Da quest’angolo di finestra

Ci vuole tempo e pazienza
per imparare il dolore
lacrime e competenza
per impastare l’amore.

Ci vuole orecchio e pazienza
per questa piccola voce
muscoli e competenza
anche per portare la croce.

Dedicata alla mia bellissima amica Giovanna, oltre che a Giulio.
Anche Giovanna da oggi non c’è più. Io non so che dire. La cosa non era inaspettata ma la ferocia del distacco, del momento, proprio quel momento in cui vieni a sapere che una persona che ha fatto parte della tua vita non c’è più, quella ferocia è sempre troppo forte. E poi due amici in pochi giorni, sono cosa che toglie il fiato.
Giovanna era bellissima, intelligentissima, forte, anche lei un sorriso disarmante. insieme abbiamo condiviso moltissimo, dalle mattinate in palestra, a molto amore dato, forse anche molto ricevuto – ma quanto questo sia stato non l’avevamo capito fino in fondo. Abbiamo vissuto per anni entrambe a Bologna senza conoscerci. Abbiamo figli coetanei. Tanti i libri che amavamo entrambe, tante gite qua e là, tante ore al telefono a chiacchierare, a cercare di capire cose che avremmo capito più tardi, col tempo, con la malinconica esperienza dell’amore speso male, o fforse solo dato troppo a piene mani.
Giovanna, dura, dignitosa, che non ha voluto far sapere a nessuno della sua malattia. Giovanna che se n’è andata in silenzio.
Tra poco andrò a salutarla, assieme a Flo. per Flo è uno sforzo disumano, ma non se la sente di lasciarmi sola, e del saluto pubblico non ne vogliamo sapere, io e Flo. Eravamo un bel trio, diverse ma complementari.
Non so più che dire. Piove. Vorrei che ci fosse almeno un po’ di sole.
Ciao, bellissima Giò.

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12 risposte a Da quest’angolo di finestra

  1. misti ha detto:

    Lascio un segno di presenza e di condivisione … parole non ne ho.
    Ci sono periodi nella vita che sembra capitino solo cose brutte … poi passa aver incontrato, conosciuto, e vissuto Giulio e Giovanna è una gran fortuna !!

  2. blue ha detto:

    In riva alla vita

    Ritorno per la strada consueta,
    alla solita ora,
    sotto un cielo invernale senza rondini,
    un cielo d’oro ancora senza stelle.
    Grava sopra le palpebre l’ombra
    come una lunga mano velata
    e i passi in lento abbandono s’attardano,
    tanto nota è la vita
    e deserta
    e silente.
    Scattano due bambini
    da un buio andito
    agitando le braccia:
    l’ombra sobbalza
    striata da un tremulo volo
    di chiare stelle filanti.
    Gridano le campane,
    gridano tutte
    per improvviso risveglio,
    gridano per arcana meraviglia,
    come a un annuncio divino:
    l’anima si spalanca
    con le pupille
    in un balzo di vita.
    Sostano i bimbi
    con le mani unite
    ed io sosto
    per non calpestare
    le pallide stelle filanti
    abbandonate in mezzo alla via.
    Sostano i bimbi cantando
    con gracile voce
    il canto alto delle campane: ed io sosto
    pensandomi ferma stasera
    in riva alla vita
    come un cespo di giunchi
    che tremi
    presso un’acqua in cammino.

    Antonia Pozzi

    ____

    ti stringo forte le mani, in silenzio

  3. ioviracconto ha detto:

    Sono qui per caso: è quello che amo fare nel blog ed è quello che mi procura spesso liete sorprese. Le tue quartine poetiche hanno la bellezza della semplicità e mi ricordano molto la poesia di Sandro Penna.
    Ed è poesia che, forse, starebbe bene come epitaffio, a ricordo di quella indimenticabile amicizia.

  4. Dovesei ha detto:

    Mi rendo conto che chi capitasse per la prima volta davanti a questo muro e leggesse, potrebbe pensare intanto “Che sfiga!”, poi magari a una mia propensione allo sbattere il dolore in pubblico, per quanto ristretto. Non è così; è che questo è un diario pubblico di vita vera, e ora la mia vita è così, un magma di dolori e ricordi.
    La verità è che la morte fa paura, e ieri, davanti a Giovanna, eravamo pietrificate. Ieri in quella stanzetta ho toccato l’assurdo del fatto che c’era un altro signore, un uomo anziano vestito a festa nella sua scatola di legno, e noi gli davamo le spalle come nulla fosse.
    La verità della vita sta nella battuta del marito di Giovanna, apparentemente saldo e distaccato, che al mio “Siamo rimaste senza parole”, ha contrapposto un “Pure lei…”, indicando con la testa sua moglie.
    La verità è che il marito di Giovanna fa di mestiere lo psichiatra, e per un 5 minuti ha continuato a ripeterci che in questi momenti “bisogna stare saldi, sennò si va fuori testa”, però poi aveva gli occhi inondati e gli ho detto, dal basso del mio essere una persona qualunque, “guarda che piangere è salutare, non ti trattenere, non serve.” L’abbiamo lasciato lì accanto a lei come un bambino sperso, con una tenerezza infinita per quell’uomo che negli anni ci ha sempre fatto un po’ soggezione. Dopo siamo uscite, diluviava ed eravamo senza ombrello. Abbiamo raggiunto l’auto imprecando ma non per la mancanza dell’ombrello. Siamo andate a berci un caffè, quelle cose normali che si fanno perchè si ha bisogno di normalità. Flo piangeva sommessamente ripetendo “io ho paura.” Anch’io ne ho, non può essere altrimenti.

