La verità

Ieri sera me lo sono riguardato. Adoro i vecchi film quando sono fatti bene, stra-bene in questo caso.
Ora, il film è del 1973 e all’epoca ero poco più che una bambina, a malapena mi piaceva Robert Redford perchè troppo vecchio. Nel corso del tempo, rivedendolo, ho capito che niente cambia.
Che lei era effettivamente troppo poco gnocca per lui.
Che era una discreta rompicoglioni soltanto perchè diversa, impegnata, combattiva, intelligente.

Sono passati TRENTANOVE ANNI, e tra uomini e donne ben poco è cambiato. Siamo sempre “troppo” o “troppo poco”. E il mondo è pieno di Hobel, ancora.
Che palle.

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18 risposte a La verità

  1. Riccardo ha detto:

    Simo wrote:
    “Siamo sempre “troppo” o “troppo poco”
    Che due balle questa frase, se la leggi bene è la quintessenza della dipendenza dal maschile, giacché usi come metro di misura l’altro sesso, cerchi di trovare il punto di equilibrio in base a schemi di pensiero che non capirai mai, se prendi per vera questa affermazione, senza essere un uomo.
    Chi mi conosce spesso mi sussurra, alcuni non troppo a bassa voce, che sono un maschilista misogino perché ho processi di pensiero che viaggiano in linea retta, certo che è vero!! Sono un uomo e questo dovrebbe essere secondo alcuni il mio problema, solo perché non cerco di compiacere o di giustificare o comprendere o considerare normale gli scassamenti che mi arrivano dall’altro sesso, non riesco a femminilizzarmi ohibò, che poi sono gli stessi che mi arrivano almeno dal 90% degli “uomini” anzi questi scassano di più e con meno garbo.
    Se vogliamo giocarcela alla pari nessuno è troppo poco o troppo per qualcun altro, le misure si prendono sul metro “essere umano” e non sul sesso, la differenza è in altre cose che è giusto e sano e divertente che esistano, è giusto riconoscere che questa collettività rende alle donne la vita più difficile per molti aspetti ma anche più facile per altri è oggettivo, però ho smesso da tempo di commuovermi per le lacrimucce di situazione, sono l’equivalente di un cazzotto di un uomo, con la differenza che a questo posso rispondere alle lacrime no ed in alcuni casi se vincono le lacrime non faccio un favore al genere femminile anzi. E’ il rispetto che ognuno porta a se stesso/a ed agli altri che fa la misura, purtroppo oggi questo sta diventando inversamente proporzionale alla meravigliosa bellezza fisica che ogni donna che accetta il mondo (anche la Barbra ed il suo nasone) possiede di default e che ogni uomo che valga questo nome riesce a riconocere al volo.

    Ora Simo mi mena così mi metto a piangere.

    Riccardo

  2. Dovesei ha detto:

    Che pippone Riccardo! Io ho semplicemente detto CHE PALLE!
    Tu hai confermato che in ogni maschio c’è un Hobel.
    Che esistono le scassamichia.

    Ma no che non ti picchio, se non altro perchè non sono dotata del braccio dell’ispettore Gadget.
    Quanto alle “lacrimucce”: io non piango mai, ad esempio. Negli ultimi cinque, sei anni credo di avere pianto un paio di volte, di cui una mi rendo conto ora che avrei potuto risparmiare la dispersione di sali minerali ed energia psicofisica.
    Non sono d’accordo, non è questione di giocarsela tra esseri umani. Nel campo dei sentimenti il gioco “sporco”, duro, resta quello tra uomini e donne. I gay rapporti sono altra cosa, altre sfumature, e i rapporti con esseri umani dello stesso sesso non fanno testo, nel discorso che ho fatto io.

    Ti abbraccio.

  3. Riccardo ha detto:

    E stavolta non ci siamo capiti.. la mia era, anzi è, una considerazione generale, non incentrata sul sentimento ma sul rapporto in generale che spesso non implica affatto il sentimento.

    E poi mica ho colpa io se sei nata Donna!!!

    Riccardo.

    ps.
    Sul pippone sono daccordo ma ho fame e devi ancora andare a pranzo, mi sono messo a scrivere e per colpa di una donna, nello specifico te, ora mi tocca pranzare da solo… prrrrrrr.

