Rialzo la saracinesca in tutti i sensi, qua nel mio quaderno virtuale, in studio, a casa, nella testa.
Le ultime tre settimane sono state parecchio dense, piene un pò di tutto.
D*jerba è inaspettatamente molto meglio di quanto la ricordassi; è stata la mia prima vacanza libera, molti molti anni fa con una compagna di liceo, noi due sole al clubMed. Non ci spostammo mai dal club, un pò perchè ci piaceva restare lì, un pò perchè al club ci sconsigliavano, a torto o a ragione, di andarcene in giro da sole.
Ho rivisto il clubmed di K*elibia dal mare, questa volta, un giorno in cui ho fatto un giro in catamarano.
Questa volta stavo a M*idoun, venti minuti dalla "capitale" dell’isola.

Il club: decisamente bello, molto curato negli spazi comuni ma anche i menzel, le unità abitative erano belle, pulite, ognuna con la veranda o il terrazzo e la vista su di un mare che non ricordavo così bello, con sfumature che andavano dalla trasparenza assoluta della riva all’azzurro pallido, all’azzurro intenso e poi turchese fino al blu notte. La spiaggia bianca, di sabbia corallina ruvida, disseminata di piccole conchiglie bianchissime lisciate dal tempo in attesa di sfarinarsi in sabbia. Unica nota stonata ma decisamente utile la guardia privata: in alternativa si è preda dei venditori di cammellini-bonghi-collanine-sciarpe-perei-sigarette-rosedeldeserto che, per carità sono simpatici e coloriti nei modi ma letteralmente sfinenti.
Di fianco al mio c’era il villaggio gemello, stessa catena italiana, stesso aspetto solo più grande. E’ lì che I. è stato in vacanza a luglio. Ecco, questo mi ha causato qualche momento di sbandamento. Ci siamo sentiti ogni giorno e di tanto in tanto mi chiedevi dov’ero, in che punto della spiaggia. Un giorno ho camminato parlando con te in ufficio quasi calcando le tue orme lungo la spiaggia verso ovest, giù giù verso una lingua di sabbia sulla quale sta arenato un vecchio peschereggio.
"Ci venivo anch’io a camminare lì, una volta anche mentre ti chiamavo."
Senso di straniamento. Un pezzetto di mondo lontano da casa mia, da casa tua e che abbiamo solcato insieme ma non insieme, vicini e lontani. E’ successo anche altre volte, per altri posti ma questa volta ho sentito di più la tua vicinanza e la tua mancanza. La sera è capitato spesso che i due club facessero festa in comune e i due grupponi si mescolassero, o mi è successo di sedere sulla scaletta di legno del bar sulla spiaggia a guardare il mare, cosa che anche tu mi hai confessato di fare.
In fondo a pensarci bene è quasi normale, il mondo stringe i suoi confini sempre più, soprattutto sulle mete molto diffuse come questa ma la mia storia è mia e le mie sensazioni sono state dolciamare.
Per il resto è stata una vacanza abbastanza serena. Unica uscita un giro in scooter con mia figlia fino a M*idoun e mezza giornata al souk della capitale; ci tenevo che F. vedesse un mercato "vero" quindi mi sono avventurata oltre al souk turistico, fino al mercato berbero. F. era un pò impaurita anche perchè i mercanti sono piuttosto insistenti e i ragazzi del posto non lesinavano ammiccamenti, fischi e complimenti a quello schianto di biondina dalla pelle appena biscottata. Io mi sono beccata della "LauraPausini" che proprio non so che ci trovassero nella sottoscritta di LauraPausini…Forse fianchi e sedere, ecco, sì. Dopo un pò F. si è tranquillizzata e ci siamo lanciate in contrattazioni e acquisti: rosso berbero, essenze, thè alla menta e alla rosa per poi passare al souk "tranquillo" dal quale siamo uscite con un paio a testa di fantastiche naik, silver per lei, gold per me, finissimamente e perfettamente taroccate. Il tempo di una spremuta di arance dolcissime, il tipo "vaniglia" che da noi non si trova più, poi di nuovo a M*idoun in albergo.
"Grazie mamma di avermi fatto fare questo giro: è stato…forte! Certo però che tu mica ti fai mettere i piedi in testa da nessuno!"
"Ma dai F.! Non bisogna aver paura di chi ci approccia in modo diverso, o di dire di no in modo fermo. Sarà che tuo nonno ha iniziato a mandarmi in vacanza-studio da sola a meno della tua età, sarà che mi sono trovata spesso involontariamente a dover girare da sola…ti dirò che mi inquieta di più la stazione di Padova che non un mercato nordafricano."
 

Giorni scivolati via lisci e fluidi come un nastro di seta. Ieri lungo l’autostrada ho avuto il solito tuffo al cuore passando di lì dove sei tu. Ho visto in lontananza le torri di vetro dei tuoi uffici, la Maddalena con le sue strade, quelle lungo le quali saliamo per arrivare in cima. Mi porti lassù e restiamo abbracciati a guardare la piana sottostante, la tua città, le cave di marmo, zampate candide nel verde delle colline. Guardavo in silenzio, un groppo alla gola riconoscendo tratti della tangenziale percorsi con te solo un paio di settimane fa, cartelli stradali di luoghi "nostri", solo miei e tuoi, il nostro tesoro comune, i ricordi, le sensazioni.
Ti ho mandato un sms:" B.ovest:ti faccio ciao con la mano anche se non mi puoi vedere."
"Ti bacio", la risposta.

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7 risposte a

  1. rael_is_real ha detto:

    quanto è “morbido” quest’uomo.

  2. abreast ha detto:

    intanto bentornata! non ho capito il perchè della chiusura, ma come sempre rispetto la tua scelta, lo spazio è tuo ed hai il diritto di gestirlo come più ritieni opportuno.
    ma… chi è lo “schianto di biondina con la pelle appena biscottata“? 🙂 complimenti alla figliola F.!!!

  3. vitarosa ha detto:

    Bentornata, anche se forse si stava meglio lì davanti al mare trasparente. O forse no…
    Quanto a quel NO, beh, ho come la sensazione che presto me ne pentirò.

  4. stann ha detto:

    felice di rileggerti.

  5. cucchiaino ha detto:

    passo da te,simo,e ti trovo sempre al punto perfetto del tuo amore.

  6. Masso57 ha detto:

    Simo, mi ero preoccupato delle saracinesche abbassate; in realtà le vetrine sono ancora più dense di colori caldi. Ti abbraccio.

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