Meno male.

Perché in effetti sto meno male, della serie “Di tutto si fa una ragione”. Il grosso scoglio, ancora, è lo svuotare la casa. Sabato scorso metà degli arredi sono stati portati via. Io non ho voluto esserci, ho lasciato le chiavi alla signora che stava con mia mamma alla mattina, quella che comunque mi è stata vicina come una madre, per davvero, in tutti questi mesi da giugno in poi.
“Ma come?? Ti fidi?? E se ti portano via roba? Tipo quadri…” Potrebbe anche essere, ma i pochi quadri di un qualche valore sono ancora accatastati sul letto in camera di mia mamma, e poi un po’ alla volta sta subentrando una sorta di distacco dalle cose, forse perché devo agire così. La storia della mia famiglia è lunga e complessa, si snoda tra l’Ungheria, l’Austria, il delta del Po’ e Bologna. Tutti si si sono portati dietro qualcosa da questi posti così diversi; l’oggetto più strano: una piccola bilancia di rame e ottone appartenuta al mio trisnonno, che aveva un emporio a Portomaggiore, nel polesine. L’oggetto più ingombrante, e probabilmente di valore, un tappeto persiano antico, delle dimensioni di un monolocale. Nessuno che lo voglia acquistare, nemmeno in comode rate, nessuno. In effetti per avere un tappeto del genere bisogna avere anche una casa di dimensioni adeguate, che io non ho. Era di mia nonna paterna che a sua volta l’aveva ereditato dai suoi. E’ stato per un sacco di anni nell’appartamento di Vienna, e poi nella casa di famiglia in Carinzia. Poi, venduti questa e quello, occupava il grande salotto a casa dei miei, a mò di moquette. Non so dove lo metterò, una volta arrotolato con giornali e canfora. Non so nemmeno dove, come lo caricherò. Vabè, come disse miss Rosella, “Ci penserò domani”, anche se domani è domani e domani dirò la stessa cosa, fino a che ci riuscirò.
Per il resto tutto nella norma. Settimana prossima avrò un anno in più, che credo festeggerò al ristorante giapponese, così, per fare arrabbiare la mia amica F. che non capisce queste mie tendenze multietniche ma è il MIO compleanno, che per il suo siamo andate a mangiare lo spiedo e ho sognato elefanti tutta la notte.
Poi Natale, triste davvero quest’anno, ma ci penserò quel giorno -miss Rosella docet-
Poi a santo Stefano sarà un mese che mia mamma non c’è più. Due mesi che s’è addormentata nel suo sonnellino eterno sulla poltrona di velluto verde.
Poi arriverà l’odiato/odioso capodanno, che quest’anno accolgo con un certo sollievo. Poi…poi preferisco non pensare a niente: niente progetti barra propositi, sarà quello che sarà, sarà quello che deve essere. Io, di mio, ce la metterò tutta.

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8 risposte a Meno male.

  1. Paola ha detto:

    Già, proprio così. Io mi sa che a Natale mi prendo un sonnifero e pace, mi sveglio il 27 per andare a lavorare. Capodanno fortunatamente non lo trascorrevo con mia mamma da anni, lei preferiva farlo a casa anche da sola, adorava guardare il fuochi d’artificio sul mare e la mattina dopo puntualmente mi diceva con il suo solito entusiasmo “Non puoi capire che meraviglia, Paolotta!” Io invece sono anni che lo trascorro con mio marito da soli, spesso a casa, cenetta e pigiama o in qualche angolino isolato da tutti, località non turistiche. Quindi per me sarà più indolore del Natale. Baci. Paola

    • Dovesei ha detto:

      “Paolotta” è troppo da mamma, davvero… che tenerezza, e che ondate di similitudini mi arrivano in questi giorni!
      Natale a pranzo fuori, capodanno a casa di amici. Per ora sono gli unici progetti.
      Un abbraccio!

  2. elenamaria2 ha detto:

    Ho letto solo questo post e ho dato un’occhiata al precedente. Ti leggerò con calma, salverò il link. Ora scrivo ‘sta cosa e poi basta, sono stanchissima. Un anno fa, a cinque anni dalla morte di mia madre e a tre anni dal terremoto che ci ha devastato, svuotai la sua casa. Casa di mia madre. Svuotata che poi è stata demolita. Gelo intenso e puzza di marcio. Avevo lasciato, dopo la sua dipartita, tutto com’era. Tutto tutto. Per cui, puoi capire quanto ti capisca. Oggetti assemblati regalati buttati accatastati. Dimenticati ritrovati tenuti in mano guardando il vuoto annusati abbracciati accarezzati. Oggetti vite ricordi emozioni. Oggetti. Rimasugli di quotidiani persi. Cosa resta di una vita, di tante vite. Si perdono. Quello che resta è altro. Ma lo strazio è quello e altro. Posso linkarti ‘sta cosa? posso?
    http://unamanciatadimore.blogspot.it/2010/11/luce.html
    ti metto subito dai preferiti, ho un’età, non voglio perdere quel che di bello mi resta
    grazie

    • Dovesei ha detto:

      Ho letto, Elena. Ho letto parecchio, qua e la nel tuo blog, che linkerò perché la tua umanità, e le tue vicende, meritano davvero un occhio di riguardo, e ti linko perché c’è molto che ci accomuna pur nella diversità, fosse anche soltanto il bisogno di comunicare certe cose in un certo modo.
      A presto.
      -S-

    • Paola ha detto:

      Che bello il tuo post, gli odori sono la cosa che colpisce di più. Gli strappi dell’anima fanno così male! Paola

  3. LINDA ha detto:

    Sognare elefanti tutta la notte non deve essere stato bello!😉

    A parte gli scherzi Simo, la capacità di distaccarsi è segno di equilibrio e di saggezza, anche se fa male, soprattutto quando certi oggetti parlano la lingua delle nostre origini, della nostra terra, delle tue radici. Ma ad un certo punto, e se non si può fare altrimenti, si taglia, si taglia…

    Ho un po’ di rimpianto per certi abitini di lei che ho dato via e per certe sciarpine che adesso indosserei, magari sentendo ancora il suo profumo. Ma forse è stato meglio non avere più nulla…

    Per il tuo compleanno, tantissimi auguri!!! Sei proprio del 25?
    Un bacione!

  4. Caroline Kiig ha detto:

    Sai cosa, Simo?
    Ho trascorso tanti Natali come quello che ti aspetta: incolore, insapore, triste. Per motivi diversi, tutti sbagliati. Quest’anno non so come sia riuscito a portarlo alla fine ma, di certo, questo sembra essere il migliore Natale da tanti anni a questa parte, almeno dieci.
    Mi auguro che, senza motivo apparente, anche tu, uno dei prossimi giorni o settimane o mesi -ma preferisco settimane- possa ritrovarti a sorridere leggera.
    T’abbraccio.

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