E’ bello poter scrivere "è stato".
Mi viene da iniziare solo così, semplice racconto di giorni perfetti e normalissimi nella loro anormalità. Trovarsi ogni giorno, condividere i pasti, il letto, il bagno, tu che vai al lavoro ( quello proprio non si è potuto evitare, ) ritrovarsi a bere il caffè dopo pranzo, tu che esci di corsa dall’ufficio, una doccia e la prospettiva della serata insieme, decidere dove cenare, passeggiare, infilarsi tra le lenzuola fresche, fuori il temporale, chiacchierare, fare l’amore, addormentarsi, svegliarsi, le tue mille piccole attenzioni, il tuo osservarmi attento, il mio osservarti attenta.
Mille cose mi sono rimaste dentro ma più di tutto una: il tuo volermi rendere partecipe di tutto, tutta quella che è stata la tua vita prima di me. La casa di tua madre già me l’avevi mostrata ma mi hai riportato in quel quartiere che si arrampica sulle pendici della montagna per farmi vedere la casa dove sei nato, tipica casa di ringhiera lombarda.
– Ecco vedi, quello al secondo piano era il mio terrazzo. – Nel cortiletto la gente guarda un pò incuriosita un pò diffidente l’auto che fa manovra.
– Ma ti conoscono?
– Sì. E alùra?
– "Alùra" niente…se sta bene a te. – Ridiamo. Passimo davanti alla casa di tua mamma, quella dove sei cresciuto. La sera è calda ma tua mamma è in casa. Filtra la luce del televisore. Continuiamo il giro, mi mostri il tuo asilo, quello dove le suore ti rinchiudevano nella legnaia quando menavi le bambine. Poi è la volta delle scuole elementari, del campetto da calcio. Mi sfila davanti l’infanzia di un bambino che si è consumato le suole su e giù per i pendii di questo quartiere popolare. Mi ritrovo commossa senza sapere bene perchè.
– Adesso ti porto a casa…quella di adesso. Vorrei che tu la vedessi, ci terrei.
– No I., per favore, non è che io ci tenga poi tanto.
– Possiamo andarci domani o un’altra sera se ti va.
– Va bene un’altra sera?
– Ok.

