Paura?

Inizio ad averne abbastanza. So che sarà un anno molto difficile, so che lo sarà per quasi tutti eccezion fatta per i soliti noti – e spesso ignoti – che problemi non ne hanno mai avuti. Ne conosco qualcuno, fortune inspiegabili, tenori di vita inspiegabili a meno che non si sia vinta la lotteria Italia o un “grattino” di quelli da un milioncino. Li conosco e mi dico che sono affari loro. Ciò che mi urta è il continuo tartassare noi, comuni lavoratori, con la lista ossessivamente ripetuta di aumenti e gabelle varie, con la prospettiva dei licenziamenti di massa in questo o quel settore, con il consumo degli alimentari drasticamente calato, con lo spread, col terrorismo psicologico. E accade ovunque, su canali televisivi e radiofonici di ogni genere. Ne ho i coglioni che sversano a raffica, per usare un francesismo. Anch’io sono preoccupata: ho una figlia che studia fuori sede, a Venezia tra l’altro, mica in una relativamente economica città qualunque. Ho in piedi ancora un paio di mutui. Non sono più giovanissima -blando eufemismo- ho una madre pensionata che potrei dover aiutare. Ho un’auto da mantenere. Ho un figlio al quale ogni tanto regalo qualcosa, e una figlia con la quale faccio altrettanto. Ho uno stipendio normale. Cosa dovrei fare? strapparmi i capelli? stracciarmi le vesti? No. molto più normalmente mi siedo ogni settimana al tavolo di cucina e faccio i miei bravi conti, spunto, depenno. So già che quest’anno non andrò in vacanza, o se mai lo farò sarà qualche giorno al mare “di casa”. Ho ridotto le uscite serali, niente più palestra, niente quotidiani tanto ci sono quelli on line. A Natale pochissimi regali e quei pochi che ci siamo fatti, in famiglia e con gli amici, erano concordati e utili: buoni acquisto per comparti che interessavano o potevano far piacere -libreria, profumeria- piccole cifre comunque. Assolutamente nessun acquisto ai saldi, anzi una bella revisionata all’armadio. Non cambierò l’auto che per fortuna tiene bene i suoi quasi 5 anni. Non è La Ricetta ma è la mia ricetta, poi si vedrà, un pizzico di fatalismo è d’obbligo ma per carità BASTA con le Cassandre. Pare che la manovra Monti costerà alle famiglie 2000 euro. A questo punto pur non volendo fare conti in tasca a nessuno mi viene da dire che l’unica sarà non andare in vacanza e non intasare le cattedrali dello shopping tipo Fidenza e similari: un qualcosa di quei 2000 euro resterà nelle tasche, tra benzina e acquisti perlopiù inutili.

E ora che ho brontolato a sufficienza, buona giornata e buona prima settimana dell’anno a tutti.

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6 risposte a Paura?

  1. Roberta ha detto:

    Tu Simo hai sempre questo ottimismo di ferro che è ammirevole. Lo assumi col cibo? In pastiglie? :D! io sono come i tanti che si fanno deprimere oltra che dalla realtà dei fatti, anche da sti maledetti telegiornali e giornali. sono d’accordo, ok l’informazione ma abbiamo ben capito che sarà un anno di merda, d’altra parte basta guardare la busta paga e fermarsi appunto a fare un pò di conti: qualcosa bisogna togliere. Il bello è che poi gli stessi giornali telegiornali ti propinano in coda pubblicità di stragnocche che indossano profumi da 80 euro, arredamenti nuovi, cellulari da 800 euro. io da tempo faccio la spesa al discount, frutta e verdura al mercato o a quei meganegozi di solo frutta/verdura che (pare)arrivi dalla puglia. parrucchiere si e no ogni mese e mezzo, tinta in casa, estetista non mi serve, sarebbero buttati. Abbigliamento dai cinesi o se proprio proprio serve un qualcosa di importante vado in una grande catena. un figlio lavora, l’altro finisce le superiori quest’anno e sarà un enorme problema il dopo: non ha voglia di studiare, speriamo che trovi un qualche lavoretto. Eh sì, sono tempi bui: stringiamo le chiappe e scambiamoci consigli per la sopravvivenza.

  2. Massenzio ha detto:

    E’ questo il punto: è la qualità generale della nostra vita ad essere deteriorato. Non è questione di questa o quella rinuncia, è che anni fa sapevi di poter contare su “x” risorse con cui pagavi le tue bollette, facevi la tua benzina, la spesa in supermercato concedendoti un capriccio in più, programmavi in anticipo ferie e vacanze, magari con qualcosina da parte per un blitz a mangiar fuori nel ristorantino che ti avevano segnalato, o per un weekend di relax lontano da casa. Quello che la crisi ha ammazzato, per noi dipendenti a stipendio fisso (nel mio caso addirittura bloccato) è la speranza: ti arrovelli a capire dove e cosa tagliare, ti ritrovi al “vorrei ma non posso”, mentre magari il tuo vicino sedicente nullatenente ti smanovra a fianco, tirando giù gli sci dal macchinone nuovo di palla dopo le sue settiane bianche. E poi dice che uno si butta a sinistra………..

  3. paoladazero ha detto:

    saremo meno felici?

  4. Riccardo ha detto:

    Paola se la felicità fosse un bene tangibile, un tanto all’etto per essere crudi, allora si.. saremo meno felici.
    Ma non credo sia questo, la felicità è una miscela fatta di tante cose, talmente tante che spesso ripieghiamo sul “sereno” perché il felice è un punto lontano, un posto in fondo ad una curva dritta.

    Pertanto vorrei solo avere la serenità di essere infelice come adesso e non di più, ma la vedo dura.

    Riccardo.

  5. Roberta ha detto:

    Riccardo mi lasci senza parole tanto è bella la cruda realtà della tua frase. Comunque io penso che veramente stiamo diventando tutti meno felici soprattutto della felicità che ci potevano dare le piccole cose, io che oltretutto sono una pessimista/depressa cronica. Anzichè buttarmi a sn o a dx penso che non ci resti che buttarci da un ponte, io poi ce l’ho vicino a casa.😦
    Simo “Dovesei”?

  6. Dovesei ha detto:

    Chissà che Riccardo non abbia colto il punto: rassegnarsi ad una serena infelicità, ad una accettabile angoscia. Aspettare. Che passi il tempo, che passi quest’anno, questi momenti. Sarà dura però, ma non al punto da buttarsi dal ponte degli alpini, spero! : )

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