Considerazioni agrodolci.

Questo sarà un post triste, lo metto giusto così, a mo’ di avvertimento per chi fosse già triste di suo, così può fiondarsi direttamente su scritture più lievi.
Mi chiedevo ieri sera se io possa considerarmi una “nuova povera”, e siccome sono dotata di grande onestà intellettuale mi sono subito risposta che no, non è il caso che mi pianga addosso e mi immetta nella schiera dei nuovi poveri, però…

Però sono finita nella folta schiera di coloro che fanno fatica ad arrivare al momento in cui mi pagano, e il momento in cui mi pagano per i miei lavori sta diventando sempre più mutevole e dilatato nel tempo.
Ho una figlia universitaria fuori sede, che vive in una delle città più care al mondo, e gli studi, l’alloggio e il vitto di mia figlia mi costano quanto un mutuo, non è una lamentela ma un dato di fatto.0
Ho mantenuto un piccolo aiuto domestico ( 3 ore a settimana, ) perché non voglio annegare tra i panni da stirare, ma la pur piccola cifra settimanale che do alla signora inizia ad avere un peso nell’economia del tutto.
Ho un’auto diesel che ha oramai sei anni e un buon numero di chilometri. E’ un SUV, lo confesso, anche se piccolo e non tedesco ma è pur sempre un piccolo SUV che comprai perché dopo aver tenuto l’auto precedente per 13 anni, avevo optato per un qualcosa di robusto, comodo e altrettanto durevole, e sei anni fa viaggiavo anche di più. Pago per fortuna abbastanza poco di assicurazione ma pago un botto di bollo. Non mi posso permettere di cambiare questa auto con una più piccola: pagano una miseria la mia, che poi rivenderebbero come “usato super sicuro, mono proprietario, gomme nuove”, quindi non lascio la mia vecchia ma solida auto per comprarmi una scatola da sardine a km.0.
Taglio come e dove posso: compro frutta e verdura al mercato, faccio la spesa principalmente all’hard discount, mi faccio lo yogurt in casa, non butto più via il pane, della serie che se avanza lo passo un attimo in forno e lo si mangia.
Non ho più fatto vaccinare la gatta, contando sul fatto che vive in casa e sul terrazzo, e speriamo bene.
Sono indietro con la tabella delle mie visite di controllo annuali, insomma, un paio quest’anno salteranno.
Ho affrontato, nel giro di un anno e mezzo, la perdita dei miei genitori, e dopo la morte di mio padre ho cercato di gestire al meglio mia mamma, con la sua pensione non certo faraonica, dando un aiuto anche economico quando ho dovuto portarla in una struttura protetta.
Ho smontato la casa in cui vivevano in affitto ( per mio padre era superfluo avere una casa di proprietà, ) e rimettere a posto tutto per consegnarlo imbiancato come da contratto mi ha dissanguato, pur avendo imbiancato anch’io.
Ho capito per bene che anche morire ha un costo, e due funerali in un anno e mezzo, al di là del dolore, mi hanno messa in ginocchio.
Non ho fatto vacanze vere e proprie, soltanto qualche giorno al mare dietro l’angolo, ospite di mia zia.
Non esco quasi più la sera, a parte qualche cena in pizzeria o al cinese a prezzo fisso All You Can Eat.
Cinema col contagocce.
Libri, idem: acquisto solo quelli che considero imperdibili.
Musica: se riesco scarico, se no mi rassegno ad ascoltare la radio.
Abiti: comprato nulla.
Scarpe: comprato nulla.
Palestra: eliminata, vado a corricchiare quando non sono troppo stanca.
Cosmetici: compro su internet quei pochi che considero indispensabili, altrimenti mi rassegno al marchio “Perché io valgo”
Parrucchiere: una volta al mese perché la ricrescita proprio no, e perché anche se sono castana chiara, il castano chiaro della tinta fai-da-te mi aveva fatto diventare una moracciona stile Ferilli.
In camera ho tre boccette di profumo, i miei immancabili e “mai senza” da anni: J’adore e Pure Poison di Dior, e Pétite Cherie di Annick Goutal. Li guardo, li centellino e aspetterò Natale/compleanno per chiedere a qualcuno di regalarmeli. sì, lo so, si potrebbe anche vivere senza Dior e Annick Goutal.
Lussi concessi: sei giorni a Londra, la primavera scorsa, biglietti aerei regalati, hotel a prezzo onestissimo, cene a carico di mio zio, che vive là da vent’anni.
Concerto di Ligabue all’arena di Verona, venerdì scorso: platea, terza fila. Ecco, per quello, quando si sono aperte le prevendite ho mandato affanculo tutti i miei buoni principi. Quando sono entrata in Arena e sono rimasta per l’ennesima volta a bocca aperta per la bellezza del posto, per la cornice, per l’energia positiva, le luci, la musica, ho ricordato che l’ultima volta lì era stata nel 2009, e che a ricordarla sembrava, anzi, era un’altra vita. Perché in 4 anni tutto è cambiato, e sono più sola, oltre che indubbiamente più povera, anche se non una nuova povera. E’ così, anche se detesto piangermi addosso.
E’ così che va, e come dice la mia più cara amica, “Non posso dire di essere stufa di questa vita di merda, ma sono ben stufa della merda di questa vita.”

