Del decidere, del recidere.

Io mi conosco, e lo sapevo. Sapevo che in un giorno qualunque, dopo una frase qualunque o un silenzio qualunque, senza un particolare significato, senza un grande peso specifico, te l’avrei detto.
“Per me finisce qui.”
Sei ammutolito come se non te l’aspettassi, come se negli ultimi mesi non l’avessi capito anche tu che era finito tutto. Sei ammutolito e zitta sono rimasta anch’io, poi qualche debolissima frase (momento un po’ così, come ne abbiamo passati altri…). No, basta, non voglio più sentirla questa frase che può andare bene per un matrimonio, una convivenza, ma per una relazione, una storia come la nostra non ha nessun senso. Nessuno.
Non so cosa tu abbia, cosa covi in quell’anima bacata e in pena che ti porti dentro da sempre. So però che non mi interessa più saperlo. Non mi interessa più capire. Sono stanca, troppo. Saranno gli anni, sarà il periodo, saranno gli anni, 13, passati con te, fattostà che sono stanca. Stanca e basta.
Ti sono venute le lacrime agli occhi. Sei in assoluto l’unico uomo che abbia pianto con me e per me, ma questa volta probabilmente erano soltanto lacrime di paura e amarezza, perché ritrovarsi all’improvviso senza la donna che ti è stata accanto per tredici anni fa paura. Anch’io ho paura della vita senza te, ma non te l’ho detto. E se ho reciso quel filo di cui parlavo qui pochi giorni fa è perché fossimo andati avanti, avessimo trascinato la nostra storia per inerzia ancora un mese, tre, un anno, avremmo rovinato l’unica cosa che resta: i ricordi. Quelli belli, quelli bruttissimi, quelli banali di cose mangiate, respirate, dei saluti, delle parole -cristo quante quante parole abbiamo speso in questi anni, uno come te poi…una specie di orso afasico- dei posti che ci hanno visti insieme felici, sempre, perché era, è stata la distanza, anche, a degradare tutto.
Ti ho mandato a spendere altre volte. Sei sempre ostinatamente tornato.
Mi hai tradita. Non ti ho perdonato ma abbiamo ricominciato e paradossalmente gli anni dopo “il casino”, come lo chiamavi tu, sono stati i più belli, i più densi. Però adesso basta. Di fronte a un qualcosa di indefinibile che ti ha spento a poco a poco, spegnendo di conseguenza ogni slancio, ogni voglia di riprenderti per mano, di co basta.
Sto male anch’io ma sono serena, ti ho detto tutto ciò che c’era da dire, ho fatto ciò che andava fatto.
Spero, anzi ci conto, tu sappia che avrai sempre un posto dentro al mio petto, nelle mie ossa. Ma nemmeno questo ti ho detto. Ci siamo salutati con un “ciao”, tu piangendo, io no, senza nemmeno un gesto. Solo girarsi le spalle e salire sulle rispettive auto.

Così è. (stato)

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24 risposte a Del decidere, del recidere.

  1. Marì ha detto:

    quanta amarezza in queste parole e quanta determinazione. Io che sono dall’altra parte della barricata ( quella che piange davanti a tutti) come rabbrividendo per me stessa mi chiedo…. ne sei così sicura? 13 anni son così tanti e sicuramente si tratta di un grande amore. La distanza…già……procura più vittime di un tradimento. …solo la mancanza d’amore può uccider una storia…il resto..è un divenire in continuo crescendo e cambiando insieme…difficilissimo..ma possibile…
    Ti abbraccio, so che “lasciare” è sempre più tosto che essere lasciati…. si subisce una propria decisione e la s’impone…pare che funzioni così e che si debba andare avanti comunque. Buona fortuna e una carezza sul volto.
    Marì

    • Dovesei ha detto:

