Telefona (tra vent’ anni)

Era una delizia, questa canzone. “Con un salto siamo nel 2000, ognuno con i suoi mezzi, magari col cuore a pezzi”. Era il 1981 e i cellulari erano roba da marziani. Poteva accadere o accaderti qualunque cosa e ci voleva tempo, per venirlo a sapere. 1981. Ero libera come il vento, da tutto e tutti, e probabilmente mi avessero predetto che diciotto d’anni dopo sarei stata moglie e mamma e che mio marito mi avrebbe regalato il mio primo cellulare, un NEC con l’antennina a scomparsa, “Così se hai bisogno di qualunque cosa puoi sempre chiamarmi”… sticazzi, è andata a finire che mi hanno sempre chiamata perchè avevano bisogno di qualcosa, cosa che persiste tutt ora. Ho col cellulare un rapporto di odio-amore, più odio però. Per intenderci, sono una di quelle che va in paranoia quando si rende conto di averlo lasciato a casa, ma soltanto perchè ho una madre anziana e malandata e una figlia che vive in un’altra città e un figlio spesso in viaggio. Tutto il resto del mondo potrebbe tranquillamente andare avanti senza che io venga costantemente informata-barra oberata di richieste barra e-mail, maledetti smartphone, che gli unici smart sono quei geni del male di Cupertino, che hanno saputo mettere in piedi una montagna di falsi bisogni. io sto daddio quando lo spengo, il cellulare, o quando sono negli unici due posti da me abitualmente frequentati dove l’ordigno “non prende”: un’aula universitaria e il salone del mio parrucchiere. Ho il polso dell’attenzione degli studenti in base a quanto si agitano sotto al tavolino nel tentativo di captare un’onda che gli permetta di ricevere un qualcosa che non sia il mio ruggito “Se non è interessato all’argomento può uscire prego”. Dal parrucchiere è ancora più assurdo: donne ben oltre il target “always on line” che si vanno a rifugiare vicino alla porta d’ingresso, coi capelli impataccati di tinta che le fanno assomigliare a Gollum, tutte tese verso l’esterno perchè NON SI PUO’ stare un’oretta e mezza senza sms, telefonate fatte o ricevute, facebook o twitter. L’assurdo in carne e tinta.
Una volta, mica molto tempo fa a onor del vero, ero anch’io così. Erano i tempi della folie a deux col mio bresciano: solo con lui cinque, sei telefonate al giorno più un tot di sms. Poi in effetti, anche se dopo molti anni, le telefonate hanno iniziato a decrescere all’unisono con l’amore, per poi ritoccare picchi da far sfregare le mani al signor vodafone quando l’uomo in questione si è reso conto di avere fatto una grandiosa cazzata. Forse ho iniziato a disinteressarmi del cellulare proprio allora, per poi iniziare a detestarlo quando mio padre ha iniziato a stare male. Adesso ho col telefono, cellulare e non, un rapporto quasi esclusivamente di servizio, e mi rilasso completamente quando posso spegnerlo, la sera a casa. La cosa della quale non potrei fare a meno del cellulare è incece la fotocamera, perchè mi piace moltissimo catturare attimi per poi riguardarmeli, e spesso conservarli sul pc. Può essere un tramonto, o cielo particolare, o una scena per strada, un cibo particolarmente bello e buono, insomma piccole cose, così.

* la foto del Tortino con cuore morbido è mia. Fantastica serata.

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7 risposte a Telefona (tra vent’ anni)

  1. linda ha detto:

    …coi capelli impataccati di tinta che le fanno assomigliare a Gollum… ma che sei passata davanti al mio parrucchiere e mi hai visto? 😀
    ammetto di essere, col cellulare, come Linus e la sua copertina (sto’ sempre a trafficà senza farci niente!), però quando lo spengo mi sembra realmente di sentire più silenzio, chiamala pace, se vuoi.
    Un saluto affettuoso!

  2. Bulut ha detto:

    Io pure ho un cellulare, ma lo uso praticamente per chiamare/farmi trovare nel caso ci sia bisogno. O come orologio, per sapere quanti minuti mancano prima che termini la lezione (e regolarmi su cosa dire ancora).
    Da quanto non faccio piu’ lunghe conversazioni al cellulare! (rimpiangero’ i tempi di gioventu’, ma non la schiavitu’ da telefono mobile…)

    E sorrido (sentendomi “vecchia”) quando vedo questi giovani con questi mega telefonini che mandano mail etc etc. Per ora, non ne ho bisogno, anche se per certi lavori ormai non se ne puo’ fare a meno (un dirigente senza smartphone (o equivalenti) e’ tagliato fuori…).
    Ora, mi fa fatica pure mandare sms (meglio le email da tastiera autentica!).
    Sto davvero invecchiando…

    Un saluto,

    • Dovesei ha detto:

      Ammetto di possedere il melatelefono, ma ammetto anche di detestarlo. Avevo bisogno di un telefono comodo per inviare e ricevere mail, e il melaphone è il più affidabile e tutto sommato il più semplice, ma così sono ostaggio delle mail, che sono al 98% di lavoro. Tutto il resto, tutte le varie app, nessuna esclusa, sono una sorta di schiavizzazione, per non parlare dell’intrusione nella privacy. Sto invecchiando pure io…

  3. masticone ha detto:

    che tu ci creda o meno
    mi manchi

  4. paolaemme ha detto:

    ebbene io il mio I phone me lo porto anche sotto il piumone, è diventata un’appendice di me stessa, non so come facevo prima di averlo, senza instagram, senza la torcia, senza la mia playlist, senza fb , senza google translator, senza whatsapp, senza skype sul palmo della mano…..per ora è così che va, spero che passi, ma ne dubito…..

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