Anni mancanti, anni mancati.

Me ne sono accorta per caso: nel mio datatissimo blog mancano un bel po’ di anni, andati persi nell’esportazione da una piattaforma all’altra. Un bene. Un male? Per parecchi anni questo blog è stato monotematico, raccontava una storia d’amore, meglio, una storia-la mia-nella quale l’amore per un uomo ha avuto uno spazio e un peso grandissimo.
Adesso una considerevole parte di quei ricordi scritti è andata persa. Adesso, a distanza di cinque anni da una débâcle che mi aveva lasciato tramortita, guardo a quei ricordi perduti, e a come ero io allora, con tenerezza e un po’ di pena. Quante cretinate si fanno per amore? E soprattutto, cosa rimane di tutto quello spendersi? Una storia lunga tredici anni non è uno scherzo, anche se nel corso del tempo ha cambiato consistenza, velocità, energia. E quei ricordi perduti? Quali erano? Hanno portato da qualche parte? CI hanno portato da qualche parte?
Forse, o forse no. Questi tredici anni sono ben presenti dentro di me, anche se i particolari sfumano forzatamente. E quelli andati perduti, qui, erano più ricordi belli o più ricordi amari? Siamo cambiati o siamo irrimediabilmente rimasti gli stessi? Di certo siamo invecchiati insieme. Di certo la mia vita è stata, ed è, enormemente più pesante e complicata che la tua. Di certo non soffro per questo. Di certo penso a te in modo diverso, molto diverso, e spesso non ti penso mentre invece, a quanto pare, io ronzo costantemente attorno ai tuoi pensieri. Detta così, come me l’hai detta tu, la si può vedere teneramente, ma l’idea di essere paragonata a un ronzio mi fa un po’ schifo: le mosche ronzano, e generalmente ronzano attorno alle cacche, anche se so che non pensavi né a mosche né a cacche. Di certo ci siamo dati il da fare, per questa storia, nel bene e nel male: parole, progetti, baciabbracci, passione, corna, litigi, rappacificazioni, spiegazioni, chilometri, una fatica immane e se è vero come è vero che un rapporto, un amore, una storia, vanno coltivati e nutriti e supportati e a volte anche sopportati, non si può dire che non l’abbiamo fatto, non si può dire che non ci abbiamo provato. Adesso il fiato inizia ad essere corto davvero, ma resta sempre la meraviglia di esserci ancora, e di volerci un bene immenso, ancora. E’ questo dunque l’amore? Un divenire a forma di montagne russe che ad un certo punto si trasforma in brucomela a causa del tempo?

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9 risposte a Anni mancanti, anni mancati.

  1. katherine ha detto:

    Una mia amica si separò dal marito molto presto, dopo meno di un anno, credo. Dopo tanto tempo i due si ritrovarono e decisero di convivere, come amici, tanto per dividere le spese. Lei la sua vita, lui la sua, hanno condiviso per anni il tetto e le bollette, ma intanto restavano amici, e forse qualcos’altro cresceva di nuovo…affetto, rispetto, chissà. Ora lei ha scoperto di avere un cancro e la persona che le sta accanto, amorevole, prodiga di cure, è proprio lui, quel marito-non marito.
    L’imprevedibilità del destino…chissà, forse l’amore è anche questo e la scoperta è una delle sorprese più inaspettate della vita.

  2. linda ha detto:

    Mi ci ritrovo molto in questo post e come te mi chiedo “Quante cretinate si fanno per amore? ” o se “siamo cambiati o se siamo rimasti gli stessi”. Rivedo la passione, le cazzate, il prendersi e il lasciarsi e anche i contorni sfumati nel ricordo. Cosa rimane non lo so, ma sono stati anni pieni e pieni di sentimenti, cambiamenti, consapevolezza, che non ricordo bene ma che mi hanno cambiato. In meglio.
    E mai avrei pensato che questo mio amore avrebbe cambiato cosi’ tanto quella che ero e la mia vita.

    Bello, Simo, un bel post, intenso.
    Un bacio.

  3. paolaemme ha detto:

    cosa rimane? il ricordo di una me stessa che ora non riconosco più…

  4. Dovesei ha detto:

    Forse siamo solo più saggi, o più stanchi, o entrambi.

  5. remo ha detto:


    e un abbraccio

  6. Riccardo ha detto:

    Ma ha poi così senso il capire dove i passi ci portano?
    La vita è fatta di piccole cose che possono diventare tragedie e di tragedie che poi riviste diventano piccole cose. L’altra settimana mi è andato a fuoco il salotto di notte, abbiamo rischiato di rimanerci in tre per il monossido se Clarissa non si svegliava, oggi l’unica cosa che mi ricordo, oltre ai conti delle ditte, è che la casa è tornata uno splendore e stranamente mi arrabbio meno con chi vuole farmi emotivamente andare a fuoco o mi intossica tutti i giorni. Poteva essere una tragedia e si è rivelata essere un’occasione per rinnovare cose ed emozioni.
    E poi, perchè no, anche un poco orgoglioso di essere rimasto freddo fino alla fine per salvare chi amavo, cane compreso.

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