Ancora donne

Ho letto di tutto un po’, riguardo all’8 marzo. Le solite cose, le solite contrapposizioni, i soliti motivi per fare polemiche inutili e sterili, e poi cose spiritose, cose ovvie, cose meno ovvie.
Nessuno mi ha regalato mimose, nemmeno il supermercato. Non me le sono auto-regalate, mi rifiuto di ingrassare i fiorai, ma è da ieri l’altro sera che rifletto su un servizio visto a un tg regionale. Una giornalista è andata a intervistare le pescatrici di vongole in laguna, quella laguna di cui ho parlato nel post precedente, quel posto magico dove vado ogni volta che posso. Francamente non pensavo ci fossero donne che fanno quel lavoro, quel lavoro terrificante. Non che non sapessi dove e come si pescano le vongole, lo so che non crescono sui cespugli, so che che è un lavoro durissimo e poco remunerativo, so che esistono molti vongolari di frodo perchè a volte il prodotto è poco o le concessioni sono care, ma un conto è vedere una sorta di capitan findus de noaltri che se ne sta a schiena piegata a rastrellare il fondo sabbioso, un conto è vedere 5 donne di età compresa tra i 40 e i 50 e rotti, bardate come al polo nord, il naso e le guance intirizziti ( ed era una mattinata col sole… ) le mani massacrate, tirar su la rete e iniziare a fare la cernita dei molluschi per grandezza, ributtare in acqua ciò che va ributtato, scartare sassi, pezzi di catrame, alghe.
Una soltanto raccontava di farlo per scelta, perchè “…non riuscirei mai a stare otto ore in fabbrica al chiuso! Me piase star de fora, me piase ‘l mare, l’aria aperta. Sì, s’è fadiga ma o fasso voletieri ‘sto lavoro!”
L’unica; era forse la più giovane, comunque attorno ai 40. Le altre erano rassegnate: non c’è lavoro, soltanto questo, tocca adattarsi ma è dura, l’umidità, il freddo, e poi non sempre la pesca è buona. Mariti cassintegrati o disoccupati o pescatori anche loro, figli a cui badare, e una volta tornate a terra, naturalmente, tutto il resto: la casa da pulire, la spesa, cucinare, stirare. Quando il servizio è terminato e la telecamera ha inquadrato il giornalista in studio – che probabimlente non aveva visto il servizio prima – l’ometto aveva la mascella che gli toccava il petto. Io pure. Mi sono sentita una merda, una privilegiata, una piangina che si lamenta per un tot di chilometri giornalieri fatti su una comoda auto climatizzata.
Pensateci tutti, la prossima volta che vi fate dù spaghi con le vongole veraci.

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3 risposte a Ancora donne

  1. Caroline Kiig ha detto:

    Le vongolare come le scomparse mondine.
    Senza paturnie, solo lavoro e fatica; quella fatica che ti impedisce di fartele, le paturnie.
    E lo dice una che si lagna sovente e che farebbe bene, forse, ad andar per vongole.
    Un abbraccio.

  2. Cucchiaino ha detto:

    consapevolezza ruvida… condivido e sottoscrivo.
    ciao Simo :**

  3. paoladazero ha detto:

    ci penserò quando mangio le vongole ma anche la prossima volta che mi lamenterò del mio lavoro, e cioè lunedì mattina verso le otto:-))

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