Ciao…come va?

Me lo sento chiedere ogni giorno da conoscenti, colleghi, amici. “Si va avanti” è la risposta sciapa che do. Perché in realtà non lo so, come va, come sto. Ripeto: tutto ciò che mi è accaduto è duramente normale, nel percorso di una vita, ma è tutto il resto, ciò che arriva a seguito, ciò che sta intorno, che rende tutto più amaro e più triste. E’ dover smontare, letteralmente, una casa. E’ non sapere dove mettere le cose che mi piacerebbe conservare. E’ il desiderio selvaggio di buttare via tutto. E’ l’aprire cassetti e trovare fotografie, biglietti, medicinali, lettere. E’ scontrarmi definitivamente con la maniacalità di mio padre e la sua tendenza all’accumulo, a volte provandone pietà, a volte rabbia. E’ il commuovermi di fronte alla bellezza sfolgorante di mia madre nella sua gioventù e il sapere, ora più che mai, quanto poco sia stata felice, quanto poco compresa e unicamente ricoperta di cose, gioielli, portata in viaggio, ma poi lasciata sola. E’ il capire da dove arriva il mio essere così volitiva, dura, testarda, solitaria, a volte ringhiosa quando qualcuno mi porge una mano-della quale peraltro avrei un grande bisogno. Tante cose capisco, in questi giorni. Tante persone scremo. Tante cose mi infastidiscono: i bambini fuori controllo, i ragazzi ubriachi già alle nove di sera di un giorno qualunque, le ragazze che bestemmiano come scaricatori di porto, le milfone dipinte e arrancanti sui tacchi. Giorni così, che passano lavorando, impacchettando e trasportando piatti “buoni”, tappeti, televisori, rispondendo a extracomunitari che a fronte dei miei annunci garbati “svuoto casa-ottimi prezzi” mi apostrofano con “Cucina ha tutto? Lavastoviglie anche? No 500, io do te 100 euro, prendere o niente.”- A volte rispondo educatamente, più spesso rispondo che si rivolgano altrove, ma non detta proprio così. Oppure quelle che “Ma…i mobili da giardino…che tipo di resina sono? e il barbecue mi faresti 50 euro?” Sono stanca, sono stufa, sono triste. Non sarà un gran Natale, per molti motivi. Non sarà un compleanno da ricordare, già lo so. C’è poi questo gelo assurdo che mi si infila dentro alle ossa e se ne resta lì ostinato. C’è che è veramente un periodo dimmerda.

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18 risposte a Ciao…come va?

  1. Mari ha detto:

    ti mando un grande abbraccio ! E un po di forza. Maria

  2. linda ha detto:

    Lo so che non è opportuno, ma questo post è bellissimo. Pieno di umanità e di comprensione per chi se ne è andato via, materno, devoto, tenero. Eppure incazzato, irritato, addolorato…

    Nel “il desiderio selvaggio di buttare via tutto” ho dato via quasi tutto di lei, sbagliando clamorosamente. Per questo mi permetto di dirti: lasciati qualcosa su cui piangere e che possa ancora consolarti.
    Un abbraccio forte, forte.

    • Dovesei ha detto:

      Linda, un commento non è mai inopportuno, quando anche fosse per non essere d’accordo coi miei sfoghi ruspanti e, mi rendo conto, poco da figlia in lutto. Intanto perché li metto in un luogo pubblico, e poi perché io sono così, non so nascondermi dietro le circostanze, resto quella che sono anche in questo momento. Forse l’ho già detto, qui, ma un amico che mi conosce molto bene mi ha soprannominata Carolina di Monaco dei poveri… nel senso popolino del termine. C’è il suo perché, e non solo perché non sono ricca. Un grande abbraccio a te.

