Che c’è di nuovo.

1428831989_4370b841ca_z Intanto c’è che sono tornata.
C’è che non avevo molta voglia di partire ma poi non ne avevo affatto di ritornare, e questo è davvero strano per me.
Londra è sempre la stessa, in fondo. La stessa da trent’anni. Certo la skyline è cambiata al mille per mille, da prima delle olimpiadi. Certo ci sono quartieri emergenti, locali emergenti, tendenze emergenti, ma era così quando andavo alle superiori e vi passavo un mese e mezzo ogni estate, e così è stato quando ci sono tornata di tanto in tanto nel corso degli anni. Ma per il resto è sempre la stessa: grandeur a sfarzo in centro, all’intorno del Tamigi, già più low profile passato uno qualsiasi dei ponti, e un certo squallore mano a mano che ci allontana dalla metropoli.
Anche gli inglesi sono sempre gli stessi, grande educazione esteriore, un filino zozzi – poco profumati, diciamo – un’apparente senso civico immutato negli anni. Poi c’è la moltitudine umana europea ed extra europea catapultatasi sulla capitale in cerca di una piccola fortuna o di uno stipendio più decente. Decine di migliaia di ragazzi e ragazze che fanno i camerieri, i commessi, gli intruppatori ai bus Terranova, i parrucchieri, i venditori di cianfrusaglie a Camden. Fanno tenerezza per l’impegno che mettono nei loro lavori modesti, ma come mi ha detto un ragazzo di Monza che fa il cameriere in un discreto locale a Covent Garden, “In Italia fai il cameriere e sei una merda. Qua se ti trovi un posto in un buon locale ti resta qualche soldo, pagato l’affitto, poi hai le mance e la sera se proprio non sei distrutto resta il tempo per uscire, è tutto aperto fino a tardi.”
I miei parenti “inglesi” sono stati impagabilmente ospitali e carini. Mio zio resta sempre un cane sciolto, come lo era del resto mio padre. Ha le sue idee, le sue antipatie (tante) verso un paese che comunque gli ha consentito di diventare ricco. Mi ha fatto spesso ridere con uscite tipo “Gli inglesi non sanno fare un cazzo se non i bancari e banchieri e i clercks. Non so se sia la verità ma ho il sospetto che comunque un pochino di verità ci sia, in questa affermazione.
Sua moglie, trevigiana ma anche lei in Inghilterra da ormai vent’anni, è molto english lady invece: ti sa indirizzare ai mercatini più trendy, ai negozi più trendy, alle zone e ai ristoranti più cool. Nutre una sorta di schifo/disprezzo verso chi fa i mestieri più umili ( a quanto pare lo spazzino o il commesso al supermercato, perché “Sono quelli che arrivano qua senza sapere la lingua, senza competenze, cosa vuoi fare in quelle condizioni?”)
Per lei il thè delle cinque vale la pena prenderlo solo al Claridge (35 pound a cranio) ma comunque nonostante questi snobismi è una donna in gamba che lavora sodo e ha una pazienza infinita verso mio zio che, pur dimostrando dieci anni in meno dei suoi 70, sta diventando sempre più uguale a com’era mio padre e a com’era suo padre: umorale, ordinato fino alla maniacalità, impaziente verso chi non ha i neuroni che viaggiano alla velocità della luce. Spesso durante il giorno mi arrivavano messaggi “Dove sei? Come te la cavi?”-“Tranquillo, non mi perdo.”-“Not shure.” Poi la sera, quando ci si trovava a cena, “Ah però, che brava! Tutti si perdono come coglioni tra una linea a l’altra della metro!”-” in pratica mi stai dicendo che mi credevi più cogliona?” Lui ride.
Lo guardavo e pensavo che lui, mio cugino e mia cugina sono tutto quello che rimane della mia famiglia di origine. Lui a Londra, mio cugino in giro per il mondo, mia cugina a Milano. Pensavo che nel giro di cinque anni la mia vita si è scompaginata: separata, i figli cresciuti di botto, entrambi i miei genitori volati via, un amore finito e ricominciato e in stand by che fa giri su sé stesso, amici che si sono ammalati, amici che se ne sono andati per sempre. Pochi i punti fermi: i miei figli, un paio di amici veri, fidati, presenti. Sono anni così, sono immagini di chi come me è nato con la tivu’ in bianco e nero.
Intanto sono tornata, e vado avanti.

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3 risposte a Che c’è di nuovo.

  1. Mari ha detto:

    Come comprendo quel ” nato con la tivù in bianco e nero ”
    Abbraccio

  2. linda ha detto:

    ti leggo sempre d’un fiato, e con una partecipazione che mi stupisce tutte le volte.
    Sei tornata da una città bellissima, sì, ma che è anche parte della tua storia personale e della tua famiglia; sei stata bene, mi sembra di capire da come lo racconti, tra umorismo e grande malinconia, in uno stile sempre impeccabile, e questo è l’importante.

    Sui punti fermi mi trovi d’accordo, pochi anche per me e capisco bene quel che provi, nel bene e nel male.
    Intanto ti abbraccio con affetto.
    bentornata a casa.

  3. smilablomma ha detto:

    è davvero un bel post.

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