  5. masticone ha detto:

    Viviamo in un mondo dove l’unico tabù rimasto è la morte.
    Non più il sesso o il divorzio o l’assassinio o cose simili. No! La morte
    Trovo che riuscire a parlarne con serenità e dolcezza, ricordando le amiche che se ne sono andate, con dolore misto all’orgoglio di averle conosciute sia una nota di merito paragonabile a poche altre cose,
    Tu sei capace di insegnare a voler bene a chi non si conosce e forse, di tutte le qualità umane, è una delle più importanti.
    Credimi che verrei se potessi a dare l’ultimo saluto a questa bella donna, ma con il cuore comunque ci sarò…
    TVB

    • Dovesei ha detto:

      Non sono riuscita ad andare al funerale, nel senso che proprio non ce l’ho fatta. Ho scelto di salutarla in un posto freddo e pieno di dolore, ma almeno eravamo tra amiche, e basta.
      Tanto per stemperare un attimo… io non ho mai considerato il sesso un tabù, e nemmeno il divorzio! Anzi, peccato essere stata troppo piccola per poter votare a favore, e peccato aver capito un po’ troppo tardi che al buio non tutti i gatti sono bigi! : )

  6. Riccardo ha detto:

    Oltre al punto aggiungo qualcosa ché l’argomento ha peso alto nella mia vita.
    La morte, come la percepiamo, è un fenomeno che appartiene esclusivamente alla vita ed ai vivi, è un pezzetto più o meno grande di noi, riflesso in chi ci lascia, che perdiamo e questo ci porta sconforto visto che altera la nostra integrità.
    Ad essere crudo nella maggior parte dei casi ha ben più coraggio chi sa di lasciare e non è infrequente che cerchi di confortare chi rimane,
    La paura per l’attore è nell’ipotetico dolore o nella mutata percezione del se in chi ci conosce, paura di lasciare un ricordo che non coincide con quanto vorremmo.
    So perfettamente che può sembrare cinica come riflessione, ma vi assicuro che dopo 25 anni di esercizio come rianimatore e di partite a scacchi con la vecchia signora, qualcuno mi ha fatto capire chiaramente, che pur se la partita poteva essere dichiarata momentaneamente patta, meglio era abbattere il re e darla vinta.
    Per me questo è consolatorio sia per la mia personale sanità emotiva che nei confronti di chi ho paura di perdere, consolatorio perché mi restituisce il dono del capire, l’accettare che anche questo è parte del gioco e questo mi permette di non subire passivamente pur laicamente le perdite che inevitabilmente ho incontrato, incontro ed incontrerò.

    Un abbraccio Simo

    Riccardo.

    • Dovesei ha detto:

      Ci conosciamo da secoli, Riccardo, e so bene quanto saldo tu sia, e non ho mai nemmeno tentato di capire come tu faccia. Non credo sia solo quastione di mestiere, è che c’è chi è capace di scendere a patti con la morte e c’è chi no.
      In questi giorno sto composta, cerco di stare tranquilla ma è inutile: oltre alla tristezza c’è la paura. E’ sempre troppo presto, vado pensando. E poi la bruttura del dopo, la trasformazione tremenda di una persona in un corpo. Difficile reggere.
      Per me.

  7. massenzio ha detto:

    Simo, in certi giorni piove anche se c’è il sole.

  8. Dovesei ha detto:

    Vero Massimo, piove dentro.
    Intanto scremo ricordi.
    Di Giulio mi piace ricordare le battute fulminanti, di Giovanna il sorriso meraviglioso, e certe segate di maroni che mi procurava con telefonate infinite dai posti più assurdi, lei e i suoi “Ma senti Simo…secondo te…”, senza mai che i miei secondo me la convincessero proprio del tutto.
    Ha speso una vita a cercare di capire il senso di cose che un senso non hanno. Pure io ci sono arrivata molto tardi…

  9. paoladazero ha detto:

    Ma quanta tristezza c’è a questo mondo?!

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