Ieri sera sparecchiavo rabbiosamente la tavola sbatacchiando stoviglie e ruminando amare considerazioni.
Stamattina ero in auto, sulla solita strada, alla solita ora, il cappuccino confortante di Lilly a cullarmi e ruminavo ancora le mie amare considerazioni. Come ogni giorno mi hai chiamato, come ogni giorno abbiamo iniziato la giornata con le nostre chiacchiere rese un pò artificiose dalla discussione di ieri. Poi:

– Dai S., per favore non fare così.

– Non sto facendo nulla: sto guidando.

– Credi che io sia scemo? Pensi che dopo sei anni che stiamo insieme io non ti conosca? Ti stai tenendo dentro delle cose. Io ti chiedo solo un favore…dammi tempo un paio di giorni per favore…poi dimmi tutto, parliamone…Ieri è stata una giornata pesantissima e in più sentirti così fredda e triste non mi ha certo aiutato, però non voglio far finta di niente. Ti chiedo solo di lasciar passare qualche giorno, che sul lavoro ritorni un pò di normalità. Puoi?

La mastodontica società per la quale lavora I. sta subendo una serie di rimpasti. La società di cui è dipendente è stata smembrata in tre sottogruppi e fino alla fine di ottobre non si saprà nulla: se il suo ruolo sarà sempre quello o un altro, se resterà a B. o, ipotesi molto remota, gli verrà imposta Milano, se avrà sempre lo stesso personale o altri, se ne avrà di più o di meno, se addiritturà non verrà messo in mobilità interna al gruppo dato che con lo smembramento c’è un esubero di diciotto unità, come le chiamano loro, in realtà diciotto persone di troppo che verranno fatte rimbalzare da un ufficio all’altro, da un incarico all’altro per periodo di tempo indefinito.
In via teorica non corre grossi rischi, per la posizione che occupa e per la particolare tipologia del suo lavoro ma ciò non toglie che siano giorni di ansia. Io cerco di tenermi in disparte, lo ascolto, cerco di andarci leggera, a volte come ieri non mi riesce, perchè abbiamo entrambi, specie negli ultimi tempi, la sensazione forte di quanto questa storia ci dia ma al tempo stesso ci tolga. Ci neghiamo già tanto che ogni attimo, ogni piccola occasione diventa un regalo preziosissimo. Ci diamo talmente tanto che ogni occasione saltata è una stortura, una ferita.
"Dopo sei anni che stiamo insieme". Questa frase mi è rimbalzata tra testa e cuore. Quasi l’avevo dimenticato: io e I. siamo insieme da quasi sei anni, per la precisione saranno sei anni a ottobre.
Sei anni.
L’hai detto con una tenerezza palpabile al di là dell’argomento. Vorrei essere capace di ringraziarti, al di là di tutto, per questo tempo lungo, difficile, duro eppure bellissimo.
Vedrò di farmi passare l’amarezza per il nostro mancato trovarci a Venezia. Vedrò di guardare avanti, ma anche indietro, a questi sei anni.

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6 risposte a

  1. abreast ha detto:

    non so se essere rincuorato o rammaricato dalla situazione in cui sta versando I… non per lui, sia ben chiaro, ma per via del fatto che analoghe situazioni lavorative si vedono un po’ ovunque da queste parti, purtroppo!
    secondo te in questi casi vale il detto “mal comune, mezzo gaudio“? secondo me no, al massimo può costituire una “magra consolazione”…

  2. Masso57 ha detto:

    La tenerezza, forse ancor più palpabile, secondo me che guardo dal di fuori, è quel suo capire che dentro ti stai tenendo qualcosa, un qualcosa che lui sente. Perchè certi stati d’animo non han bisogno di parole per farsi conoscere e/o riconoscere, quando si sta davvero insieme……

  3. utente anonimo ha detto:

    Ben tornata Simo, ti aspettavo.
    Leggo di te e di I.: tasto dolente il lavoro, con tutte le sue difficoltà, la fatica, le aspettative, le disillusioni.
    Porta pazienza.
    Un abbraccione, Maria Luisa

  4. utente anonimo ha detto:

    l’hai visto il vecchio film
    Innamorarsi?
    non era malaccio.
    ciao ragazza.
    anche lui deve commuoversi.
    remo

  5. Dovesei ha detto:

    Abreast – E’ effettivamente una realtà comune a molti, neppure io ne sono immune. Mi spaventa, mi inquieta e soprattutto detesto che questi usurai del lavoro giochino con le persone e con le loro vite come pedine di un tragico gioco da tavolo.
    Tutta questa fatica per cosa poi? Per l’anelato giorno in cui andare in pensione e magari schiattare dopo breve tempo, alla faccia dell’articolo di copertina del Venerdi di questa settimana.

    Bacioni

  6. Dovesei ha detto:

    Massimo – a volte mi sento un pò ingrata perchè per stanchezze che sono solo mie vedo e sento la tenerezza di I. solo dopo: una mezz’ora, un’ora o comunque quando non posso dirglielo.

    Maria Luisa – Ti abbraccio forte. Fatti viva. Ti aspetto.

    Remo – Parli del film con De Niro vero? Visto, visto, e avevo anche la cassetta, finita non so più dove. Ma perchè alla tivvù invece di 460 reality uno più schifido dell’altro non ridanno film come questo?
    Un pò di settimane fa hanno passato I Ponti Di Madison County: per l’eenesima volta ho versato le mie lacrimucce…

    Buon fine settimana.

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