Di bambini e altre amenità estive.

Ribadisco: detesto l’estate e l’unica cosa che la salva ai miei occhi è che ci si può vestire più in fretta e non si è costrette alla montagna di stracci tipo calze, magliette, maglie, camicie, pashmine, sciarpe, giacche, cappotti, guanti, che l’inverno qui al nord impone. Per il resto l’estate, per dirla alla giudice di xfactor, per me è no.
Perchè il caldo è anche gradevole, ma ha spiacevoli effetti collaterali. Massì, quegli effetti collaterali da mitigare con consigli obsoleti che oramai anche i tiggì più seri propinano a raffica: “Non uscire nelle ore più calde”,”bere molta acqua”, “mangiare molta frutta e verdure fresche”, “attenzione agli anziani”. Ora, gli anziani sanno perfettamente badare a loro stessi; li vedo la mattina prestissimo, col loro sacchettino della spesa ridotto ai minimi e non solo perchè col caldo si mangia meno: pane, mezzo litro di latte, qualche frutto. Poi però si radunano ad ore precise, in posti precisi: giardinetti, baretti con qualche ombrellone, panchine, insomma io non ne vedo di anziani in giro alle due del pomeriggio a portare a spasso un Fuffy o un Boby vecchio quanto loro o a rischiare da soli il colpo di calore.
I bambini, invece. Nella fattispecie la disgraziata genìa di 30/40enni genitori di questi bambini. Sappiate che sta crescendo una nuova e promettente generazione: il Pupo Spriz, altrimenti detto Pupo Happy Hour. Nel quartiere dove abito, quartiere del centro storico ricco di cichetterie, osterie, bar, d’estate è pieno di plateatici, quegli spazi spesso angusti delimitati da qualche ombrellone e qualche pianta a limitare il dehor del locale. Verso le sette e mezza di sera si riempono, come ovvio, di gente che si concede il suo aperitivo, come no, pure io lo faccio a volte. La cosa allucinante è che questi posti sono pieni di lattanti, o bambini poco più grandicelli che dopo un po’, logicamente, stanchi del caldo, del rumore, della gente che da il peggio di sè, della musica non sempre soft, iniziano a piangiucchiare, poi a rognare, alla fine ad urlare come posseduti. C’hanno ragione, c’hanno: alle otto un lattante o un pupo di pochi mesi se ne dovrebbe stare a casa a mangiarsi la pappa tranquillo, o a giocare con mamma e papà che invece se ne stanno lì imperterriti a tracannare aperolspriz e mangiare uova sode, wurstel, salatini, a ridere con gli amici e a dire “su dai sta un po’ tranquillo” al disgraziato poppante, ma è un dirglielo giusto così… perchè bisogna… ma intanto chissenefrega se il bimbo è paonazzo e ulula da un’ora. Qualche sera fa un mio amico, poco educatamente ma in modo suadente ha suggerito a due disgraziati sui 36-40 anni di provare a dare al pupo invasato un goccino di mojito, giusto per dargli un po’ di sollievo. Quasi quasi lo prendevano sul serio.
Poi c’è un’altra genìa: il Piccolo Teppista da Gelateria (o pizzeria, o qualsivoglia spazio pubblico.) Anche qua l’età è variabile ma sono comunque esserini deambulanti dai 3 ai 12 anni, lasciati totalmente allo stato brado mentre i genitori si fanno i cazzacci loro. E dato che la gente è in generale poco educata, i bambini sono altrettanto: corrono tra i tavoli e tra le gambe di chi tra i tavoli ci lavora, urlano, si impadroniscono dei bagni dove danno il meglio di sè, srotolando carta igienica, svuotandi i contenitori delle salviette, scacazzando dove capita, il tutto visto coi miei occhi. E se per caso il proprietario del locale si azzarda a dire qualcosa ai genitori… apriti cielo! S’offendono, il gestore si becca ben che vada dell’intollerante e “A noi qua non ci vede più!”, al che il poveraccio tira un sospiro di sollievo.
Un discorso a parte meritano i bambini stranieri. Una volta i bambini tedeschi erano un esempio per i nostri: sempre etukati, setuti pene tafola, niente sporko, manciafano loro spaketti per poi antare immetiatamente a fare pagno in akva celida senza morire ti koncestione.
Oggi non è più così: pampino tetesko è convinto ( ma, sempre lì torniamo, i suoi genitori per primi, ) di essere su un’isola sperduta dell’arcipelago di Tonga, dove puoi andare scalzo ovunque, sale da pranzo, gelaterie, pizzerie, CESSI DELL’AUTOGRILL (anche questa è un’esperienza diretta,) tant’è che molti locali ormai espongono cartelli multilingue per invitare a un abbigliamento decente e a mettere le scarpe. Per non parlare di quelli che se ne vanno dalla spiaggia e attraversano strade su strade in slip da bagno modello gnocco galattico alla D&G trascinandosi dietro la dolce metà che fa ondeggiare i suoi 70 chili di cellulite coperti solo da un microbikini; ma un pareo… NO?? Una maglietta… NO??
o quelli che girano per le città a dorso nudo e con i bermuda calati che lasciano fuori le chiappe. E’ caldo, è vero, ma un filo di dignità, di educazione, di rispetto per gli altri ce lo vogliamo mettere?
Che poi, tornando ai tedeschi e pure agli austriaci, non appena oltrepassi il confine sei obbligato all’acquisto di un kit di pronto soccorso OBBLIGATORIO, del costo di 9 euro, pena multa salatissima se ti fermano e non ce l’hai. Proporrei per loro,cartelli intimidatori che obbligano all’acquisto di un paio di zavatte, sandali, espadrillas, non appena valicato il Brennero.
Non so, forse sto veramente invecchiando, forse i miei figli sono talmente grandi che non ricordo… E invece sì che ricordo, perchè sono venuti con me ovunque: mare, montagna, all’estero, al caldo africano, per musei quando hanno avuto l’età, al mercato e in gelateria e in pizzeria ma se c’erano luoghi o orari off limits, semplicemente mi davo il cambio col loro padre, e soprattutto ho sempre evitato che rompessero i coglioni agli altri.

