedeta fioa! Chi seo che deve portar ‘ste robe? Mi?? G’ha da portarle chi g’ha qualcossa da mostrar!

Hai capito le sessantenni di adesso?

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10 risposte a

  1. linea ha detto:

    Questo post mi consola visto che a trent’anni devo praticamente ancora costruire tutto…
    un abbraccio!

  2. utente anonimo ha detto:

    a volte penso che apparteniamo a una generazione (io 4 più di te) che non vuole invecchiare.
    vedo le mie coetanee.
    mi piaccino le quaranta cinquentenni che hanno ancora voglia di vivere, che escono la sera, che vanno ai concerti.
    come parlano, cosa dicono: pare quasi che il tempo si fermi, anche se così non è, restando in un certo modo.
    ma vedo anche quarantenni invecchiate e invecchiati, impantofoliti.
    le pantofole nel cervello, ecco.
    mica bello.
    anzi: tristissimo. (come tristi sono le sessantenni che si vesto da trentenni).
    però ogni tanto ripenso a una frase, letta in un libro di Gilberto Severini (Congedo ordinario). la frase, più o meno dice Che ogni generazione ha una sua colonna sonora.
    mi fermo.
    buone cose s.
    remo

  3. stann ha detto:

    e’ cosi’ che mi vedo, fra una decina d’anni, come T, serena ed appagata, con magari un passeggino da spingere…:-)

    io non lo so se e’ un fatto di non voler invecchiare, o se sia la vita che ci propone piu’ opportunita’ rispetto a quelle che avevano le nostre mamme, sta di fatto che di quarantenni ed oltre (ormai e’ risaputo che io ho l’eta’ di remo :-)) piene di vita e di voglia di fare ne conosco anch’io parecchie.
    io ho sorriso quando una mia compagna di universita’, poco piu’ che ventenne, mi ha chiesto “e tu dopo la laurea cosa pensi di fare?”.
    non ho osato confessarle che in effetti, si’, ogni tanto penso ancora a cosa faro’ da grande…:-)

  4. RobertoTossani ha detto:

    Comunque il ragionamento della signora sessantenne non faceva una grinza 🙂
    (ah, l’ho scritto anche in quarta di copertina: io da grande voglio fare l’attore)

  5. Masso57 ha detto:

    “Too Old To Rock’n Roll: Too Young To Die”…era il titolo di un album di Jethro Tull.
    Rende l’idea, come il tuo post.
    Quelli della (più o meno) nostra età/generazione si trovano a viverla questa situazione: mentre i nostri nonni a 40 anni erano da rottamazione o quasi, noi ci troviamo ad essere cresciuti troppo in fretta e contemporaneamente a vedere invecchiare quelli che per noi erano, da ragazzi, i “grandi”. E ci si sente, esperienze a parte, come ci si sentiva vent’anni fa, non perchè si “voglia fare” i giovani (cosa orrenda a tutte le età…) ma perchè dentro lo si è (in certi casi, piacevolmente anche all’esterno).
    Voglio dire, quando vedi sul palco Mick Jagger indemoniato come lo vedevi da bambino/a, ti rendi conto che il tempo passa non per toglierti qualcosa (vitalità, sentimenti, energie mentali) ma per aggiungertene (esperienza, consapevolezza, maturità, in molti casi fascino: quando reincontro le mie compagne di liceo ripenso sempre al brutto anatroccolo, forse loro pensano così di me).
    Bella e saggia riflessione, Simo: lascia che alzi il calice alla tua salute ed a quella degli altri eccellenti amici qui presenti.

  6. Dovesei ha detto:

    Eh sì…gran belle persone passano da qui. Proprio belle, e pur semi-astemia alzo il calice a tutti.

  7. utente anonimo ha detto:

    non ricordo la data, ricordo che ero in auto, radio accesa.
    la storia di un maestro in arabia saudita costretto al pensionamento per raggiunti limiti d’età: 100 anni.
    le autorità, però, gli concedevano di tornare a salutare i suoi alunni.
    bene.
    notizia carina, ma il bello deve ancora venire.
    il centenario era stato pensionato dopo 30 anni di onorata carriera.
    capito stan?
    aveva iniziato a fare il maestro a 70 anni (e magari il cascamorto con qualche collega o mamma vedova a 71, chissà).
    da radio uno di tre anni fa.
    remo

    (della serie: non è mai troppo tardi.
    a volte.)

  8. Dovesei ha detto:

    Remo, mi piace pensare che in generale possa non essere mai troppo tardi, salvo poi rendermi conto che per alcune importanti cose lo è. Però è vero: non è mai troppo tardi.
    Ragionamenti scissi da sabato mattina post ipermercato.

    Ciao Remo.

  9. utente anonimo ha detto:

    io penso, cara s, che il nostro corpo ha un suo ritmo.
    diciamo pane al pane: invecchia.
    i seni delle donne prendono la direzione dell’ombelico, gli organi maschili, invece, se ne distaccano, sempre più, e la memoria dimentica parole: come si chiamava quel compagno di scuola, come si chiama l’autore di quel libro? (m’incazzo, sempre, io, quando non ricordo. Due settimane fa non ricordavo Sharon Stone; prenderò la lecitina di soia).
    poi c’è la nostra mente.
    senza prenderci in giro: può restare giovane.
    basta sognare, pensare al futuro.
    e la mente, magicamente, a volte, almeno un po’, prevale sul corpo.
    è nella mente tutto.
    o quasi.
    con la mente possiamo debellare malattie o complicarci la vita, con depressioni, attacchi di panico.
    è lì, il cuore di tutto.
    buoni sabato e domenica
    remo

  10. Dovesei ha detto:

    La legge di gravità esiste, innegabilmente. Ma anche per il corpo come per la mente l’invecchiamento non procede a passi omogenei, per nessuno. Le tette cadono, gli addominali scompaiono, le spalle s’incuvano, i doloretti avanzano. L’importante è non brutalizzarsi al fine di ottenere il famoso effetto “Di dietro liceo davanti museo.” L’importante è prendersi cura, del corpo come della mente, dedicando, questo è certo, un pò più di attenzioni ai neuroni.
    Io però ai vestitini scollati ancora non rinuncio: crederci sempre. Mollare mai.

    Un sorriso.

    S.

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