Non ci siamo più andati, non me l’hai più chiesto, c’erano sempre cose migliori da fare, posti dove andare, finchè venerdì dopo pranzo, dopo averti salutato ho deciso che dovevo vedere, ma da sola. Ho preso un taxi, ho dato l’indirizzo di una pasticceria di cui mi avevi parlato, all’inizio della strada. Sono scesa dal taxi ed entrata nella pasticceria che è proprio come me l’avevi descritta, vecchiotta, anni ’60, col pergolato esterno e il laboratorio a vista. C’era un odore fantastico di dolci, di zucchero, di creme, il banco del bar piccolissimo, un paio di tavolini, un ragazzo indaffaratissimo e sorridente che mi ha preparato un caffè. Ho pagato e sono uscita guardandomi intorno: in lontananza intravvedevo il muro di recinzione del comprensorio di villette dove vivi. Passo dopo passo mi sono avvicinata: civico n.1, un agglomerato di ville singole, il cancello prinicipale con le cassette della posta, no, non era lì. Pochi passi, civico n. 1a, ancora un cancello grande, dodici cassette della posta coi nomi: Eccolti lì. I.S – C.T. Alzo lo sguardo e so già che la prima casa di fronte al cancello principale è la tua, esattemente come me l’avevi descritta, gli oleandri a fianco del cancelletto, la siepe, i grigliati dalla parte della cucina oltre i quali si intravvede il "tuo" dondolo. Qualcosa mi si rivolta dentro. Guardo i fiori appesi fuori dal terrazzino della stanza da letto: pessimo giardiniere annoto mentalmente, sono semisecchi. Casa tua, ca*zzo, quella è casa tua. Mi guardo attorno, i marciapiedi sui quali corri un giorno sì e uno no, qualcuno che entra ed esce dal cancello principale, i tuoi vicini. Concludo che è stata giusta la decisione di stare in albergo, un bellissimo albergo tra l’altro. Lì da te le case sono addossate una all’altra, il tuo garage ha la rampa in comune con quello della casa gemella, no, va bene l’hotel. Voglia di scappare via. Mi chiami che sono in taxi.
– Ciao amore. Penso di cavarmela per le quattro. Dove sei?
– In corso Z*******. – Mento.
– Fai i tuoi giri con calma. Ti vengo a prendre tra un’ora, poco più. – Caro amore mio non mio.
E’ stato. E’ stato tutto bello, tenero, intenso. Sabato l’abbiamo dedicato al lago, siamo andati a fare un giro in battello tra le minuscole isolette, ci siamo goduti il sole, il vento tiepido, un pranzo veloce in piazzetta poi è arrivato un temporale, di corsa "a casa", quella che per cinque giorni è stata la mia e la tua casa piena di tutto. Sabato notte però mi sono svegliata e mi è venuto da piangere. L’ho fatto in silenzio, appoggiata contro di te, lacrime pesanti di dolore, il dolore della consapevolezza di essere fatti uno per l’altra nonostante tutto, un dolore assurdo. Domenica pomeriggio sono ripartita e hai pianto tu. E’ incredibile che dopo quasi sei anni siamo ancora così.
– Ehi…- Ti ho detto fermando una lacrima che colava solitaria lungo il tuo viso così magro, segnato da due sottili segni agli angoli della bocca. – Non lo fare I., ti prego…sennò inizio anch’io…
– No, no, certo, non rendiamo le cose più difficili.- Ti sei soffiato il naso, ti guardavo e mi chiedevo come si fa a non amarti così umano e imperfetto e perfetto per me, così bello per me, così.
Tragitto in auto in silenzio intercalato da piccole frasi da nulla, tanto in questi giorni ci siamo detti tutto, di tutto. Arrivati in centro mi hai guardato e ci siamo stretti forte, fortissimo, un bacio lieve e mi hai guardato serio:
– Adesso basta. Ti lascio al centro di B. ma mica ti mollo sai…Ciao amore bello…
– Ciao.
Sono scesa dall’auto, il tuo gesto tenero di mandarmi un bacio sulla punta delle dita, sei ripartito e sono andata in piazza Duomo a perdermi nella folla di turisti giapponesi e ragazzi.


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10 risposte a

  1. abreast ha detto:

    questo post è bellissimo, ma lascia che ti dica che hai scritto una grande verità o, se preferisci, il segreto UNICO di una buona vita di coppia (per lo meno secondo me è così): “il tuo volermi rendere partecipe di tutto“!!!
    il resto lo trovi in privato…

  2. makdaralo ha detto:

    Un caro abbraccio… siete bellissimi.

  3. rael_is_real ha detto:

    sì, ha ragione makdaralo. bellissimi e privati.

  4. vitarosa ha detto:

    Fino alla prossima occasione. Che vita eh…

  5. linea ha detto:

    A volte una lacrima esprime più di mille parole…

  6. petiteAmelie ha detto:

    il “tuo amore” é più “tuo” di quanto credi…

  7. PC1969 ha detto:

    Pavel c’è !

  8. Masso57 ha detto:

    E bellissimo poter leggere cio’ che è stato 🙂

  9. utente anonimo ha detto:

    un amore senza lacrime non è vero.
    (e complimenti per questa pagina di diario che dimostra una cosa: sono le cose che uno-a ha dentro che portano a una buona scrittura. non la laurea, i corsi, le tante letture, ma le sensazioni. forti. che diventan ricordi).
    remo

  10. Dovesei ha detto:

    Come se vi ringraziassi uno ad uno, chi ha lasciato un segno qui e chi in privato.
    Stupisce sempre un pò la partecipazione che mi dimostrate, l’empatia, l’affetto o anche solo il semplice interesse. Mi stupisce perchè in fondo la mia e quella di I. potrebbe apparire la solita storia extra. So che avete capito che non lo è, no, non lo è proprio.

    Grazie per aver aspettato il racconto del mio ritorno, che non è finito.

    -S-

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