That’s all.

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26 risposte a Considerazioni agrodolci.

  1. masticone ha detto:

    la crisi colpisce tutti indiscriminatamente
    che non vuol dire un cazzo ma che spiega almeno che capisco
    molto bene
    occorrerebbe un ritorno alle origini, a forme di acquisti solidali e in gruppo a baratti
    prima o poi succederà
    nel frattempo se posso aiutarti dimmi come e cerchero di farlo

    • Dovesei ha detto:

      Già fatto: acquisti in gruppo e solidali, ma anche là qualcuno ha annusato l’affare e non c’è più grande convenienza.
      Grazie, ma come avrei bisogno d’aiuto io, ce n’è una miriade prima. Ti ringrazio comunque del pensiero.

  2. Signorasinasce ha detto:

    Simo lo sai che mi occupo di finanza. La situazione qui nel bresciano è tragica. Passiamo al gg decine di pratiche a sofferenza. I privati non arrivano a metà mese. I giovani non trovano lavoro. I padri mi chiedono se possono prelevare 50 euro dal cc che essendo in rosso si blocca.
    Io ho vergogna a fare il mio lavoro. Vergogna d’essere italiana. Di lavorare in una banca. Di non poter fare nulla per cambiare la situazione.
    Torneremo al baratto. Non vedo x ora altra soluzione.
    Hai i miei contatti, se necessiti di consigli, soluzioni o aiuti pratici ti prego di farmelo sapere.
    Mi rispecchio molto nel tuo dire.
    Sei l’immagine della borghesia Italiana che stan cercando di far sparire.
    Io con te.
    Siamo in troppi su quest’orlo!
    Ti abbraccio
    S

    • Dovesei ha detto:

      Stefania, quanto bene e quanto male mi fa il tuo commento, perché io e te siamo sempre in qualche modo legate/collegate da un qualcosa che a volte è impalpabile, a volte è chiaro e palese. Non dobbiamo vergognarci di essere italiani ma si deve vergognare chi ci ha spinti fin qua: politici e banche, il che non significa che tu ti debba vergognare di lavorare per una banca. Sono gli alti papaveri delle banche, quelli con l’auto fringe benefit da 80.000 euro a doversi vergognare.
      E se puoi, se ci riesci nonostante i blocchi, a dare quei 50 euro, fallo, anzi, so che tu lo faresti. Ti abbraccio.

  3. akio ha detto:

    il post non è affatto triste ma molto vero, razionale e nel contempo intensissimo. Altro che la tv! That’s life! con stima, Akio.

  4. katherine ha detto:

    Purtroppo stai parlando di una situazione molto comune ormai. Si vuole far sparire il ceto medio, o ricchi, o poveri. Nessuna via di mezzo. Per fortuna mio figlio ha terminato gli studi e ora ha un lavoretto, però è costretto al part-time e a mendicare qualche straoordinario per guadagnare un po’ di più. Ho mia madre con me, con un alzheimer gravissimo, e non oso pensare a come farò se fossi costretta a metterla in un ricovero. Le rette sono altissime e lei ha soltanto la pensione minima e la reversibilità di mio padre. Dovrei rimetterci almeno mille o millecinquecentoeuro di mio. Peggio di un mutuo! L’antipulci per il cane costa un patrimonio, ma non se ne può fare a meno. Anch’io è da un sacco di tempo che non mi compro niente. Insomma, è un momento difficile per tanti. L’unico fatto che può consolarci è la consapevolezza di non essere i soli. ” Mal comune…” Un abbraccio!

  5. Diemme ha detto:

    Purtroppo non mi limito ad esserti vicina, sono proprio nella stessa barca, anzi, senza chi mi ospiti al mare e paghi le cene a Londra (in compenso mia figlia non studia fuori sede).

