A proposito di vita in comune

Sono qui da venerdi sera, qui sul mio “mare minestrone”, come l’ho sentito chiamare da quel pallone gonfiato di Linus, all’anagrafe Pasquale Di Molfetta. Pezzo di cretino che vive a Riccione due mesi l’anno ma quest’anno insomma, ragazzi, dopo una decina d’anni bisogna cambiare, ci vuole un po’ di mare serio.
Bene, che vada. Io nel minestrone sto benissimo; ho la mia casetta, la mia compagnia di amiche Club delle Prime Mogli, ho amicizie da aperitivo, ho i miei negozi preferiti. Mi piace uscire la mattina verso le otto, quando sì e no sul viale ci sono i camioncini dei fornitori. Inforco la bici e vado all’edicola e poi a fare colazione. Ecco, breve digressione. Sono tra quelli che credono che noi europei all’America dobbiamo gratitudine. Di certo non per la recente importazione dei mostri glassati della foto. Ma… dico… sono anni che mi batto per l’importazione DALL’EMILIA AL VENETO delle squisitissime ed oneste brioscine salate: NO. Però fa tendenza vendere queste colorate mostruosità buone solo per arricchire dentisti e diabetologi. Mah.

Dunque dicevo, sono qua da venerdi sera. Mi avresti dovuto raggiungere anche tu, invece alle cinque e mezza mi telefoni impanicato-incazzato, “Non riesco ad entrare in casa, si è bloccata la serratura, ho chiamato il fabbro ma non sarà qui prima di una mezz’ora e…”
“E allora resta a casa. Non ha molto senso che tu ti metta in strada alle nove di sera. Arriverai domani, che problema c’è?”
“C’è che voglio e ho bisogno di stare lì con te.”
“Non sarà una notte in più che fa la differenza. Dai, ci sentiamo più tardi.”
Sono uscita per l’aperitivo con le amiche, poi a casa con un buon libro, sulla terrazza all’aria frizzante del mare-minestrone. Notizie del fidanzato pari a zero, me lo immaginavo stressatissimo a cambiare porte, serrature, chiavistelli. Problemi suoi, comunque.
Alle undici e un quarto dormivo tranquilla e mi è squillato il cellulare; panico. Quando mi squilla di notte penso ai ragazzi, o a un anno fa, mio padre in fin di vita all’ospedale.
Invece “Disturbo? Ti ho svegliata?”- “Sì, mi hai fatto prendere un accidente! Hai risolto con la tua porta?”- “Se mi apri la tua te lo racconto.”
Prendere la vita come viene. Ora va bene così.
Va decisamente bene così.

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14 risposte a A proposito di vita in comune

  1. Bulut ha detto:

    Eh, anche io vorrei importassero le brioscine salate!

    Ricordo che i mostri glassati mi attiravano molto da “giovane” (pensavo: oooooh, chissa’ che delizia… quanto e’ vero che il cervello “abbellisce” la percezione quando i dati sono carenti), poi, assaggiati un paio di volte, non mi fanno gola piu’ di tanto.

    Un sorriso per la seconda parte del post!

    • Dovesei ha detto:

      Evidentemente sono una prerogativa emiliana, dove ordinare un cappuccio e una salata è cosa normalissima. Qui sì e no trovi i croissant salati farciti a mò di panino per l’ora di pranzo.

  2. sexrider ha detto:

    bello, anche io vorrei che suonasse alla mia porta all’improvviso…
    l’altro semmai lo faccio scappare dalla finestra!!!😉

  3. paoladazero ha detto:

    bè è un racconto da sogno, cosa si può volere di più??!

  4. Conte Max ha detto:

    “va bene va bene va bene, va bene così…”🙂

    [in quanto a paste & affini, quella roba della foto “nunzepòguardà”: vuoi mettere con le nostre sane riccioline, o le sfogliatine al formaggio?]

  5. sabby ha detto:

    ma chi è Linus??
    il DJ???

  6. io ha detto:

    bhè che meraviglioso finale….
    bello poter fare sorprese come queste :-)))))

  7. Il Banale ha detto:

    L’ultima frase. E’ bella. E’ da me.
    Ergo: tu sei bella. Però bella come me.
    (si deliro fino a mezzogiorno solitamente.)

  8. Dovesei ha detto:

    Mmmh… Dear Banale io ti stimo, quindi lo prenderò come un complimentone.
    Da un punto di vista invece squisitamente d’apparenza ho un solo piccolo tatuaggio, niente barba e per le occhiaie uso il correttore della Garnier.
    E ci sono giorni in cui deliro a orario continuato. Ieri, per esempio. Oggi ni.

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