Reset

Bo Da qualcosa, da qualche parte bisogna pur ricominciare. Da una sorta di autoconvinzione, della serie “Aveva la sua bella età”, o “Difficile alla mia età avere ancora entrambi i genitori”, o ancora “Poverina, forse è stato meglio, per lei.” Tutto vero e tutto opinabile. Resta la brutta sensazione di essere rimasta senza radici, e d’altra parte è così: i miei figli sono nati dove vivo ora, non dove sono nata e vissuta per anni. I miei parenti, mio zio, mia zia, mia cugina, mio cugino, vivono sparsi tra il Veneto, la Lombardia, l’Inghilterra e il resto del mondo. Nella mia città ho ancora un paio di amici, parliamo di amici veri, e basta. Mi fa sentire sperduta questo stato di cose.
Però mi dico vabè… avanti… Ho mille cose da fare, disfare, impacchettare, sgomberare, vendere, qualcuna da regalare a chi a mia madre ha voluto bene per davvero. C’è, anche, la sensazione buona, positiva, dell’affetto che tanti mi dimostrano: dove vivo, dove lavoro, e anche qui. C’è un amore che, glie lo riconosco a tuttotondo, mi ha sostenuta e mi sostiene, e mi ricorda cose da fare e quando può le fa per me. Eppure non ne avrebbe titolo né responsabilità, ma c’è, e di questo le sarò riconoscente sempre, al di là di tutto. C’è che è tempo di rimboccarmi le maniche ancora una volta, e guardare avanti. Però domenica mattina, al cimitero, entrare dal cancello e vedere quel mucchietto di terra smossa con sopra i fiori è stata durissima, più ancora che il funerale sotto un diluvio universale con l’acqua che scorreva a grossi rivoli. Ho dovuto-saputo-voluto cogliere l’amara ironia nella difficoltà ad abbracciare le gente con gli ombrelli aperti, e l’amico che è scivolato sul portone della chiesa finendo gambe all’aria, e il parroco che sotto l’acqua fitta e le raffiche di vento fa la sua ultima benedizione, mi fa segno di avvicinarmi per un ultimo saluto, io che lo faccio e poi mi volto e mi ritrovo sola, parenti e amici distanti e prete e cassamortari scomparsi in 10 secondi, ma ho capito, come no: pur bardati come pompieri, con le cerate gialle, erano bombi d’acqua.
Evabè. Punto e a capo.

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14 risposte a Reset

  1. Diemme ha detto:

    Condoglianze, ti sono vicina. Spero di riuscire a tornare con più calma, per dirti una parola in più.

  2. swanndelinfierno ha detto:

    Una volta lessi una frase di John Fante, che diceva, più o meno, “un uomo diventa tale solo quando muore suo padre”. Da quel momento diventa difficile piangere fra le braccia di qualcuno senza sentirsi ridicoli.

    • Dovesei ha detto:

      Dipende, Swann. Io ho avuto due genitori poco usuali, poco “genitori”, anche se mi hanno amata, ognuno a suo modo. Non ho remore a dire che ero più io la mamma di mia mamma, e mio padre tutto è stato fuorché uno nelle cui braccia potessi piangere. Ma erano le mie radici.

  3. Paola ha detto:

    La gente dice vabbè dai aveva una bella età, ha vissuto la sua vita e stica!!! Era mia mamma!!! Smonta casa in un’altra città che non è quella dove abito, regala, metti via, tieni qualcosa per te, portati a casa la scrivania antica di mio padre e la imponi a tuo figlio per i suoi studi, chiuditi per l’ultima volta alle spalle la porta della casa dove sei nata e vissuta per la maggior parte della tua vita, dalla strada prima di partire abbraccia con gli occhi il balcone, le finestre, il palazzo, la strada. Un lutto nel lutto. E ora viene pure Natale che è il primo senza mamma e senza casa. E mi sento anche un po’ ridicola a 47 anni, ma il non c’è età per il dolore. Spero che tu ce la faccia meglio di me. Paola

    • Dovesei ha detto:

      Prima o poi ce la farò, Paola. Certo che è una fatica immane, anche come impegno appunto, e un lutto nel lutto perché chiudi definitivamente una parte della tua vita. E si ha anche paura, perché ora ci si sente in prima linea.

  4. linda ha detto:

    Non so, ma credo che se mia madre fosse morta ad 80 anni, invece che a 50, sarei stata male uguale. Perché, come dici tu, si tratta di radici, di legàmi, di cordone ombelicale, si tratta del nostro passato, del nostro stesso sangue, mica sciocchezze, e ad ogni età si soffre. E tanto perché è giusto così, è naturale anche se straziante.

    se c’è qualcuno che ti sostiene in questo periodo di stordimento, che sia benedetto, allora.
    Ti abbraccio, Simo cara

    • Dovesei ha detto:

      Posso solo immaginare il dolore e lo sperdimento di perdere un genitore così giovane, e tu in un’età giovanissima, Linda. una delle poche cose buone e consolanti è lo scambio che riesco ad avere con chi mi legge, con gli amici di questo posto. Alla faccia di chi sostiene che la comunicazione on line sia tutta di facciata. Le persone “vere”, che non si atteggiano, che non fanno finta di essere altro, sanno condividere il dolore così come altre volte si sono condivisi altri pensieri, o cose lievi. E di ognuno di voi percepisco il tratto comune che ci unisce, anche senza bisogno di dargli un nome. E’ l’essenza, l’empatia.
      Poi, sì, c’è chi mi sostiene, e come ho scritto, di questo non lo ringrazierò mai abbastanza.
      Ti abbraccio anch’io

  5. ilmiosguardo ha detto:

    Mi spiace tantissimo cara Dovesei,
    ti penso e ti lascio un abbraccio grande grande
    Credo (io ho ancora entrambi i miei genitori per fortuna) che sia straziante e molto doloroso a qualsiasi età…😦

  6. TADS ha detto:

    passaggi obbligati e noti che
    viviamo come sorprese.
    la citazione di Swann la dice lunga

    TADS

    • Dovesei ha detto:

      Lo si sa. Lo sapevo. Lo aspettavo, anche. la citazione di Swann è impeccabile ma nel mio caso poco applicabile. per fortuna ho due più due braccia nelle quali rifugiarmi.

  7. Caroline Kiig ha detto:

    Il lutto più difficile che ho dovuto affrontare è stata la perdita di un’amica, improvvisa, voluta da lei.
    Mai avuto nonni o parenti per cui ho sofferto. L’unico legame ce l’ho con la mia mamma: simbiotico.
    A leggerti ho i brividi, esattamente come li avevo a ferragosto di due anni fa.
    Sembrerò egoista o semplicemente debole ma, quando arriverà il lutto peggiore, spero tanto di non essere sola, di avere figli, un compagno, qualcuno che mi distolga dalla percezione di quel vuoto immenso.
    T’abbraccio, Simo.

    • Dovesei ha detto:

      Ricordo bene di L., Caroline.
      Ora, io non sono sola, ma il senso di sperdimento è talmente strano, sconosciuto (con mio padre non è stato così,) che devo prenderci le misure.

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