    Condivido al 100% la tua chiusa, “Non posso dire di essere stufa di questa vita di merda, ma sono ben stufa della merda di questa vita.”

    PS: ma da che parte comincia una rivoluzione?

    • Dovesei ha detto:

      Non so da dove possa iniziare, ma penso che prima o poi qualche forma di ribaltamento ci sarà. Perché siamo in tanti ad essere in bilico, ma pochissimi lo ammettono perché temono di apparire degli sfigati. Allora mi sa che funzioni il detto “armiamoci e partite”. Ma a questo punto, a queste condizioni, qualcuno passerà ai fatti, anche se non so come né quando.

  6. Riccardo ha detto:

    Per i regali qualche pacchetto lo conservo ormai da anni e lo sai, ma il periodo è tristissimo e non aggiungo altro.
    Pensarci non costa ancora niente e in oparte e per certi versi è ancora una ricchezza, almeno questo.

  7. blue ha detto:

    Non è un post triste…io mi riconosco nelle tue parole…

  8. linda ha detto:

    Parli di te, parlando di tutti noi. Rabbia e incredulità di fronte a questa crisi, a volte lacrime per persone ancora più sfortunate, e poi ansia, dolore, senso di impotenza.
    Ieri mi hanno chiesto se voglio fare qualche ora di straordinario in ufficio: pochi soldi che però accetto con gratitudine, nonostante la fatica di fermarmi oltre l’orario, lasciando figli e impegni familiari importanti. Stringo i denti, Simo, e vado avanti.
    Ma l’incertezza e la nebbia avanzano.

    Ti abbraccio con affetto e forza.

    • Dovesei ha detto:

      Il lavoro è una delle poche ricchezze rimaste, e neanch’io rifiuto mai quando mi viene affidato in più, anche poco che sia.
      Ti abbraccio anch’io Linda, e grazie.

  9. Paola ha detto:

    Io mi sento povera, pur avendo uno stipendio che fino a poco fa mi faceva campare benino. Ho eliminato i controlli annuali, gli acquisti di abbigliamento e scarpe, i regali di compleanno e di Natale. Fra un po’ tocca pagare le tasse univeristarie di mio figlio, per i libri si fa le fotocopie o usa gli appunti. Vado meno nella mia città perchè sia in treno che in macchina costa, quando vado dormo da un’amica, prima mi permettevo un B&B. Mi sono inventata un lavoretto alternativo di supporto allo stipendio, per ora funziona, spero di farcela a far tutto. Paola

    • Dovesei ha detto:

      Ecco, è tutto in quel “fino a poco fa” che spaventa. Perché fino a un paio di anni fa ce la facevo decentemente anch’io, poi sono arrivate uscite “extra” piuttosto pesanti e anche definitive, e tutto si è sparigliato. E più in là? Più avanti? Che si farà?
      In bocca al lupo.

  10. mlmstudio ha detto:

    > continuo a seguirti non credere
    post affatto triste, questa è la consapevolezza, il primo passo per cambiare grazie a qualcosa che ancora tu non sai di avere.
    un abbraccio da Maria Luisa

  11. mlmstudio ha detto:

    > solo una nota di servizio, sino ad ora non ero mai riuscita a commentare se non con procedure eccessivamente perditempo

  12. TADS ha detto:

    specchio dei tempi, non credo si possa fare una fotografia più nitida della situazione in cui siamo, NOI popoliamo il territorio, quel territorio che in alto ignorano, anzi, fingono di ignorare

    il concetto di povertà è relativo, sarebbe riduttivo e mortificante (ancora di più) sintetizzarlo sulle fasce basse, chi non arriva a fine mese vive una via crucis. La vivono anche coloro che sono costretti ad intaccare “quel” gruzzoletto che PROFUMA di sudore, sacrifici e privazioni di una vita

    TADS

  13. Dovesei ha detto:

    Noi popoliamo il territorio, lavoriamo sodo, paghiamo le tasse, le contravvenzioni, non abbiamo bonus né benefit. Noi li mettiamo là dove se ne stanno poi a litigare e parlarsi addosso, dal primo all’ultimo, da sinistra a destra, dalle “novità” che avrebbero dovuto mandare tutti a casa ai vecchi marpioni compreso quello in cima al colle, che non è migliore degli altri. Da Berlusconi a D’Alema, da Grillo a Vendola a Rutelli: cacche di topo, tutti.

  14. Mari ha detto:

    a zappare la terra

  15. Urania ha detto:

    Sì siamo davvero tutti sulla stessa barca..

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