  4. sabby ha detto:

    è vero, non siamo mai “giuste”,
    lo stereotipo di bella e stupida o di bruttina ma colta c’è ancora!!!!
    però quanto mi piace questo film!!!!!!!!!

  5. rossana ha detto:

    Un gran film ha questo di bello: si rivede a distanza di 39 anni e ancora ti “parla”.
    La cosa che trovo interessante di Barbra Streisand, è che dopo quel film è andata avanti e ha provato più volte a pareggiare quel conto, fra l’esser troppo e l’esser troppo poco, che in amore è sempre disastroso..
    Se non l’hai visto (e ami Barbra Streisand ) ti consiglio L’amore ha due facce (The Mirror has two Faces), dove lei è regista e formidabile protagonista, con Jeff Bridges, in una istruttiva lezione sulle più comuni ambiguità e rigidità di cui siamo, tutti, in qualche modo, vittime inconsapevoli, in amore.
    Forse, ciò che dimentichiamo, nell’incontrare l’altro, è che appunto è “altro” da noi; e che non esiste relazione se non siamo disposti a cambiare qualcosa di noi stessi per trovare una nuova dimensione di noi con l’altro.
    Insomma,se l’amore non ci cambia (e non ci cambia in meglio), forse è solo una sorta di autoerotismo a due, dove ognuno rimane sì “se stesso”, ma anche da solo pur essendo teoricamente in coppia.
    Come si fa a dire di amare se non consentiamo a noi stessi che avvenga in noi una trasformazione?
    Ovvio che questo vale per entrambi, non solo per uno e niente per l’altro.
    Ed è qui, che troppo spesso casca l’asino.
    Quando sento qualcuno affermare che vuole essere amato così com’è, sento risuonare la voce dell’adolescente che, spaventato del mondo, pretende di non continuare a crescere proprio mentre è evidente a tutti che sta crescendo (cioè cambiando).
    Cosa che oggettivamente capita più spesso ai maschi, quella di avere difficoltà ad accettare di poter cambiare; le donne sono più fluide ed elastiche con i cambiamenti.
    Non a caso finiscono per sentirsi spesso “troppo” o “troppo poco” per un uomo.
    Non perché “lui è ilmetro di misura”, ma perché non c’è relazione senza cambamento.
    Tentano di avvicinarsi, cambiando qualcosa e provando a capire come amare l’altro, il tutto mentre l’altro rimane immobile come una statua di sale a guardare quella che fa i contorsionismi (godendone) senza che gli passi l’idea di collaborare alla riuscita dell’impresa.
    Per questo tocca spesso versargli una secchiata d’acqua in testa per farlo sciogliere un po’.
    O cambia forma, o si scioglie e non resta più niente.

  6. Riccardo ha detto:

    Si bagna e basta🙂
    Comunque se ti leggi riaffermi quanto ho scritto negandolo.
    “Non a caso finiscono per sentirsi spesso “troppo” o “troppo poco” per un uomo.
    Non perché “lui è ilmetro di misura”, ma perché non c’è relazione senza cambamento.

    Riccardo

    • rossana ha detto:

      “Sono un uomo e questo dovrebbe essere secondo alcuni il mio problema, solo perché non cerco di compiacere o di giustificare o comprendere o considerare normale gli scassamenti che mi arrivano dall’altro sesso”

      Confermo infatti: non c’è relazione senza cambiamento.
      Il che -ovviamente – non significa “femminilizzarsi “, ma enrare in empatia con la natura che l’altro esprime ed è, altrettantoovviamente, diversa da quella di un uomo.
      Non cercare (almeno) di comprendere (non certo di compiacere, che è un modo di esprimere disprezzo per la natura dell’altro) “gli scassamenti” dell’altro sesso, è rimanere immobili in se stessi esprimendo quindi un giudizio di merito (negativo) sulla natura (femminile) dell’altro.
      Alla fine, se tu non cerchi di capire perché una donna si senta troppo o troppo poco, non hai una relazione.
      Di nessun genere.
      O meglio: per un po’ puoi anche riuscire ad avere qualche meccanica relazione sessuale o riuscire a condividere qualche altro passatempo (andarci al cinema, a un concerto, ect), ma non succede niente a livello emotivo.
      E se non c’è contatto emozionale, dopo un periodo di “scassamenti” in cui l’altra si preoccupa d essere troppo e troppo poco, inevitabilmente arriva alla conclusione di avere a che fare con una specie di robot che “fa cose” ma il “fare cose” non fa di un robot un uomo.
      Sono sottigliezze, ne convengo.
      Ma è su queste che si gioca la partita in una relazione.
      Che poi sia un uomo la misura della relazione di una donna, a me pare così ovvio da non meritar di parlarne.
      Esistono infatti solo due generi nella razza umana: gli uomini e le donne.
      Altro genere non è dato.
      A meno di voler chiamare in causa i rari casi di ermafroditismo i quali, ne sono certa, non si prendono la briga di trovare un metro di misura, avendo in dotazione di default, entrambi.

