Pazienti stressanti.

Nella vita si imparano sempre un sacco di cose, soprattutto frequentando banche ed ospedali.
In questo giro di giostra mi è toccato per l’ennesima volta l’ospedale.
Mia madre ha 83 anni, un inizio di demenza alzaimerica. Ho dovuto sudare sette camicie per farla ricoverare perchè era da valutare attentamente. Che avesse una forma di demenza senile l’avevo capito da sola, che fosse alzheimer lo temevo. In ospedale, reparto di neurologia, il dirigente- quello che una volta si chiamava primario- dopo tre giorni ha tentato di spacciare l’alzheimer (da lui diagnosticato nero su bianco,) come “un modo di invecchiare” e come patologia di pertinenza psichiatrica, insomma della serie “Io non posso mica tenegliela qua!”. Io volevo semplicemente che la stabilizzasse e poi, dato che da tempo ho fatto domanda per una casa di riposo, venisse trasferita in un altro reparto. Ho mosso mari e monti, assistenti sociali, servizi per l’anziano, alla fine è stata valutata, punteggio molto alto: a casa non potrebbe più stare. Mentre tutto questo accadeva, mi arriva una telefonata: “Sua madre è andata in arresto cardiaco, è in rianimazione.” Mi precipito. Mia madre è in coma, come mio padre un anno fa. E’ un coma diverso, è agitata, morde il tubo del respiratore, le è saltato via un dente, è una pena infinita. L’hanno rianimata otto volte. Mi faccio promettere dal primario di rianimazione di lasciarla in pace: me lo promette perchè riconosce che “c’è già stato accanimento terapeutico e per un caso del genere non avrei paura di una eventuale denuncia da parte sua… va lasciata in pace.” Ma evidentemente mia mamma ha una tempra incredibile perchè dopo nemmeno 48 ore si risveglia da sola. Peccato che non mi riconosca più, pensi di essere a Bologna, non ricordi che suo marito è morto, sua mamma è morta dieci anni fa, che ha due nipoti che adorava, che ha una casa.
Per la gioia del Dirigente di neurologia viene riportata nel reparto. Vengo a sapere dal cardiologo che l’arresto è dovuto a “mancata valutazione del possibile antagonismo tra i farmaci per il cuore che già assumeva, e i sedativi che le venivano dati in dosi crescenti.”
Ora non le danno nemmeno un tachidol per il dolore allo sterno dovuto a tutte le manovre che ha subìto, e nulla per quell’ansia che la divora: del non sapere più nulla, perchè sia lì, cosa sia successo. In tutto questo un’unica piccola fortuna: il cardiologo di mia madre è mio amico, anzi per dirla chiara è il mio ex fidanzato. Si è accollato la responsabiltà di prescrivere tipologia e dosi di antidolorifici e sedativi, però mi ha spiegato che per un reparto i pazienti come mia madre sono considerati “stressanti”. “Tu hai richieste del tutto legittime Simo, ma anche se la patologia è di pertinenza neurologica, e tu hai fatto bene a sottolinearglielo, neurologia è un reparto per pazienti acuti… tu lo sai vero che non ci sono speranze di miglioramento per tua mamma…”
Lo guardavo. E una brava persona, M. E’ passato nella mia vita, quella privata, e l’ho lasciato perchè non era amore, il mio verso di lui. Forse nemmeno il suo verso di me, lui che all’epoca era stato lasciato dalla moglie che ovviamente si è portata via i figli. Era due anni fa, forse tre… Siamo sempre rimasti in ottimi rapporti e in questa occasione è l’unico che mi ha dato una grossa mano, l’unico che nonostante tutto ha cura oltre che di mia madre, anche di me.
“Tu non molli mai vero?”
“Io combatto quando c’è da combattere, mi ribello quando capisco che c’è incuria per il semplice fatto che una è anziana, anzi, è vecchia e rimescola le logiche di un reparto nel quale è finita perchè la sua malattia appartiene a quel reparto. E’ una paziente stressante? Bene, me la mettano dove può stare dignitosamente e soprattutto senza dolore e senza angoscia. Se il tuo collega vuol fare solo il dirigente burocrate smetta di fare il medico.”
Mi guarda e sorride. “Sei sempre la solita crucca.”

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11 risposte a Pazienti stressanti.

  1. linda ha detto:

    HAi semplicemente, terribilmente, ragione. Nessuna strana richiesta, nessuna pretesa, solo il diritto sacrosanto di salvaguardare una vita che finisce.
    Sei una lottatrice, e questo ti fa onore.
    Un abbraccio forte.

  2. Bulut ha detto:

    Un grosso abbraccio anche da parte mia.

  3. Pipkin ha detto:

    Le parole valgono davvero poco in questi casi…un abbraccio anche da parte mia, sperando che tu possa tornare a sorridere presto.

  4. Signorasinasce ha detto:

    Certo è che la vita è una merda.
    E lo scrivo con la consapevolezza di aver ragione.
    Ultimamente lo urlo quasi.
    Ognuno fa come crede, come gli pare comodo.
    Incredibile come la mia vita abbia sempre dei parallelismi virtuosi con la tua.
    Ha dell’incredibile…
    Ti abbraccio, ma lo sai
    (anche quello che non ti scrivo)
    S.

  5. ilmiosguardo ha detto:

    Un abbraccio forte, Dovesei.

  6. sexrider ha detto:

    mai come nella sanità siamo solo numeri… che tristezza
    un abbraccio forte forte

  7. Conte Max ha detto:

    Sto vivendo una situazione davvero molto, molto simile alla tua, per molti aspetti, da quasi quattro mesi. Sono allo stremo, cara Simo, ma purtroppo devo combattere ogni giorno: posso solo empatizzare con te e mandarti un segno di calore umano: ho imparato che il soccorso morale è un bene irrinunciabile, di questi tempi. Un abbraccione.

  8. Caroline Kiig ha detto:

    Ti stringo.
    E’ poco, lo so.

  9. Riccardo ha detto:

    Ti picchierei, ma forte.
    Devo sapere questo solo se riesco ad aprire il tuo blog?
    Ha ragione quando parla di paziente “stressante”, ma non c’entra la persona fisica in se, ma solo l’età, la patologia e l’aspettativa, nel mezzo il come si gestisce il percorso tutto qui.
    Non dovrei neppure dirlo ma… e lo sai, comunque quando arrivi a decidere di non continuare una rianimazione teoricamente in score positivo, lo fai valutando quanto pesa la tua umanità in rapporto al peso che comunque accetti di portare e non è sempre facile.

  10. Marina ha detto:

    Torno a leggerti e trovo questo.
    Accidenti Simo, la vita è atroce.
    I miei se ne sono andati in tre mesi, uno dopo l’altro, in fretta, troppa fretta, ma ho avuto la “fortuna” di schivare ospedali e brutture varie.
    Un abbraccio forte forte, tieni duro e abbi cura di te. (e sai dove trovarmi)
    Marina

  11. blue ha detto:

    ti abbraccio anche io
    forte

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