Vabè, datemi dell’intollerante e, per inciso: sono per metà austriaca.

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7 risposte a Di bambini e altre amenità estive.

  1. linda ha detto:

    Lo so che non era tuo intento, ma sappi che m’hai fatto sbellicare!!!
    Tutto vero quel che dici: pensa che in campeggio, i pampini svizzzzeri e teteski erano proprio quelli che entravano nei bagni da soli (bambini di 3 anni!!!)e a piedi scalzi ovunque… Inquietante… mentre i bambini italiani urlanti ovunque e a tutte le ore… irritante… sarà che invecchio anch’io ma sono diventata intollerante.
    Un saluto, cara!

  2. Dovesei ha detto:

    Linda, senza dubbio noi staremo invecchiando e questo magari farà abbassare l’asticella della tolleranza, ma giusto così, parlando con la gente, questo dei bambini terminator style è un problema sentito, molto sentito.
    Sono contenta di averti fatto ridere, anche perchè se non si prova a stemperare con l’ironia…🙂

  3. sabby ha detto:

    le mamme che mi fanno rabbia sono quelle che portano i figli al mare alle 14:00, per stare al mare quando non c’è tanta gente….😦

  4. ilmiosguardo ha detto:

    Non sono austriaca nemmeno un po’, ma condivido ogni tua parola, Dovesei!!
    Probabilmente i genitori moderni non vogliono perdersi nessun happy hour, nessuna tintarella, nessun evento mondano, nessun impegno di nessun tipo causa …piccola prole.
    E poi insegnare l’educazione è faticoso e molto impegnativo e spesso noto che i genitori non hanno voglia di farlo.
    Eppoi (esperienza raccontatami dalle colleghe addirittura con compiacimento) a soli due o tre anni i bimbetti (soprattutto le femminucce) vogliono scegliere personalmente i vestiti da indossare per andare al nido o alla scuola materna. E guai a contraddirli.

    Quindi mi chiedo: a 15 anni cosa faranno questi ragazzini?? I loro genitori come faranno per cercare di contenere i figlioli cresciuti e diventati nel frattempo dei veri tiranni che non sanno accettare neanche un “no”?

    Ma la colpa non è dei bambini, la causa di tutto ciò sono i genitori (moderni): sarebbero questi da prendere a sonori ceffoni. 🙂
    Nonostante abbia avuto due figli anch’io che ora sono adulti, certe cose non le sopporto proprio.

  5. paoladazero ha detto:

    ricordo vagamente un buco di almeno dodici anni di happy hour causa bambini piccoli……ma adesso mi sto rifacendo alla grande e non perdo un’aperitivo del venerdì sera nemmeno sotto minaccia…..oh quelle bollicine liberatorie del fine settimana! sono solo preoccupata per il fatto che adesso, non lavorando più, da che cosa mi dovrò liberare?? e quale sarà il senso che darò a quelle bollicine?

  6. Diemme ha detto:

    Beh, io sono un po’ più tollerante… però i genitori che pretendono di fare vita di società e tirare le ore piccole incuranti dei bisogni dei figli io proprio non li reggo.

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