  3. ilmiosguardo ha detto:

    Non posso che offrirti ancora il mio abbraccio e la mia comprensione.
    Carolina o no🙂 leggendo il tuo blog si respira una sensazione di bellezza e di autenticità.
    Un consiglio quindi: vai avanti così se questo ti fa stare un pochino meglio!
    Ciao
    Ondina

  4. Paola ha detto:

    Io ho trovato mucchi di fotografie, uscivano dappertutto, anche dalle scatole di scarpe. Mamma da giovane era di una bellezza prorompente, amava farsi fotografare in tutti i modi, era una donna forte, volitiva e allegra. La sua risata risuona nei miei ricordi e in quelli degli altri che le hanno voluto bene.Vado al cimitero a trovarla e non mi sento a mio agio, lei non può essere lì, una donna che ha mangiato la vita a morsi, non può essere sotto tre metri di terra. Ho portato con me quello che ho potuto, tutte le foto, i suoi quaderni di appunti, le rubriche telefoniche, qualche capo di abbigliamento che conserva il suo odore, i piatti e i bicchieri dei giorni di festa, il lampadario di murano e poco altro ancora. Sono già pentita delle cose che ho dovuto regalare e buttare, ma non ho spazio per sistemare tutto. Scusa Simo ma mi rendo conto che il tuo spazio è diventato anche il mio, curiosa cosa, parlo con te come con una cara amica. Paola

    • Dovesei ha detto:

      Non serve che ti scusi, Paola. Hai passato la strettoia che sto passando io, ed è normale che tu faccia un micro blog nel mio. Io non riesco a pensare che mia mamma sia là, dove è. Non so nemmeno, come dicevo, cosa penso, cosa sento. La mia lista è molto simile alla tua: 2 abiti, di quelli meravigliosi e senza tempo, fotografie ( non basterà un enorme scatolone, non so dove le metterò,) rubriche telefoniche, quella da borsetta e quella che era sempre sul letto, tipo ancora di salvezza, pentole, tre o quattro, due tappeti giganteschi che non so dove metterò, erano nella casa in Austria e poi per anni a casa dei miei, un orologio da polso, una bilancia da fruttivendolo in rame e ottone, strumento di lavoro del nonno di mia mamma, che aveva un piccolo emporio in un paesino sulle rive del Po’, servizio di piatti da festa, qualche soprammobile. Il resto via, regalato, venduto o buttato. Al momento non credo mi pentirò.

  5. Caroline Kiig ha detto:

    Quanto fa male lasciare -liberarsi?- di ciò che non possiamo più tenere… Ieri ho cancellato 450 sms (una sciocchezza, lo so, ma erano la traccia attraverso cui si sono mosse le mie giornate, per molto)
    Tutto quello che resta, dentro, resterà sempre con me. E con te.

    • Dovesei ha detto:

      Gli sms, i male/benedetti sms, sono tutt’altro che una sciocchezza. Sono come le bricioline della favola, servono a ritrovare ciò che per noi è stata casa, per tanto tempo. Gli oggetti sono la stessa cosa: scontrini, biglietti di un concerto, è una vocazione tutta al femminile, quella di tenersi stretto il passato. A volte però arriva un momento in cui bisogna liberarsi, perché si deve, non si può fare altrimenti. Fa male. Dopo, tra un tot di tempo, spero meno.

  6. katherine ha detto:

    Ci sono passata anch’io…ci sto passando. Mio padre non c’è più ma tutto intorno a me parla di lui, mia madre c’è, ma non è più quella che conosco e non lo sarà mai più, devo imparare ad amare di nuovo questa persona che ormai è una sconosciuta.Tanto ho dato via, e ogni giacca, ogni maglia, ogni paio di pantaloni era un pezzo di cuore che se ne andava, tanto ho tenuto perchè proprio non me ne potevo staccare, ma ogni volta è una pena toccare ciò che è stato suo, persino leggere il nome su vecchie lettere, fatture… Non arriverà mai più la posta con quel nome e anche quello mi manca.
    Ti comprendo e ti sono vicina. Non posso dirti che passerà in fretta, ne’ quando passerà.Posso solo lasciarti un abbraccio.

    • alenic59 ha detto:

      Quante di noi …. gli stessi armadi .. gli stessi ricordi … gli stessi dolori .
      Un abbraccio . Alenic59

      • Dovesei ha detto:

        E’ una questione generazionale, mi sa. Tante di noi davvero, mi rendo conto leggendo i vostri commenti che a volte diventano storie vere e proprie.
        Un abbraccio a te, Alenic.

    • Dovesei ha detto:

      Adesso capita spesso che io mi ritrovi a pensare a un cognome, il mio, che scomparirà. E’ una sciocchezza, lo so, ma di fronte al disgregarsi della famiglia di origine si pensano anche queste sciocchezze.

      Grazie per la solidarietà, Katherine.

  7. Davide ha detto:

    Complimenti per come scrivi……sei avvincentissima !!! Ti leggerei per ore !
    Auguri per tutto !

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