    • Dovesei ha detto:

      Ho visto – e rivisto recentemente – L’Amore Ha Due Facce. Mi piace molto, mi piace molto anche la Streisand come donna, per quel mix micidiale di talento, intelligenza, fragilità ben celata dietro il il essere un tycoon di Hollywod.

      E se non c’è contatto emozionale, dopo un periodo di “scassamenti” in cui l’altra si preoccupa d essere troppo e troppo poco, inevitabilmente arriva alla conclusione di avere a che fare con una specie di robot che “fa cose” ma il “fare cose” non fa di un robot un uomo.

      “Sono sottigliezze, ne convengo.
      Ma è su queste che si gioca la partita in una relazione.
      Che poi sia un uomo la misura della relazione di una donna, a me pare così ovvio da non meritar di parlarne”

      Direi che hai colto nel segno. Non si tratta di zerbinarsi per un uomo, ma di cercare di amalgamare due modus vivendi, di smussare gli angoli, di andarsi incontro. Fino a che non ci si frantumano le palle dati gli scarsi risultati in termini di comprensione per ciò che si fa, per come o quanto lo si fa.
      A quel punto o si va in esaurimento, o si diventa “donne col pistolino”, come dice il mio ex.

    • Dovesei ha detto:

      Riccardo, tu sei un caso a partre nel panorama maschile. Detto da una che ti vuole un sacco di bene.

  7. paoladazero ha detto:

    Certi film vanno visti e rivisti (uno di questi per me è “A serious man” dei fratelli Coen, per esempio), altri potrebbero essere benissimo visti una volta sola e basta e invece non si resiste dal rivederli ancora, ancora e ancora….mi è successo l’altra sera per Titanic. “Or non ci vedremo mica ancora Titanic per la quarta volta? ma no, che dici, adesso cambiamo….”. E invece….tutto, fino all’ultimo fotogramma….

    • Dovesei ha detto:

      A Serious Man mi manca: provvederò. Adoro un certo tipo di film, poi pensa che avrò visto Castaway e Forrest Gump non so più quante volte… Perchè sono belli, pieni di poesia. Alcuni sono feroci, tipo “La verità è che non gli piaci abbastanza”: illuminante.

  8. paoladazero ha detto:

    mi spieghi perchè per commentare su wordpress ho dovuto aprire un blog finto su wp che così sembra che io sono su wp mentre invece, come tu ben sai, sono su iobloggo????
    adesso faccio una prova….

  9. ioviracconto ha detto:

    Niente è cambiato, nell’amore, poiché quasi mai c’è equilibrio, nell’amare. Quasi sempre, fra due persone impegnate in una relazione, c’è un dominante e un succube. Quasi sempre chi ama di più
    riceve di meno.🙂

    • Dovesei ha detto:

      Eppure, nonostante o forse proprio “per” le esprienze passate, c’è un momento magico, lunghissimo, perfetto, in cui l’amore di uno si ritrova totalmente in quello dell’altro.
      Al di là di ogni ironia, che comunque è necessaria per restare a galla dopo, quando ci si ritrova ad amare di più ricevendo in cambio assai poco.

  10. Caroline Kiig ha detto:

    Che pianto mi sono fatta.
    Che fastidiosa eco, questa.
    Che due palle, sì.

    • Dovesei ha detto:

      Io questo film lo amo al punto di essermelo sciroppato anche in lingua originale, cosa che faccio coi film che reputo imperdibili.
      “You push too hard”, decreta Hubbel.
      Sai che ho perso il conto delle volte in cui me lo sono sentito dire?
      Irritante, sì. Due palle, eccome.

      Un grande grande abbraccio.

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