      Marì, nel tuo commento c’è già quasi tutto.
      E’ stato un grande amore, davvero, nonostante mille mancanze, mille curve a gomito, molte scivolate. Non che io sia stata immacolata, ma di sicuro più lineare e salda di lui, che comunque resta l’uomo che più ho amato nella mia vita. Siamo cambiati e cresciuti ma ci vuole altro. Non sopporto di invecchiare accanto a un uomo che non sa e probabilmente non vuole farlo, un Peter Pan periodico, uno che vorrebbe piacere a tutti quando invece si sa che non è possibile. Uno che ha fatto degli sbalzi d’umore il suo scudo. Si può, si deve anche essere leggeri in questa vita. Si può e si deve avere il coraggio di essere sé stessi, non si può campare eternamente scontenti.
      Gli ho tolto un motivo per esserlo, o forse glie ne ho dato uno per esserlo per davvero.
      Fa molto male anche a me.
      Una carezza a te.

  2. baffobp ha detto:

    Amen e così sia, Un abbraccio

  3. metalupo ha detto:

    E siamo sempre orsi afasici.
    Dico sul serio, lo siamo, nessuna soluzione. Chissà perché Motherfucking natura non ci ha dotato di quel quid, mai capito.
    E’ esattamente quello che mi sentirò dire, prima o poi.
    Per me finisce qui.

    • Dovesei ha detto:

      Sai luperrimo, in fondo l’essere un orso afasico non è un grosso problema quando c’è amore, quando l’amore viene alimentato. E’ quando si lascia languire un sentimento come una felce al sole del deserto che arrivano i problemi.
      E allora una donna deve saper prendere una decisione, anche se dolorosa, anche senza sostituti pronti in panchina.

  4. alenic59 ha detto:

    Continui a scrivermi !! …axxo !!

  5. elenamaria ha detto:

    Civuole coraggio. E forza. E anche amore. Paradossale ma vero. Un abbraccio.

  6. Signorasinasce ha detto:

    Quoto tutto il tuo post.
    Ci vuole coraggio a decidere di fermarsi.
    A volte la resa non è una perdita, soprattutto quando profuma di consapevolezza.
    Ti sono vicina
    Stefania

  7. linda ha detto:

    “Però adesso basta”. Di fronte ad una frase così c’è poco da dire, da sperare o da ribattere. Con coraggio e determinazione, e amore, te ne sei andata. “Così è.”

    Un abbraccio, da sorella.

  8. Dovesei ha detto:

    Un abbraccio a te Linda, sorella non di sangue ma di tanta vita.

  9. Paola ha detto:

    Il coraggio di chiudere è solo delle donne. Un abbraccio e tanta stima per il coraggio. Paola

  10. Riccardo ha detto:

    Ora la puoi capire, se mai l’avevi letta.

    Mi sono chinato in te
    come spillo di luce,
    e già tu,
    sorridendomi,
    avevi deciso
    di farmi abitare
    il tempo di un dolore.

    Riccardo.

  11. Riccardo ha detto:

    Dolore è tante cose e non è necessariamente legato all’amore, sono secoli che non ti sento ed anche questo può essere “dolore”.

  12. misti ha detto:

    È come quando strappi un dente ….. e senti un male boia ….. e poi passa ….. ma il buco rimane, insieme al sollievo del non più male …..
    Hai tutta la mia comprensione ed ammirazione !!

  13. alenic59 ha detto:

    Almeno tu riesci a ricordarlo come un grande amore !!! Io ho finalmente reciso con un incubo , con la consapevolezza di essere solamente stata usata da una mente malata . Poteva essere qualsiasi altra ….. è toccato a me . Nessun bel ricordo, nessun bel pensiero …..solo brutture e bugie .
    Il meglio della vita deve ancora arrivare !!!!:)))))

  14. Caroline Kiig ha detto:

    Santo cielo che amarissimo deja-vù, Simo!
    Io, contrariamente a te, ho pianto tanto e ho passato 8 anni da sola, dopo.
    Non sono tornata sui miei passi nemmeno quando lui ha bussato e ribussato alla porta.
    Però, sono sincera, ho spesso pensato che quella fosse stata la mia unica, reale Chance (già, lui) per fare tutto “a modino” nella vita.
    Un abbraccio, Cara.

  15. Fedifrago ha detto:

    Accade quando,si viaggia a velocità differenti ….per quanto si provi a rallentare, prima o poi si diventa più distanti

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